Johannes Dario Molinari

Database Opere

  • Senza titolo, 1992-95

    Senza titolo, 1992-95

    Ferro, vetro smerigliato, acrilico su muro
    cm 93 x 82
  • Abgrund (senza fondo), 1993

    Abgrund (senza fondo), 1993

    Vetroresina, olio combusto, sabbia, suono
    misura ambiente

    Un contenitore in vetroresina raccoglie dell’olio combusto, sulla cui superficie si specchia e si sdoppia la tromba delle scale. Il contenitore è nascosto da uno strato di sabbia che lo circonda.

  • Letzter Brief an Karoline , 1993-1999

    Letzter Brief an Karoline , 1993-1999

    Video, olio su tela, plotter su alluminio

    La vicenda personale dell’artista, una passione irrisolta per Carolina, trova nella forma di una lettera ideale, mai scritta nella realtà, una possibile formalizzazione, una solidità concettuale da opporre a un sentimento che appare come vuoto divorante, come nostalgia inestinguibile: “eine unstillbare Sehnsucht”.
    In un complesso gioco di citazioni la struttura narrativa finisce per rimandare a Jena la città in cui si costituì, alla fine del XVIII secolo, il circolo dei Romantici tedeschi. Del gruppo, frequentato e animato dai fratelli Schlegel, Novalis, Fichte, faceva parte anche Karoline Michaelis, moglie di August Wilhelm Schlegel, dotata di un fascino straordinario e di un carisma tale da farla diventare quasi una musa ispiratrice per il gruppo di amici. Dopo qualche anno di matrimonio con Schlegel, Karoline lasciò il marito per seguire una nuova passione che la legò al filosofo tedesco Schelling. Non rassegnato all’idea di perderla, Schlegel continuò a mantenere con la moglie una fitta corrispondenza della quale si trova testimonianza in un libro di lettere dedicato, appunto, a lei.
    L’amore non più corrisposto per Karoline, testimoniato dalle lettere di Schlegel, trova un contrappunto ideale proprio nel sentimento non risolto che ha ispirato all’artista il lavoro “Ultima lettera a Carolina”.
    1) Il video è composto da due sequenze: la prima ritrae di spalle un uomo di fronte a un paesaggio che richiama l’infinito romantico, la sequenza successiva segue il particolare di una macchina da scrivere fisso sul dettaglio di una scritta che viene scritta ripetutamente: eine unstillbare Sehnsucht (una inestinguibile nostalgia). Una malinconica base musicale si fonde con il rumore meccanico della macchina da scrivere.
    2) La tela ritrae un uomo (autoritratto dell’artista) intento a leggere una lettera presumibilmente scritta da Karoline (ritratto di Carolina) seduta al suo fianco. Nella quadreria alle loro spalle è presente una tela che riproduce la prima sequenza del video (l’uomo di spalle).
    3) Il trittico fotografico conclude il viaggio sentimentale. Nelle prime due foto, in un ambiente neoclassico, è riconoscibile la tela precedente. Nella terza l’artista, di spalle, esegue il rilievo della propria sagoma nel fondo di una scala, alludendo a un suicidio ideale, luogo topico dell’amore romantico.

  • Carotaggio, 1994

    Carotaggio, 1994

    Olio combusto, vetroresina
    dimensioni variabili

    Installazione nel parco.

  • Announcement, 1995

    Announcement, 1995

    Fotocopie laser su alluminio
    cm 60 x 128

    L’installazione riprende una notizia di un padre post-mortem. Il corpo di questo futuro padre è disteso sul tavolo di marmo freddo. E’ morto già da qualche ora ma non ha ancora finito di vivere. Non può acconsentire né rifiutarsi di collaborare al programma già stabilito: un chirurgo si appresta ad estrarre dai suoi testicoli le cellule spermatiche che serviranno ad inseminare le ovaie della vedova.
    Paradossalmente, se nella “Città di Dio” Sant’Agostino escludeva il sesso se non per procreare, nella nostra epoca, come nel mistero dell’Annunciazione, è addirittura possibile concepire senza cedere all’istinto sessuale.
    “Announcement”, quindi, è da intendere come annunciazione e più prosaicamente come annuncio, notizia, news.

