Mariateresa Sartori

Database Opere

  • Lei, 1993

    Lei, 1993

    Olio su carta su resina
    cm 180 x 120
  • Lui, 1994

    Lui, 1994

    Olio su carta su resina
    cm 214 x 114
  • Eccolo tutto d’oro, 1997

    Eccolo tutto d’oro, 1997

    Fotocopia, pittura ad olio, polvere dorata, resina
    cm 148 x 120
  • L’angolo della stanza, 1999

    L’angolo della stanza, 1999

    Fotocopia, pittura ad olio, polvere dorata e argentata, resina
    cm 100 x 113
  • Die Entschei-dungsmöglichkeiten o Le decisioni in camera, 2000

    Die Entschei-dungsmöglichkeiten o Le decisioni in camera, 2000

    Video
    00:06:30

    Film di animazione realizzato con omini in pongo che si muovono secondo le tecniche dei film di animazione. Desideravo rappresentare in una sorta di fredda elencazione (da qui le didascalie che si vedono comparire e la ripresa dall’alto, quasi si trattasse di cavie che si muovono in spazi predisposti per l’esperimento scientifico) le possibilità di scelta all’interno delle mura domestiche.
    Le dinamiche comportamentali umane prevedono una ristretta rosa di possibili decisioni, possiamo infatti: avvicinarci, allontanarci, osservare, restare fermi, restare. Proprio come animali. Certo l’uomo per sua natura è ambiguo e quindi può restare e dare invece l’impressione di essersi allontanato. Ma queste sono sfumature e questo non è un lavoro sulle sfumature ma sulle spinte grossolane, sfrondate da ogni sovrastruttura culturale. Da qui l’arredamento stilizzato degli ambienti, da casa borghese standard. I rumori che si sentono sono appositamente leggermente disassati rispetto alle azioni, come se si trattasse di soggetti autonomi. Le porte che si aprono e si chiudono, i passi, il telefono che suona, il tic-tac dell’orologio, le posate che toccano i piatti e la notte il respiro. Questi sono i suoni che accomunano tutte le case, gli altri rumori variano da casa a casa.

  • Classe, 2000

    Classe, 2000

    DAS, legno, cartone
    cm 40 x 30 x 7

    Dal dizionario: “classe” per estens. Gruppo di persone o di oggetti contraddistinti dall’avere un carattere o un gruppo di caratteri comuni.
    “Ruolo”, Il ruolo sociale è il posto di un individuo all’interno di un sistema organizzativo. Da ogni ruolo noi ci attendiamo un preciso comportamento, (…) Di sicuro la riduzione dell’uomo allo status, al ruolo e alla funzione è troppo schematica. Ma se non ci fosse la certezza che ciascun individuo esercita col massimo di rconoscibilità la sua funzione e il suo ruolo sociale vi sarebbe il caos. (Da Antonio Saccà, “Dizionario di sociologia”, Roma, 1966)
    “Tipizzazione”, termine usato da Alfred Schuetz per rilevare che quantunque noi viviamo il contatto personale alter-ego, tuttavia ciascuno di noi inquadra il soggetto e lo tipicizza, lo fissa in caratteristiche essenziali (Da Antonio Saccà, “Dizionario di sociologia”, Roma 1966)
    Ogni allievo della classe assume un atteggiamento specifico, variabile all’infinito, ma pur sempre riconducibile ad un atteggiamento tipico che lo fa essere quel che è, rendendolo riconoscibile. Si tratta pur sempre della dialettica tra forma e contenuto, tra essere sociale ed essere individuale e della tensione a volte vitale, a volte immobilizzante, da questa generata. Non a caso gli allievi vi spariscono dentro il muro, o diventano parete o ne vengono inghiottiti, a seconda della prospettiva individuale.

