Diapositive
CD – Rom 2003


CD – Rom 2005

Il reggimento sostiene la caverna
2004
“Il reggimento sostiene la caverna” è una scultura priva di ossatura.
La volta di una caverna cede, ma rimane sospesa nel vuoto da un imbraco, come un freeclimber. Se è chiara la necessità di un intervento l’ingombro della struttura lo impedisce, riducendola a sola immagine, escludendo ogni altra relazione.
Cartapesta, polistirolo, colla vinilica
dimensioni determinate dall’ambiente
Assab one 2004, Ex-GEA, Milano

May the circle be unbroken, 2004
Legno dipinto, terra, cartongesso, polistirolo, colla vinilica
150 x 150 cm
Possa il cerchio non essere infranto. Comunità. Necessità reciproche. Unità. Il radunarsi delle tribù. Il festival come una micro-società utopica. Uno stato collettivo della mente. La nazione di chi sogna a occhi aperti. Natura. L’infinità del paesaggio. Manualità. I quattro elementi. Simboli. Sacri rami. Bianco. Come Raf Simons si è espresso riguardo la propria collezione primavera estate 2004-2005, questo oggetto materializza linee di forza in un equilibrio aperto fra simboli e natura.

Talkin’ tube 2004
Gesso, cartone, alluminio
Ø 65 cm
“Talkin’ tube” è la solidificazione di un pensiero, raddensato in un prototipo di cartone. È una struttura che opera come un’inusuale bilancia collettiva; così, quando il peso delle cinque persone che la usano grava sul liquido che riposa al suo interno, lo fa spostare lungo i suoi condotti, e ne innesca il funzionamento. In questo modo il liquido si allontana dove c’è il peso più consistente e solleva i corpi più leggeri, in un confronto fisico dei cinque.
Le sabbie mobili sono una bilancia: ancora una volta una forma artificiale, astratta e del tutto arbitraria veicola un’indagine su un ipotetico statuto comunitario. Ancora una volta dei materiali naturali grazie alle loro proprietà concorrono alla costruzione di mondo parallelo.
Chance, Galleria T293, Napoli
CD – Rom 2006
CD – Rom 2006
CD – Rom 2007
Database Opere

William Paxton’s Cluster 2005
alluminio
dimensioni variabili
Il bookshop in vetro e cemento che ospita “Palestra” viene considerato dall’artista come una sorta di serra sui generis che accoglie una composizione ramificata che cresce sino alle pareti; all’esterno, in corrispondenza dei bracci, sono collocate strutture irregolari in alluminio, simulacri di ipotetici frutti. L’idea di serra, di un ambiente chiuso che contiene ed al contempo apre all’esterno, è suggerita dalla geometria dello spazio espositivo ma è anche già insita nel titolo scelto che evoca – rimandando provocatoriamente a Paxton, Joseph in quel caso – il famoso Crystal Palace destinato ad ospitare la Great Exibition del 1851. L’installazione gioca sul concetto di interno/esterno, dentro/fuori e sulla labilità dei confini che l’uomo crea. La meticolosa costruzione delle sculture di Trevisani si fonda su regole ferree che l’artista stesso elabora in modo radicalmente decentrato rispetto all’io. Nel caso di William Paxton’s Cluster l’artista prende spunto dagli apparati biologici vegetali usandoli come base, un rimando a vie di scorrimento di flussi ma ridotti al minimo e bloccati affinché si percepisca immediatamente la fragilità della loro organizzazione. L’attenzione dello spettatore si trasferisce, infatti, dall’opera d’arte alla sottile lamina di vetro che separa i rami dai frutti e gioca sull’attrazione, mediata dal vetro, tra le due parti: quando la struttura esiste, le sfere sono sospese e la struttura madre è tesa verso di esse, quando questa viene a mancare gli elementi rimangono inerti e privi di scopo. L’opera si realizza e completa attraverso il coinvolgimento indiretto del pubblico, la forma chiusa non impedisce l’allargamento e l’inclusione dello spazio circostante che finisce per inghiottire anche lo spettatore; gli sferoidi sono, infatti, distribuiti anche nell’area calpestabile circostante invadendo la zona abitualmente dedicata al transito, ad attività quotidiane e di svago.
Palestra, GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo

William Paxton’s tree 2005
PVC, alluminio, velcro
dimensioni determinate dall’ambiente
L’installazione gioca sul concetto di interno/esterno, dentro/fuori e sulla labilità dei confini che l’uomo crea. Il lavoro prende spunto dagli apparati biologici vegetali usandoli come base, un rimando a vie di scorrimento di flussi ma ridotti al minimo e bloccati affinché si percepisca immediatamente la fragilità della loro organizzazione.
Palestra, GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo






































































































































