  • M/UTTER, 1995

    M/UTTER, 1995

    Polietilene, ferro, Plexiglas opalino
    dimensioni variabili

    Per questa installazione ho pensato a un’officina della scienza moderna. Un titolo che trasforma la grande cavità del torrione cinquecentesco di Sacile in un ventre ideale. E’ la sua forma ad evocare questa suggestione: la cupola della copertura diventa un grembo protettivo, l’apertura allungata dell’ingresso e i fori in alto diventano gli orifizi femminili, l’acqua che ristagna un possibile liquido amniotico. Se il ventre femminile è evocato dal titolo, l’installazione al suo interno -un possibile feto- intende evocare l’officina della scienza a cui accennavo, a sua volta madre artificiale, capace di plasmare la vita attraverso sofisticati sistemi: manipolazione genetica, procreazione in vitro, ecc. Dall’acqua emergono, fissate su esili strutture in ferro, taniche di differenti dimensioni, di quelle in uso anche nei laboratori di ricerca e molto simili ai contenitori thermo per la conservazione di microrganismi, cellule di tessuti, spermatozoi ed embrioni. Sette pannelli in opalino indicano in inglese (la lingua della scienza moderna) le istruzioni per la crioconservazione.
    In Olanda una versione differente “M/UTTER 2” ha previsto la collaborazione con il musicista sperimentale Emanuele Carcano, che ha progettato una sonorizzazione delle taniche. Ciascuna produceva rumori differenti, bassi e indistinti.
    Questa versione è documentata con un video.

  • Lampenkollektion, 1995-1996

    Lampenkollektion, 1995-1996

    Materiali vari

    L’installazione mette in scena lo stand di una sedicente ditta produttrice di lampade, la Neue Licht. Vengono esposte alcune immagini di lampade dal design accattivante e moderno, prese da riviste specializzate. Queste riproduzioni sono contenute in raffinate cornici di legno naturale, tali da richiamare un particolare gusto per il complemento d’arredo.
    Di fronte, un tavolino, realizzato con due cavalletti e due vetri smerigliati sovrapposti come piano d’appoggio, offre ai visitatori dei comunicati stampa con intestazione e marchio della ditta. Ma il testo è straniante: viene infatti riportata una notizia scientifica apparsa recentemente su un quotidiano, che spiega come a Boston un centro medico lavori, con buoni risultati, intorno a un processo di fabbricazione artificiale del derma umano per risolvere il problema dei grandi ustionati. A questa notizia segue quella che l’azienda tedesca, da sempre impegnata nella ricerca di nuovi materiali destinati alle sue collezioni, intende sostenere economicamente il centro ricerche di Boston.
    L’intento è quello di problematizzare, senza chiarire, se l’ambigua collaborazione che la Neue Licht intende offrire al centro medico sia una partecipazione economica disinteressata con fini umanitari, o se invece riveli un oscuro interesse per i possibili utilizzi commerciali del tessuto biotecnologico applicato all’industria delle lampade.
    Non ci sarebbe niente di nuovo. Tra i due vetri smerigliati del tavolino è racchiusa un’immagine chiave. Si tratta di un ingrandimento laser di una foto in bianco e nero scattata nel campo di sterminio di Dachau, nel 1945, dove tra gli altri oggetti realizzati in pelle umana è riconoscibile un paralume, appositamente virato in colore rosa-carne.
    Infine ad una parete è esposto un grosso topo. Si tratta di una cavia con un difetto genetico essa viene fabbricata in un laboratorio americano: la sua caratteristica è di produrre una smisurata quantità di pelle.

  • Salite e ascensioni facili, 1996

    Salite e ascensioni facili, 1996

    Fotografie, sgabello, manuale da trekking
    cm 60 x 45 ciascuna fotografia
  • Mus musculus, 1996

    Mus musculus, 1996

    Tecnica mista
    dimensioni variabili

    “Mus Musculus” è il nome scientifico del comune topolino delle case, da cui derivano sia i topolini bianchi usati in laboratorio, sia la nostra proiezione antropomorfa nel topolino di Walt Disney. Una proiezione che oggi sappiamo giustificata. Infatti, il corredo cromosomico dell’animale è identico per il 90% a quello dell’uomo. Esistono laboratori in grado di “fabbricare” topi normali e topi mutanti. Topi con difetti genetici prefabbricati, topi che tremano, topi ciechi, topi senza denti, topi per studiare la fibrosi cistica e il diabete, l’albinismo e i reumatismi. Nei cataloghi ce ne sono oltre 1700 modelli.
    I soggetti delle tele sono ripresi da questi modelli e riprodotti utilizzando la pittura, semplicemente per emulare con un processo di “fabbricazione” l’ingegneria genetica.
    Al centro della stanza, in un contenitore chiuso, asettico, in vetro, è presente una nidiata di topolini in vetro bianco (le famigliole di Murano).
    L’unica vetrina che si affaccia sulla strada è interamente oscurata da pagine di fumetti. Di Topolino, ovviamente.