  • Bambino letto, 2000

    Bambino letto, 2000

    Penna su carta
  • Alunni, 2000

    Alunni, 2000

    Penna su carta
  • L’Italia, 2001

    L’Italia, 2001

    Fotografia satellitare, resina, cornice dorata in legno
    cm 210 x 160
  • Il mondo illuminato, 2001

    Il mondo illuminato, 2001

    Fotogramma elaborato, cornice dorata in legno
    cm 94 x 115
  • Il principio di causa-effetto (La terra si muove), 2001

    Il principio di causa-effetto (La terra si muove), 2001

    Fotogramma elaborato, cornice dorata in legno
    cm 134 x 165
  • Le ragioni della scienza, 2001

    Le ragioni della scienza, 2001

    Video
    00:09:50

    Il video tecnicamente consiste nel montaggio di immagini tratte da documentari di archivio o da vecchi film sincronizzati con una voce tratta da una trasmissione radiofonica (alle 8 della sera, RAdio RAI 2, inverno 2001) che parla a braccio di fatti della scienza, in particolare di aspetti della fisica, in termini divulgativi. Ho registrato tutte le puntate radiofoniche attratta non solo dai contenuti ma anche dal tipo di voce: pacata, autorevole, paterna. Successivamente ho quindi cercato immagini tratte da filmati d’epoca o da vecchi film che avessero una connessione sul piano degli accadimenti umani con ciò che la voce andava inesorabilmente spiegando in campo scientifico.
    Ciò che mi interessa maggiormente è il filo di connessione tra caso specifico e teoria generale, tra soggettivo e oggettivo, tra unicità degli eventi da un lato e teoria generale dall’altra. Nel video vi è sempre uno scarto tra accadimento singolo soggettivamente vissuto e teoria generale, a cui comunque si tiene pervicacemente attaccata la voce narrante. Tuttavia vi è pur sempre un filo anche se tenue che riconduce ogni singolo caso ad una più ampia generalizzazione. Ciò che mi interessa è appunto l’incessante – indispensabile quanto sotterraneo – lavorìo che sottende tali operazione mentali.

  • L’evoluzione della specie, 2001

    L’evoluzione della specie, 2001

    Fotogramma elaborato
    dimensioni variabili
  • La percezione, 2002

    La percezione, 2002

    Stampa digitale
    dimensioni variabili
  • Il compasso, 2002

    Il compasso, 2002

    Penna su carta
    cm 21 x 15
  • Il mondo, 2002

    Il mondo, 2002

    Olio su carta
    cm 30 x 21
  • Il principio di causa-effetto 2, 2002

    Il principio di causa-effetto 2, 2002

    Fotogramma elaborato
    cm 78 x 90
  • Il principio idraulico o di costanza, 2003

    Il principio idraulico o di costanza, 2003

    Video
    00:07:00

    Il principio idraulico si riferisce in psicanalisi alla teoria della libido, per la quale Freud fa uso di una terminologia vistosamente legata ai liquidi: si parla di deflusso, scarica, serbatoio, canalizzazione ecc.
    Mentre la voce narrante racconta in tono didattico ciò che accade a livello psichico, le immagini scorrono su esperimenti scientifici relativi ai liquidi ripresi in laboratori di fisica e di chimica. Grafici schematici, immagini di provette, pistoni ad acqua, bilance, vasi comunicanti vanno ad illustrare paradossalmente ciò che accade nell’apparato psichicio, ovvero ciò che per sua natura è irrapresentabile. Ciò che mi interessa è l’inclinazione umana a comprendere i fenomeni, anche i più complessi, tramite la rappresentazione schematica, attraverso una generalizzazione che porti alla individuazione di principi organizzatori. Questa inclinazione ci caratterizza e ci fonda in quanto esseri umani: è “il modo” del pensiero. Il neonato individua costanti nel rapporto con la madre (ogni volta che… poi succede così) e grazie a queste costanti individua sé stesso nel suo rapporto col mondo esterno. Allo stesso modo, in qualsiasi campo dello scibile umano ci muoviamo, il modo di procedere sarà necessariamente lo stesso: rintaracciare costanti in un mondo (grazie al cielo) per certi versi prevedibile.
    Il mio vuol essere un inno al potere trascendente della mente umana nel suo sforzo miracoloso di comprendere (non solo in senso razionalistico!), di abbracciare e amare la realtà. La comprensione della realtà passa attraverso la rappresentazione, di cui lo schema, nel senso della rappresentazione grafica, ne è l’essenza. Cito Oliver Sacks, che da bambino resta folgorato dalla tabella di Mendeleev: “La tavola periodica era incredibilmente bella, la cosa più bella che io avessi mai visto. Non potrei mai analizzare adeguatamente che cosa intendessi, qui, per bellezza: semplicità? coerenza? ritmo? inevitabilità?”.

