Tutte le pause del mondo, 2006

Frame da video
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Ciò che appare privo di significato, come i momenti di silenzio in una normale conversazione tra persone, in realtà porta con sé moltissime informazioni semantiche. Nel momento in cui si dà, la pausa diventa soggetto con una propria forte identità e valenza: lo spazio tra le persone cambia, l’aria si tende, si carica di attesa, oppure diventa rarefatta, o ancora la luce si stempera. Il mio è il tentativo di mettere a fuoco il “tra”, quello che sta in mezzo e che pare trascurabile. Nella ridistribuzione dei pesi, il vuoto assume il rilievo dovuto, mentre il pieno conquista una diversa leggibilità: la lingua viene percepita in quanto superficie nella sua stupefacente arbitrarietà, un pieno che si dà nella relazione con il vuoto. Con Leibniz: “La varietà del mondo è meravigliosa, soprattutto quando è ricondotta a unità.” Per ricondurre a unità è indispensabile aver prima separato analiticamente: il silenzio può essere rigorosamente misurato e classificato. Come spesso accade nei miei lavori, un’analisi (para-)scientifica diventa spunto per una riflessione più ampia sulla condizione umana. Annota Samuel Beckett in un quaderno: “Quanti silenzi di tre secondi per fare un silenzio totale di 24 ore?”.