Renato Jaime Morganti

Database Opere

  • Zeitmachine, 1997

    Zeitmachine, 1997

    Cavi d’acciaio, pietre

    Le estremità di alcuni cavi in acciaio sono fissate da una parte ad alberi o a pareti di edifici disposti ai bordi di un canale e, dall’altra, a pietre appositamente collocate sul fondale dello stesso; questi cavi formano un disegno di linee rette minimamente percettibili che creano riflessi di luce continuamente mutanti a seconda del punto di osservazione: tagli spazi-temporali.

  • Lichtwege, 1998

    Lichtwege, 1998

    Cinque proiettori per diapositive con autofocus, cornici per diapositive vuote, cavi d’acciaio e nastro adesivo nero

    I proiettori sono distribuiti in modo sparso nelle varie stanze della cantina così da inquadrare e illuminare frammenti di spazio. Inoltre sono sospesi su cavi d’acciaio che oltrepassando le pareti dell’edificio convergono verso un punto: il primo proiettore. I cavi, congiuntamente a segni, tracce in nastro adesivo nero collocate sulla pavimentazione e sulle pareti, indicano il percorso allo spattatore. Lo spattatore è così invitato a percorrere uno spazio buio guidato da segni luminosi minimamente percettibili e, ogni qualvolta incrocerà uno dei proiettori, a vedere la sua ombra (o frammenti di questa) proiettata all’interno dei quadri luminosi.

  • Catarsis (el lugard del silencio), 1998

    Catarsis (el lugard del silencio), 1998

    Marmo “pentélico”, línee (bassorilievi) verniciate di nero
    misura ambiente

    Lo spettatore percorrendo lo spazio installativo scoprirà progressivamente dei minimi segni, linee scavate nella pietra e verniciate di nero, che lo stimoleranno a muoversi ulteriormente. Tali linee sembrano così direttamente incise sulla città. Dall’alto di questo luogo infatti i blocchi di marmo sembrano continuare il tessuto urbano della città antistante: Atene.

  • Betania, 2000

    Betania, 2000

    Vasche termali, lettere in polistirolo verniciate con vernice fosforescente, lampade di wood, composizioni sonore elettroniche, due impainti acustici, computers, equalizzatore, tunnel in strutture reticolari americane
    m 30 x 30

    Progetto “sixca”, terme del Bagnaccio, Viterbo.
    In virtù dell’evento giubilare si è scelto di lavorare simbolicamente e in senso laico sull’idea di Battesimo: Betania è infatti il luogo mitico dove sulle rive del fiume Giordano Giovanni Battista praticava il Battesimo per immersione, e dove anche Gesù fu battezzato per sua mano. L’installazione Betania è un’ambientazione di suoni e luci creata in collaborazione con due compositori romani, Stefano Savi Scarponi e Paolo Sinigaglia. Lo spazio installativo comprendente le quattro vasche termali scavate nel calcare è stato circoscritto da sedici casse disposte a cerchio che spazializzavano il suono elaborato dal primo compositore citato. Il secondo compositore, invece, lavorando sul concetto di soglia, di passaggio, ha spazializzato i suoni della composizione all’interno di un tunnel trasparente alla cui sommità erano posizionate otto casse ad arco. Il tunnel come unico ingresso allo spazio installativo. Si sono inoltre posizionate nelle vasche termali, le singole lettere componenti quattro brani: il primo tratto dall’Antico Testamento è la profezia di Ezechiele sulla venuta del Battista e sul Battesimo di Gesù da esso ricevuto, così pure i restanti tre brani di Luca, Matteo e Marco trattano del Battesimo di Gesù. Le singole lettere galleggianti, realizzate in poliestere, mischiate così casualmente dall’acqua erano rese fluorescenti da diverse lampade wood disposte intorno alle vasche. Lo spettatore aveva la possibilità di bagnarsi immergendosi nei testi sacri e di godere così il beneficio delle acque e quello dei suoni in una scenografia unica. L’intervento è stato minimo ma radicale nella trasformazione di questo luogo. L’evento ha avuto una durata di dodici ore: dal tramonto all’alba.