  • Senza eccezioni, 2003

    Senza eccezioni, 2003

    Video
    00:03:30

    Il titolo stesso indica la chiave di lettura: Una teoria è utile o inutile. E’ utile nel momento in cui il numero di eccezioni non va ad inficiare il senso della teoria stessa, rendendola inutile. Quotidianamente alla ricerca di generalizzazioni per la comprensione dei fenomeni (di ogni specie), puntiamo alla individuazione di costanti che variino il meno possibile. Con questo lavoro abbraccio questo sforzo costante di rappresentazione mentale grazie al quale giungiamo alla comprensione della realtà, in un eterno oscillare tra disillusione e conferma delle regole e i principi individuati. Nel video si assiste alla rappresentazione dei comportamenti delle particelle dell’acqua in alcune situazioni. Ho cercato nelle immagini di mantenere il livello maggiore di astrazione possibile, ma non tale da portare al dissolvimento totale del significato. Si tratta insomma di immagini che devono restare ancorate alla loro funzione di rappresentazione di leggi e costanti, seppur in modo non direttamente deducibile. Come nel lavoro precedente, “Il principio idraulico o di costanza”, parlo della comprensione della realtà attraverso schematismi e generalizzazioni, tratto peculiare della mente umana sempre affamata di principi ordinatori e organizzatori.

  • La classe, 2004

    La classe, 2004

    misura ambiente
  • Visto da qui. Progetto lettura ostacolata, 2004

    Visto da qui. Progetto lettura ostacolata, 2004

    Video
    00:08:50

    Ho messo a punto alcuni “esercizi” che mirano a rendere difficile ma non impossibile la lettura di un testo, tramite speciali marchingegni appositamente studiati. Nel riprendere le varie situazioni, si è fatta particolare attenzione ai singoli modi di reagire degli individui e alle dinamiche tra due o più persone. La lettura che ne risulta tradisce nel tono e nell’accento la difficoltà a comprendere anche il senso della frase. (L’umano sforzo della comprensione della realtà inizia da bambini, o meglio con la nascita, e ci accomuna tutti. Ecco quindi la voce di bimbo finale in cui si percepisce tutto lo sforzo volenteroso e commovente di comprendere il testo che gli è dato leggere.) La lettura stentata, l’unica umanamente possibile, è anche generatrice di interpretazioni possibili. Da questo pozzo senza fine attinge l’uomo che di questo limite fa la propria grandezza.

  • Tutte le pause del mondo, 2006

    Tutte le pause del mondo, 2006

    Installazione a parete, stampa su acetato con pellicola in PVC anti-ultravoioletti
    cm 210 x 510

    Sono qui riprodotti i tracciati audio delle conversazioni registrate nel video con lo stesso titolo. Il cursore del grafico è colto nel momento della pausa, rappresentata da una linea uniforme. E’ molto più comprensibile cogliere la lunghezza della pausa guardandola su di un grafico, che non ascoltandola: restiamo stupiti infatti da quanto spazio prenda il silenzio in relazione al parlato, che nell’ascolto invece prevale, dandoci l’erronea sensazione di essere considerevolemente più lungo. Oltre ad assolvere a questa funzione, peraltro non ricercata, questo lavoro dà voce al mio amore per i grafici, in quanto rappresentazione schematica finalizzata alla comprensione. Il grafico ha la straordinaria capacità di descrivere un fenomeno nel suo farsi e nel contempo di rappresentarlo. La sua fortissima necessità d’essere sta nell’aderenza tra rappresentazione e descrizione. E in questa necessità risiede la sua bellezza.

  • Tutte le pause del mondo, 2006

    Tutte le pause del mondo, 2006

    Frame da video
    00:09:30

    Ciò che appare privo di significato, come i momenti di silenzio in una normale conversazione tra persone, in realtà porta con sé moltissime informazioni semantiche. Nel momento in cui si dà, la pausa diventa soggetto con una propria forte identità e valenza: lo spazio tra le persone cambia, l’aria si tende, si carica di attesa, oppure diventa rarefatta, o ancora la luce si stempera. Il mio è il tentativo di mettere a fuoco il “tra”, quello che sta in mezzo e che pare trascurabile. Nella ridistribuzione dei pesi, il vuoto assume il rilievo dovuto, mentre il pieno conquista una diversa leggibilità: la lingua viene percepita in quanto superficie nella sua stupefacente arbitrarietà, un pieno che si dà nella relazione con il vuoto. Con Leibniz: “La varietà del mondo è meravigliosa, soprattutto quando è ricondotta a unità.” Per ricondurre a unità è indispensabile aver prima separato analiticamente: il silenzio può essere rigorosamente misurato e classificato. Come spesso accade nei miei lavori, un’analisi (para-)scientifica diventa spunto per una riflessione più ampia sulla condizione umana. Annota Samuel Beckett in un quaderno: “Quanti silenzi di tre secondi per fare un silenzio totale di 24 ore?”.

