
L’installazione è stata realizzata dopo un soggiorno nell’Ospedale psichiatrico di Imola. La scritta (neon blu come le luci notturne all’interno dell’ospedale) riporta una domanda di Nietzsche, che – alle soglie della follia, insegnando come “si filosofa con il martello”- lo pone all’estremo limite della parabola occidentale: “Ma come è venuta al mondo la ragione?”. Il filosofo Umberto Galimberti coglie tutta la radicalità di questa interrogazione, in grado di relativizzare e smascherare la ragione e le sue procedure fissate da Platone. “La qualità della domanda nietzscheana -scrive Galimberti- obbliga infatti l’ordine della ragione ad apparire per quello che è, non un ordine immutabile, ma un percorso necessario della storia. (…). Il moralismo dei filosofi greci, a cominciare da Platone, è patologicamente condizionato: ugualmente la loro valutazione della dialettica. Ragione = virtù = felicità significa solamente: si deve imitare Socrate e stabilire in permanenza, contro gli oscuri appetiti dell’istinto e dell’inconscio, una luce diurna, la luce diurna della ragione”.
La risposta ce la suggerisce lo stesso Galimberti: “Ma come è venuta al mondo la ragione? Come è giusto che arrivasse, attraverso il caso”.
L’installazione è completata da due ventilatori che da terra, con moto ossessivo e ripetuto, producono un vento artificiale che muove i post-it, appesi precariamente. Quindi vento come casualità, vibrazione, furia, inquietudine ma anche speranza. Penso, al “Cimitero marino” di Paul Valéry: “Le vent se lève!… Il faut tenter de vivre!”