Ca’ del vento

Legno d’abete, videoregistratori, monitor, ventilatori

“Ca’ del vento” è una videoinstallazione progettata per un ambiente leggermente oscurato.
Al centro di una stanza, una porzione di pavimento è occupata da due videoregistratori che fanno da base a una casa di legno. Intorno sono disposti tre ventilatori accesi e rivolti verso la casa stessa. Questa presenta due piccole finestre che emanano una tenue luce bluastra. Quando ci si avvicina si scopre che la luce è quella di due monitor collocati all’interno del modellino che mandano due differenti sequenze di “The wind”, un film del 1928 diretto da Victor Sjostrom. Le immagini virate in blu (la luce notturna degli ospedali psichiatrici) mostrano una casa simile a quella del modellino, all’interno le vicende sono scandite dalla minaccia del vento: da una finestra è possibile vedere Miss Letty (Lillian Gish) svegliata nel cuore della notte dalla furia del vento. Un vetro delle finestre si rompe, cade la lanterna che rischiara la casa, un cane ulula disperato, alcuni primi piani dell’attrice mostrano un manifesto terrore. Nell’altra finestra vediamo una festa da ballo interrotta bruscamente per l’arrivo di un uragano. Gli invitati si rifugiano terrorizzati in cantina, ma di lì a poco l’allarme cessa e il ballo riprende.
Le immagini non hanno sonoro, unico rumore che può essere percepito è quello delle pale dei ventilatori.
L’installazione -rappresentando il contrasto tra la violenza del vento e la resistenza impotente di un interno domestico – evoca la lotta che la mente umana affronta quando è incalzata dagli attacchi devastanti della pazzia. Non solo. Il vento, oltre a rappresentare uno stato di prolungata agitazione, diventa in questo caso una metafora di un mondo esterno aggressivo e violento a cui le menti più fragili sembrano destinate a soccombere.
L’idea è nata nei giorni successivi a una mia visita nell’ospedale psichiatrico Osservanza di Imola, dopo aver scoperto con curiosità che un reparto oggi chiamato “Ca’ del vento”, un tempo era il padiglione riservato ai malati considerati più pericolosi e per questo veniva chiamato “Ca’ dei furiosi”.
Questa installazione è quindi dedicata alla memoria di tutti gli internati che hanno trascorso un periodo della loro esistenza nei “padiglioni per agitati”.