  • Iononsonoqua (deposizione dell’io), 2003

    Iononsonoqua (deposizione dell’io), 2003

    Stampe lambda su dibond, plexiglass, distanziali
    cm 126 x 100 cad.

    L’installazione è composta da tre scritte rosse, ”io”, “iononsonoqua” e“qua”, da due pannelli verniciati di nero, da una linea luminosa rossa (laser), e da una macchina per il fumo. La linea luminosa, costituita da un laser rosso, connette due scritte “io” e “iononsonoqua” – in particolare i puntini delle due “i” iniziali – riportate rispettivamente sulla parete centrale dell’abside e su di uno dei pannelli neri collocato all’inizio della navata della chiesa. I due pannelli fungono da supporti per una macchina laser (il laser collocato dietro al pannello lo attraversa in coincidenza del puntino della i di “iononsonoqua”) e per una macchina del fumo (anch’essa collocata dietro al pannello). Le macchine sono temporizzate in modo tale da far fuoriuscire il fumo distribuendolo progressivamente lungo tutta la navata e rendendo nettamente visibile il raggio laser. Il secondo pannello e la sua rispettiva scritta sono invece ridotti del 39% rispetto al primo in modo da creare un’accelerazione prospettica se visti dall’entrata. Una ultima connessione è esplicitamente data dalla vicinanza delle scritte “qua” e “io” localizzate nell’abside e rispettivamente su pannello e parete. Per finire anche le luci dell’abside sono temporizzate: ogni 60′ per una durata complessiva di 60” lo spegnimento improvviso delle luci renderà perfettamente visibile dall’abside il raggio rosso che attraversa tutta la navata. Queste due scritte, frammenti dell’originaria affermazione, stanno proprio ad creare un effetto eco.“iononsonoqua” è testimonianza di una assenza e delle sue ripercussioni nello spazio: “io, …iononsonoqua,…qua,…io,…”, in un luogo un tempo consacrato e oggi privo di quel suo originario significato.

  • La tomba di agamennone (l’eco dei miei passi), 2003

    La tomba di agamennone (l’eco dei miei passi), 2003

    Dodici proiettori per diapositive con autofocus, cornici per diapositive vuote, nastro isolante nero.
    cm 600 x 600

    L’installazione è costituita da dodici dia-proiettori che disposti a cerchio proiettano dodici fasci luminosi disegnando rispettivamente sul suolo una stella e sulle pareti circostanti dodici quadri luminosi. Lo spettatore è qui invitato ad entrare nel cerchio luminoso e a vedere le dodici diverse proiezioni del suo piede o del suo corpo sulle pareti circostanti. In questo modo si vuole tradurre l’ effetto sonoro dell’eco dei passi che così fortemente caratterizza la tomba di Agamennone a Micene, sul piano visivo, la luce e la simultaneità delle diverse sfaccettature (o angolazioni) che questa può avere. L’installazione, rispetto alla sua prima versione, è qui arricchita dalla presenza di segni -linee verticali in nastro adesivo nero – che ricreano in modo astratto il disegno di un tohlos (antica tomba degli eroi) e dalla scritta “ciò che appare oggi lontano era un tempo vicinissimo”.

  • Iononsonoqua (deposizione dell’io), 2003

    Iononsonoqua (deposizione dell’io), 2003

    Laser rosso, macchina per fumo, pannelli in legno verniciati di nero, scritte rosse e temporizzatori.