  • Sistemi complessi, 2006-2009

    Sistemi complessi, 2006-2009

    Video
    00:05:44

    Questo video nasce grazie alla collaborazione con un gruppo di fisici dell’Università di Bologna che ha messo a mia disposizione le riprese video sulla folla del carnevale di Venezia e le simulazioni virtuali dello spostamento delle persone realizzato sulla base di un nuovo modello fisico-matematico formulato dagli stessi ricercatori. Le persone in movimento vengono considerate alla stregua di particelle gassose fluide, a cui vengono assegnate delle caratteristiche che le rendono piuttosto simili a noi (capacità cognitive, di cooperazione, un certo grado di libertà nelle scelte, ecc.). Le simulazioni virtuali illustrano i possibili comportamenti della folla in presenza di strettoie, porte, inversione di direzione, in vista di una applicabilità in campo urbanistico e architettonico.
    Nella rielaborazione del materiale ho cercato di creare uno sguardo, per quanto possibile vergine e distante, sulla realtà dei comportamenti umani, come quello di un alieno che ci vede per la prima volta e ci osserva dall’alto. Oltre a produrre effetti poetici e vagamente comici, come a volte fa lo sguardo infantile sul mondo, guardare qualcosa come fosse la prima volta rende visibili aspetti trascurati, soprattutto nel caso di realtà banali, come lo spostamento delle persone in una piazza. Arte e scienza sono accomunate da questo presupposto di partenza da cui traggono la loro energia trasformatrice.

  • Sistemi complessi, 2006-2009

    Sistemi complessi, 2006-2009

    Video
    00:05:44

    Questo video nasce grazie alla collaborazione con un gruppo di fisici dell’Università di Bologna che ha messo a mia disposizione le riprese video sulla folla del carnevale di Venezia e le simulazioni virtuali dello spostamento delle persone realizzato sulla base di un nuovo modello fisico-matematico formulato dagli stessi ricercatori. Le persone in movimento vengono considerate alla stregua di particelle gassose fluide, a cui vengono assegnate delle caratteristiche che le rendono piuttosto simili a noi (capacità cognitive, di cooperazione, un certo grado di libertà nelle scelte, ecc.). Le simulazioni virtuali illustrano i possibili comportamenti della folla in presenza di strettoie, porte, inversione di direzione, in vista di una applicabilità in campo urbanistico e architettonico.
    Nella rielaborazione del materiale ho cercato di creare uno sguardo, per quanto possibile vergine e distante, sulla realtà dei comportamenti umani, come quello di un alieno che ci vede per la prima volta e ci osserva dall’alto. Oltre a produrre effetti poetici e vagamente comici, come a volte fa lo sguardo infantile sul mondo, guardare qualcosa come fosse la prima volta rende visibili aspetti trascurati, soprattutto nel caso di realtà banali, come lo spostamento delle persone in una piazza. Arte e scienza sono accomunate da questo presupposto di partenza da cui traggono la loro energia trasformatrice.

  • Il concerto del mondo, 2008

    Il concerto del mondo, 2008

    Still da video
    00:07:00

    Il concerto del mondo è il concerto delle lingue del mondo, la cui intrinseca musicalità viene sottolineata dalla traduzione in note dell’andamento della conversazione spontanea tra persone di diversa nazionalità. A seconda della lingua parlata, del timbro della voce, e del tipo di conversazione è stato scelto uno strumento musicale diverso.