  • Ma come’è venuta al mondo la ragione?, 1996

    Ma come’è venuta al mondo la ragione?, 1996

    Neon, post-it notes, ventilatori

    L’installazione è stata realizzata dopo un soggiorno nell’Ospedale psichiatrico di Imola. La scritta (neon blu come le luci notturne all’interno dell’ospedale) riporta una domanda di Nietzsche, che – alle soglie della follia, insegnando come “si filosofa con il martello”- lo pone all’estremo limite della parabola occidentale: “Ma come è venuta al mondo la ragione?”. Il filosofo Umberto Galimberti coglie tutta la radicalità di questa interrogazione, in grado di relativizzare e smascherare la ragione e le sue procedure fissate da Platone. “La qualità della domanda nietzscheana -scrive Galimberti- obbliga infatti l’ordine della ragione ad apparire per quello che è, non un ordine immutabile, ma un percorso necessario della storia. (…). Il moralismo dei filosofi greci, a cominciare da Platone, è patologicamente condizionato: ugualmente la loro valutazione della dialettica. Ragione = virtù = felicità significa solamente: si deve imitare Socrate e stabilire in permanenza, contro gli oscuri appetiti dell’istinto e dell’inconscio, una luce diurna, la luce diurna della ragione”.
    La risposta ce la suggerisce lo stesso Galimberti: “Ma come è venuta al mondo la ragione? Come è giusto che arrivasse, attraverso il caso”.
    L’installazione è completata da due ventilatori che da terra, con moto ossessivo e ripetuto, producono un vento artificiale che muove i post-it, appesi precariamente. Quindi vento come casualità, vibrazione, furia, inquietudine ma anche speranza. Penso, al “Cimitero marino” di Paul Valéry: “Le vent se lève!… Il faut tenter de vivre!”

  • Portrait as widow Mirabel , 1997

    Portrait as widow Mirabel , 1997

    Plotter su tavola
    7 tavole di cm 39 x 27 ciascuna

    “Portrait as widow Mirabel” prevede l’installazione di quattro tavole che riproducono i ritratti di vergini legate all’iconografia dell’Annunciazione. Tutti i ritratti sono censurati da una mascherina nera e riportano in basso la scritta “Portrait as widow Mirabel”. La scelta del plotter su tavola intende richiamare la tecnica dell’olio o della tempera su tavola delle opere originali. La vedova in questione è un personaggio reso celebre da un episodio di cronaca riguardante l’inseminazione artificiale avvenuta prelevando lo sperma dal cadavere del marito.
    Edizione 2/3.

  • Angeli, 1998-2000

    Angeli, 1998-2000

    Stampa fotografica
    cm 100 x 150

    La fotografia è la numero due di una serie di cinque. Tutte le foto riprendono un gruppo sparso di angioletti deformi e imperfetti collocati in ambienti sacri della tradizione cattolica.

  • Courtesy Switzerland, 1999

    Courtesy Switzerland, 1999

    Cuscini serigrafati, stampe plotter, cioccolatini

    L’installazione si ispira a una notizia diffusa dalla BBC, la notizia riportava sinteticamente che durante la Seconda guerra mondiale gli “gnomi” svizzeri (i banchieri) avevano coniato monete usando i denti d’oro strappati agli ebrei dai nazisti nei campi di concentramento. Una rivelazione agghiacciante che tuttavia si è subito associata, nella mia mente, a una piacevole consuetudine della nostra infanzia. Quella di “barattare” i dentini caduti con una moneta, mettendoli sotto il cuscino prima di dormire e trovando al loro posto un soldo, la mattina dopo… L’installazione mostrava alle pareti una quadreria con due nani ambientati in paesaggi svizzeri ricavati da cartine di cioccolatini. Alla mostra gli stessi cioccolatini potevano essere mangiati. Di fronte alla quadreria un grande catasta di cuscini con le due facce serigrafate in oro. Da un lato le monete imputate, dall’altro un dente molare.

  • We are dead, 1999-2001

    We are dead, 1999-2001

    Materiali vari

    L’installazione si rifa ai racconti di cronaca relativi alle “imprese” di un serial killer e mostra le fotografie di una tranquilla casa inglese divenuta scena di memorie tragiche. L’intervento sposta l’attenzione dalla piacevolezza della ricostruzione attraverso un modellino e una serie di immagini patinate a ciò che si nasconde dietro il visibile, con un processo esplicitamente concettuale.