    L’installazione è composta da tre scritte rosse, “io”, “iononsonoqua” e “qua”, da due pannelli verniciati di nero, da una linea luminosa rossa (laser), e da una macchina per il fumo. La linea luminosa, costituita da un laser rosso, connette due scritte “io” e “iononsonoqua” – in particolare i puntini delle due “i” iniziali – riportate rispettivamente sulla parete centrale dell’abside e su di uno dei pannello neri collocato all’inizio della navata della chiesa. I due pannelli fungono da supporti per una macchina laser (il laser collocato dietro al pannello lo attraversa in coincidenza del puntino della i di “iononsonoqua”) e per una macchina del fumo (anch’essa collocata dietro al pannello). Le macchine sono temporizzate in modo tale da fare fuoriuscire il fumo e che questo si distribuisca progressivamente lungo tutta la navata e rendendo nettamente visibile il raggio laser. Il secondo pannello e la sua rispettiva scritta sono invece ridotti del 39% rispetto al primo in modo da creare un’accellerazione prospettica se visti dall’entrata. Una ultima connessione è esplicitamente data dalla vicinanza delle scritte “qua” e “io” localizzate nell’abside e rispettivamente su pannello e parte. Per finire anche le luci dell’abside sono temporizzate: ogni 60′ per una durata complessiva di 60” lo spegnimento improvviso delle luci renderà perfettamente visibile dall’abside il raggio rosso che attraversa tutta la navata. Queste due scritte, frammenti dell’originaria affermazione, stanno proprio ad creare un effetto eco. “iononsonoqua” è testimonianza di una assenza e delle sue ripercussioni nello spazio: “io, …iononsonoqua,…qua,…io,…”, in un luogo un tempo consacrato e oggi privo di quel suo originario significato.

  • Aham na iha svaptah, 2003

    Aham na iha svaptah, 2003

    Lenzuola e fodere bianche, cuscini con stampe digitali nere e led lampeggiante rosso.
    cm 160 x 190

    (dalò sanscrito io non dormo qua)
    L’installazione è composta da quattro scritte nere stampate su cuscini, che tradotte dal sanscrito in italiano vogliono significare “io non dormo qua”, e da una luce led rossa lampeggiante: aham/io sono, na/non, iha/qua e svaptah/dormiente con la h finale con un puntino sottoscritto (led lampeggiante rosso). L’installazione vuole esprimere un paradosso coinvolgendo il suo diretto intorno: la vicina presenza (il led lampeggiante) di una lontana assenza (il sanscrito).

  • Iononsonoqua (deposizione dell’io), 2003

    Iononsonoqua (deposizione dell’io), 2003

    Stampe lambda su dibond, Plexiglas, distanziali
    cm126 x 100

    Installazione: pannelli in legno verniciati di nero, proiettore laser, macchina per il fumo, temporizzatore, scritte pre-spaziate adesive rosse.

  • lim(it)es, 2003

    lim(it)es, 2003

    Stampa lambda su dibond, Plexiglas, distanziale
    cm 100 x 100

    Immagine di progetto per installazione multimediale: proiettori laser, chiatte galleggianti, suoni su frequenza radio.

  • Le porte della percezione, 2004

    Le porte della percezione, 2004

    Stampe lambda su dibond, plexiglass, distanziale
    cm 100 x 100 cad.
  • Fi(l)bonacci’ linearity, 2004

    Fi(l)bonacci’ linearity, 2004

    Fibra ottica parzialmente ricoperta da guaina nera, illuminatore con luce a colori alternanti.
    Sspessore fibra 0,5 cm. per 30 m. di lunghezza

    (dall’inglese la linearità di fi(l)bonacci)
    Una fibra ottica di spessore minimo e lunga trenta metri proietta una luce che cambia continuamente di colori. La fibra è interamente rivestita da una guaina nera, ed è scoperta in quei soli punti che segnano l’andamento in metri della progressione matematica di Fibonacci. La fibra ottica sciolta costituisce quindi un “metro” luminoso della realtà che appeso a muro viene a cosotituire un quadro, un disegno casuale.