  • Il suono della lingua, 2008

    Il suono della lingua, 2008

    Installazione sonora

    Il progetto realizzato per la biblioteca della Fondazione Querini Stampalia di Venezia indaga le possibilità espressive della lingua dal punto di vista ritmico, melodico, sonoro. Alcuni testi poetici delle più diffuse lingue al mondo sono stati resi irriconoscibili dal punto di vista semantico tramite l’alterazione dell’ordine delle consonanti, mantenendo però intatta scansione metrica, rima e intonazione: ne deriva qualcosa di assolutamente incomprensibile, ma assurdamente familiare.
    Riuscire a percepire gli aspetti legati al suono della propria lingua madre è impresa quasi impossibile perché il significato prende inevitabilmente il sopravvento. “Ripuliti” dalla funzione comunicativa, dalla “distrazione” del significato, gli aspetti melodici e ritmici possono prevalere.
    I suoni della lingua, sganciati e liberati dal peso semantico e rivelati nella loro essenza sonora, si concedono quale materia viva alla nostra percezione. Possiamo forse così risalire attraverso l’udito, a qualcosa di originario e dimenticato: il suono puro e antico delle parole, l’esperienza grezza del nostro primo contatto con il mondo.

  • Il suono della lingua audiolibro aperto, 2008

    Il suono della lingua audiolibro aperto, 2008

    Installazione sonora

    Il progetto realizzato per la biblioteca della Fondazione Querini Stampalia di Venezia indaga le possibilità espressive della lingua dal punto di vista ritmico, melodico, sonoro. Alcuni testi poetici delle più diffuse lingue al mondo sono stati resi irriconoscibili dal punto di vista semantico tramite l’alterazione dell’ordine delle consonanti, mantenendo però intatta scansione metrica, rima e intonazione: ne deriva qualcosa di assolutamente incomprensibile, ma assurdamente familiare.
    Riuscire a percepire gli aspetti legati al suono della propria lingua madre è impresa quasi impossibile perché il significato prende inevitabilmente il sopravvento. “Ripuliti” dalla funzione comunicativa, dalla “distrazione” del significato, gli aspetti melodici e ritmici possono prevalere.
    I suoni della lingua, sganciati e liberati dal peso semantico e rivelati nella loro essenza sonora, si concedono quale materia viva alla nostra percezione. Possiamo forse così risalire attraverso l’udito, a qualcosa di originario e dimenticato: il suono puro e antico delle parole, l’esperienza grezza del nostro primo contatto con il mondo.

  • Tutti quelli che vanno, 2009

    Tutti quelli che vanno, 2009

    Penna su carta
    cm 250 x 150

    Questi disegni sono nati grazie alla collaborazione di un gruppo di fisici dell’Università di Bologna, i quali per studiare il fenomeno delle spostamento delle persone nello spazio hanno filmato la folla dall’alto durante il carnevale di Venezia. Partendo dai loro filmati ho realizzato questo ciclo di disegni seguendo un procedimento rudimentale e grossolano: ho seguito il movimento di ogni singolo pedone tracciandone il percorso con il pennarello su di un foglio trasparente appoggiato al monitor del computer, poi con la penna ho riportato fedelmente il risultato su grandi e semplici fogli di carta bianca. Le linee tracciate con le loro diverse direzioni creano lo spazio, disegnando Piazza San marco, che di fatto non c’è. Oltre allo spazio fisico disegnano le nostre modalità di relazione con lo spazio individuale e collettivo. Ogni singolo percorso determina infatti il percorso degli altri, in un continuo e reciproco gioco di influenza che crea l’andare collettivo. In quest’ottica ho separato le direzioni in disegni più analitici, in cui considero di volta in volta solo quelli che vanno da destra verso sinistra, poi quelli che vanno da sinistra verso destra, quelli che vengono in avanti e infine quelli che imboccano il passaggio. Quindi non più l’intreccio, ma la messa in evidenza dei flussi.
    I disegni riproducono il tracciato effettivamente percorso dalle persone in piazza San Marco il 25 febbraio 2006 dalle 14:05:00 alle 14:07:43. E’ la registrazione piuttosto precisa dell’accaduto. Non inventare nulla osservare ciò che è stato e sapere che le cose sono andate esattamente così, anche se tutto poteva andare diversamente cercando di restituire l’incredibile complessità che rende così indicibilmente bello il nostro strano mondo.