  • West’house B & B, 1999-2001

    West’house B & B, 1999-2001

    Modellino, disegni su lucido

    L’installazione si rifa ai racconti di cronaca relativi alle “imprese” di un serial killer e mostra le fotografie di una tranquilla casa inglese divenuta scena di memorie tragiche. L’intervento sposta l’attenzione dal rigore della ricostruzione attraverso un modellino e una serie di lucidi con prospetti architettonici a ciò che si nasconde dietro il visibile, con un processo esplicitamente concettuale.

  • Freaks, 2000-2002

    Freaks, 2000-2002

    Polittico, olio su tela

    La maggior parte delle persone reagisce con orrore a quella che giudicano l’anomalia fisica. Nei tempi passati coloro che erano zoppi o avevano delle voglie sulla pelle, erano creduti maledetti dal diavolo. La deformità può essere un vizio di nascita o subentrare per un incidente, o dalla peggiore inumana forma delle depravazioni, infliggendola intenzionalmente a delle vittime inermi. Nei nostri giorni sono i topi mutanti a rientrare nella categoria dei freaks.
    Il titolo “Freaks” (anormale, deforme) vuole essere un omaggio a Tod Browning (1932) autore del film omonimo che racconta una vicenda vissuta da personaggi deformi: gemelle siamesi, uomini privi di arti, donne barbute, ragazze dalla testa a punta, ermafroditi.

  • Via Lattea, 2001

    Via Lattea, 2001

    Light Box
    cm 60 x 90

    “Via lattea” è un light box fotografico dai colori delicatissimi, raffinato e forte. Un corpo di donna, di cui non si vede la testa, con la pancia appena accennata, come nei dipinti fiamminghi. Dei dipinti fiamminghi ha la tavolozza, l’incarnato bianco e delicato, l’azzurro scarico ed evocativo.
    Potrebbe essere una donna incinta. Incinta di pochi mesi. Sembra il corpo di una bambina con i fianchi stretti e il seno piccolo. La donna ha in braccio un angelo. Si tratta di un bambolotto dalle sembianze mostruosamente simili a quelle di un bambino. Una casa di giocattoli aveva prodotto questo tipo di bambole per i bambini che dovevano abituarsi al contatto con i neonati, magari all’arrivo del fratello o della sorella. Ai bambini la bambola non è piaciuta, l’hanno trovata spaventosa. Molinari l’ha trovata nella spazzatura. Inquietante. Un angelo nella spazzatura, un ritrovato della moderna scienza del giocattolo subito cestinato perché troppo vero per essere tenuto in considerazione. Il bambolotto è di spalle all’altezza del seno della donna: ha le ali, ali di luce. Simbolo, questa volta laico, della conoscenza.
    (Angela Madesani)

  • United Color Freaks, 2002

    United Color Freaks, 2002

    Light Box

    La quasi totalità dei topolini mutanti usati come cavie nella sperimentazione scientifica sono identificati da una sigla. Questa indica ai biologi molecolari le caratteristiche genetiche o la patologia di cui sono portatori: caratteristiche che determinano la loro quotazione di mercato. Oggi esiste la possibilità di creare topi fluorescenti, trasparenti o topi come il Big blu: quando questo animale viene esposto a un composto nocivo, due geni integrati nel genoma danno luogo a una reazione chimica colorata che evidenzia l’azione mutagena del composto sperimentale. La serie fotografica dedicata ai “freaks” (esseri deformi e anormali) rappresenta un’estetizzante catalogazione cromatica.

  • United Color Freaks, 2002

    cm 60 x 90

    La quasi totalità dei topolini mutanti usati come cavie nella sperimentazione scientifica sono identificati da una sigla. Questa indica ai biologi molecolari le caratteristiche genetiche o la patologia di cui sono portatori: caratteristiche che determinano la loro quotazione di mercato. Oggi esiste la possibilità di creare topi fluorescenti, trasparenti o topi come il Big blu: quando questo animale viene esposto a un composto nocivo, due geni integrati nel genoma danno luogo a una reazione chimica colorata che evidenzia l’azione mutagena del composto sperimentale. La serie fotografica dedicata ai “freaks” (esseri deformi e anormali) rappresenta un’estetizzante catalogazione cromatica.