  • Le porte della percezione, 2004

    Le porte della percezione, 2004

    Porta luminose in fibra ottica rivestita da tubi trasparenti in plexiglas, sensore a infrarossi, computer, casse acustiche, nastro isolante nero
    cm 90 x 210 x 4

    “…attraversando una porta, invitati da una linea, percorriamo le stanze di un bagno: una prospettiva formata da tante porte ci racconta di un tempo non lontano in cui una infinità di presenze, persone, militari, si specchiavano, animando questo luogo; un viaggio spazio-temporale attraverso segni indelebili e impercettibili, e a conclusione di ciò, una porta che accendendosi al nostro passaggio e riproducendo il suono della porta di entrata alla caserma ci riporta alla realtà, interrompendo all’improvviso questo viaggio percettivo a-temporale.” Lo spettatore percorrendo lo spazio installativo scoprirà un oggetto inanimato, una cornice. La cornice, se attraversata, si accenderà improvvisamente aumentando progressivamente di intensità luminosa e riproducendo in sincronia il suono di apertura di una porta, indicando così il varco di una soglia spazio-temporale, l’entrata in un’ altro stato di coscienza.

  • in_tent, 2005

    in_tent, 2005

    Borsa in seta, fibre ottiche, illuminatori, batteria
    cm 32 x 29 x 10

    Le fibre ottiche sono intessute in modo da evidenziare la trama del tessuto di una borsa. La torsione che viene data all’attacco delle fibre ottiche con l’illuminatore determina l’effettiva apertura della borsa: la forma è quindi generata in modo indiretto da un’azione fisica più che da una vera e propria azione modellante.

  • Toccando l’invisibile (def. di invisibile in braille) , 2005

    Toccando l’invisibile (def. di invisibile in braille) , 2005

    Incisione laser su Plexiglas, barra super-Led, basamento in legno, sensore ad infrarossi
    cm 29,7 x 42 x 7 (basamento interattivo cm7 x 42 x 111,7)

    Una lastra in Plexiglas riporta inciso su di un lato un testo in braille che è la traduzione della definizione di invisibile presa dal dizionario Devoto. Il testo, minimamente percettibile, si illuminerà nel momento in cui si cercherà di toccarlo.

  • Nontiscordardimé (Realkarma), 2005

    Nontiscordardimé (Realkarma), 2005

    Bollette con data di scadenza., metacrilato trasparente, led lampeggiante blu, pannello fotovoltaico, batteria
    cm 10,5 x 43 x 3

    Un pannello fotovoltaico e una batteria alimentano un led lampeggiante blu che retroillumina, e in questo senso evidenzia, la data di scadenza di una bolletta: nontiscordardimé è infatti un fiore tecnologico che richiama nel colore della luce quello vero e un reminder che vuole ricordare una precisa scadenza. L’intsallazione è così costituita da tante bollette, o tanti nontiscordardimé, che lampeggianti in modo casuale e asincrono simboleggiano un realkarma.

  • Dissolvenze, 2005

    Dissolvenze, 2005

    Telaio di stampa di recupero, tessuto grigio, barre led, DMX
    cm 130 x 182

    Il quadro è costituito da un vecchio telaio di stampa serigrafica di riuso, interamente rivestito da tessuto grigio, e da un sistema luminoso che, collocato al suo interno, retroproietta sulla tela un disegno. Il disegno luminoso, gradiente di tessitura o campo prospettico percettivo, cambia continuamente di tonalità di colore e di intensità luminosa.
    Dissolvenze è una reinterpretazione del procedimento di stampa serigrafica in cui attraverso l’utilizzo della luce al posto del colore si vuole raccontare il processo stesso.

  • + o – qua, 2005

    + o – qua, 2005

    Elettroilluminescenze acqua marina, guaine di protezione in gomma nera, policarbonato trasparente, sensore di prossimità, relè
    cm 400 x 400

    Due elettroilluminsecenze di lunghezza quattro metri ciscauna segnano a terra due assi luminosi. Un sensore ad infrarossi, collocato a soffitto e in coincidenza del punto d’intersezione dei due assi, rilevando la presenza di uno spettatore spegne istantaneamente uno dei due assi, trasformando così il simbolo di un più in quello di un meno: + o – qua è infatti un “non indicatore di posizione” che vuole intenzionalmente interrogare lo spettatore sulla sua reale posizione.