  • Quelli che vanno quelli che restano, 2009

    Quelli che vanno quelli che restano, 2009

    Video b/n
    00:03:46

    Ho ripreso le persone che si imbarcano sui battelli a Venezia nelle ore di punta nelle domeniche di luglio e agosto. Il traffico umano è regolato dal marinaio che apre e chiude la catenella di accesso, se necessario bloccando il flusso. Per non intaccare la spontaneità di azione e reazione delle persone ho fatto in modo che non si capisse che la videocamera era in funzione. Modi, movimenti, espressioni, distinguono chi va da chi resta.
    Osservare un microfenomeno, come è l’imbarcarsi sui battelli veneziani, riportandolo ad una dimensione più universale e in qualche modo astorica, riconducendo il caso specifico a più ampie generalizzazioni.

  • Tutti quelli che vanno, 2009

    Tutti quelli che vanno, 2009

    Penna su carta
    cm 250 x 150

    Questi disegni sono nati grazie alla collaborazione di un gruppo di fisici dell’Università di Bologna, i quali per studiare il fenomeno delle spostamento delle persone nello spazio hanno filmato la folla dall’alto durante il carnevale di Venezia. Partendo dai loro filmati ho realizzato questo ciclo di disegni seguendo un procedimento rudimentale e grossolano: ho seguito il movimento di ogni singolo pedone tracciandone il percorso con il pennarello su di un foglio trasparente appoggiato al monitor del computer, poi con la penna ho riportato fedelmente il risultato su grandi e semplici fogli di carta bianca. Le linee tracciate con le loro diverse direzioni creano lo spazio, disegnando Piazza San marco, che di fatto non c’è. Oltre allo spazio fisico disegnano le nostre modalità di relazione con lo spazio individuale e collettivo. Ogni singolo percorso determina infatti il percorso degli altri, in un continuo e reciproco gioco di influenza che crea l’andare collettivo. In quest’ottica ho separato le direzioni in disegni più analitici, in cui considero di volta in volta solo quelli che vanno da destra verso sinistra, poi quelli che vanno da sinistra verso destra, quelli che vengono in avanti e infine quelli che imboccano il passaggio. Quindi non più l’intreccio, ma la messa in evidenza dei flussi.
    I disegni riproducono il tracciato effettivamente percorso dalle persone in piazza San Marco il 25 febbraio 2006 dalle 14:05:00 alle 14:07:43. E’ la registrazione piuttosto precisa dell’accaduto. Non inventare nulla osservare ciò che è stato e sapere che le cose sono andate esattamente così, anche se tutto poteva andare diversamente cercando di restituire l’incredibile complessità che rende così indicibilmente bello il nostro strano mondo.

  • Tutti quelli che vanno, 2009

    cm 250 x 150

    Questi disegni sono nati grazie alla collaborazione di un gruppo di fisici dell’Università di Bologna, i quali per studiare il fenomeno delle spostamento delle persone nello spazio hanno filmato la folla dall’alto durante il carnevale di Venezia. Partendo dai loro filmati ho realizzato questo ciclo di disegni seguendo un procedimento rudimentale e grossolano: ho seguito il movimento di ogni singolo pedone tracciandone il percorso con il pennarello su di un foglio trasparente appoggiato al monitor del computer, poi con la penna ho riportato fedelmente il risultato su grandi e semplici fogli di carta bianca. Le linee tracciate con le loro diverse direzioni creano lo spazio, disegnando Piazza San marco, che di fatto non c’è. Oltre allo spazio fisico disegnano le nostre modalità di relazione con lo spazio individuale e collettivo. Ogni singolo percorso determina infatti il percorso degli altri, in un continuo e reciproco gioco di influenza che crea l’andare collettivo. In quest’ottica ho separato le direzioni in disegni più analitici, in cui considero di volta in volta solo quelli che vanno da destra verso sinistra, poi quelli che vanno da sinistra verso destra, quelli che vengono in avanti e infine quelli che imboccano il passaggio. Quindi non più l’intreccio, ma la messa in evidenza dei flussi.
    I disegni riproducono il tracciato effettivamente percorso dalle persone in piazza San Marco il 25 febbraio 2006 dalle 14:05:00 alle 14:07:43. E’ la registrazione piuttosto precisa dell’accaduto. Non inventare nulla osservare ciò che è stato e sapere che le cose sono andate esattamente così, anche se tutto poteva andare diversamente cercando di restituire l’incredibile complessità che rende così indicibilmente bello il nostro strano mondo.