  • Jane’s crib (Visita dei magi)

    Jane’s crib (Visita dei magi)

    Materiali vari
    cm 50 x 80 x 105

    L’installazione è dedicata Jane Barker, ricercatrice presso il Jackson Lab, principale produttore e fornitore mondiale di topi normali e topi mutanti. Topi con difetti genetici prefabbricati, topi che tremano, topi ciechi, topi senza denti, topi per studiare la fibrosi cistica e il diabete, l’albinismo e i reumatismi. Nei cataloghi ce ne sono oltre 1700 modelli e l’85 per cento del contributo fornito dai topi agli studi sulla genetica è rappresentato dai topi del Jackson Lab.
    Al Jackson, comunque, esiste un forte senso di gratitudine verso i topolini, tanto che ogni anno, a Natale, la ricercatrice Jane Barker costruisce un presepe dove, nella capanna, si trovano tre topolini di legno, Maria, Giuseppe e Gesù topolino.
    L’installazione prende spunto dai presepi della ricercatrice. Troviamo una comune capanna natalizia, completa di carillon, neve artificiale, luci colorate, Maria, Giuseppe e un Gesù bambino sostituito da un topolino in vetro. La capanna è chiusa in un angolo di una teca rettangolare di Plexiglas che ripropone un labirinto di quelli usati per alcuni test sulle cavie. Smarriti tra le pareti trasparenti del labirinto troviamo i tre Re Magi, diretti alla capanna, con i loro doni: oro, incenso e mirra.
    La teca è posata su un tavolo in acciaio. Il suo coperchio trasparente è sigillato e presenta una scritta serigrafata di colore bianco: si tratta di una notizia appresa da una rivista scientifica “Nature”.
    Piero Dolara, tossicologo, docente all’università di Firenze, ha isolato la principale sostanza analgesica della mirra, un sesquiterpene, e ne ha verificato le proprietà analgesiche somministrando olio di mirra a un gruppo di topi sottoposti a una situazione dolorosa. Gli animali sono stati collocati su una piastra metallica riscaldata a 52 gradi centigradi e hanno resistito per circa venti minuti senza accusare dolore, mentre altri topi che non avevano ricevuto la sostanza hanno resistito soltanto poco più di quattordici minuti: 14,4 per la precisione.

  • Portrait of artist as a young mouse

    Portrait of artist as a young mouse

    Cibacrome su alluminio; serie di fotogrammi da video
    cm 50 x 70

    Il video mostra il peregrinare allucinato di un uomo topo che progressivamente prende coscienza della sua deformità. Dal video sono stati ricavati cinque fotogrammi.

  • Ca’ del vento

    Ca’ del vento

    Legno d’abete, videoregistratori, monitor, ventilatori

    “Ca’ del vento” è una videoinstallazione progettata per un ambiente leggermente oscurato.
    Al centro di una stanza, una porzione di pavimento è occupata da due videoregistratori che fanno da base a una casa di legno. Intorno sono disposti tre ventilatori accesi e rivolti verso la casa stessa. Questa presenta due piccole finestre che emanano una tenue luce bluastra. Quando ci si avvicina si scopre che la luce è quella di due monitor collocati all’interno del modellino che mandano due differenti sequenze di “The wind”, un film del 1928 diretto da Victor Sjostrom. Le immagini virate in blu (la luce notturna degli ospedali psichiatrici) mostrano una casa simile a quella del modellino, all’interno le vicende sono scandite dalla minaccia del vento: da una finestra è possibile vedere Miss Letty (Lillian Gish) svegliata nel cuore della notte dalla furia del vento. Un vetro delle finestre si rompe, cade la lanterna che rischiara la casa, un cane ulula disperato, alcuni primi piani dell’attrice mostrano un manifesto terrore. Nell’altra finestra vediamo una festa da ballo interrotta bruscamente per l’arrivo di un uragano. Gli invitati si rifugiano terrorizzati in cantina, ma di lì a poco l’allarme cessa e il ballo riprende.
    Le immagini non hanno sonoro, unico rumore che può essere percepito è quello delle pale dei ventilatori.
    L’installazione -rappresentando il contrasto tra la violenza del vento e la resistenza impotente di un interno domestico – evoca la lotta che la mente umana affronta quando è incalzata dagli attacchi devastanti della pazzia. Non solo. Il vento, oltre a rappresentare uno stato di prolungata agitazione, diventa in questo caso una metafora di un mondo esterno aggressivo e violento a cui le menti più fragili sembrano destinate a soccombere.
    L’idea è nata nei giorni successivi a una mia visita nell’ospedale psichiatrico Osservanza di Imola, dopo aver scoperto con curiosità che un reparto oggi chiamato “Ca’ del vento”, un tempo era il padiglione riservato ai malati considerati più pericolosi e per questo veniva chiamato “Ca’ dei furiosi”.
    Questa installazione è quindi dedicata alla memoria di tutti gli internati che hanno trascorso un periodo della loro esistenza nei “padiglioni per agitati”.