  • + or – here (+ o – qua) , 2005

    + or – here (+ o – qua) , 2005

    Stampa lambda, Plexiglas, dibond, distanziale
    cm 100 x 100

    “+ o – qua” è un de-localizzatore spaziale costituito da tanti segni + che generano un preciso campo spaziale. Se infatti da un lato la tecnologia tende a localizzarci con assoluta precisione in ogni momento, “+ o – qua” vuole intenzionalmente “non indicare” la nostra posizione, rimandandoci continuamente ad altri punti, per interrogarci sul senso della nostra reale posizione nello spazio.

  • Oscillazioni, 2005

    Oscillazioni, 2005

    Laser, cabina di vetro

    “Oscillazioni” è un segno luminoso costituito da un laser di grande portata (sino a 1.5 km.) che intende evidenziare, amplificandolo, il movimento oscillatorio e continuo del grattacielo Pirelli di Milano (circa 20 cm. nella sommità del grattacielo): un movimento talmente impercettibile da non poter essere colto ad occhio ‘nudo’. Una fonte luminosa collocata sulla cima del grattacielo Pirelli genererà un raggio luminoso laser che andrà a colpire una seconda postazione, strategicamente individuata nell’intorno del grattacielo, che riceverà la parte terminale del raggio all’interno di una cabina di vetro trasparente. La cabina priva di entrate al pubblico, da un lato serve alla messa a norma del raggio (il raggio non può essere accessibile se non ad una distanza di 3.30 m), dall’altro serve a moltiplicare le oscillazioni della parte terminale del raggio stesso, in un gioco caledoscopico di riflessi. Il segno luminoso è pertanto pienamente visibile a partire dall’imbrunire mentre durante le ore di luce è riconoscible solo nella sua parte terminale: il punto terminale da esso proiettato in continuo movimento e i suoi riflessi.

  • Il paesaggio ritrovato, 2006

    Il paesaggio ritrovato, 2006

    Stampa lambda su dibond, Plexiglas, distanziale
    cm 100 x 100

    Il disegno riporta sotto forma di cartografia le parole chiave di un testo e le rispettive presenze all’interno dei singoli capitoli in modo da suggestionare modalità di lettura parallele, trasversali e non lineari: come link di un iper-testo che connettono una stessa parola chiave all’interno dei diversi con-testi in cui è presente. Il testo diviene così un paesaggio fisico e virtuale da percorrere in modalità diverse, anche visive.

  • Partita a dadi con Jodorwsky (inchiodando al muro la fortuna), 2006

    Partita a dadi con Jodorwsky (inchiodando al muro la fortuna), 2006

    Chiodi in ottone affissi a muro
    cm 15 x 120

    L’installazione è composta da chiodi in ottone che affissi a muro, come facce di dadi, rappresentano in successione le giocate di una partita a dadi con Jodorowsky: un atto quindi di psico-magia capace di invertire le energie latenti. La partita a dadi è infatti simbolo e rappresentazione massima del gioco della fatalità che ci coinvolge tutti in maniera passiva ma che in questo caso vuole essere ripresa e fissata “al muro” per essere almeno una volta lei stessa spettatrice delle nostre azioni trasformandoci da semplici spettatori in attori della nostra fortuna.

  • Partitadadialbuio, 2006

    Partitadadialbuio, 2006

    Stampa lambda su dibond, Plexiglas, distanziale
    cm 100 x 100
  • H2O_rizzonti, 2007

    H2O_rizzonti, 2007

    Incisione su metacrilato trasparente ad incastro su supporto in metacrilato
    cm 250 x 50

    La lastra riporta incisa una linea d’orizzonte imprecisata – un paesaggio, una curva geometrica, un grafico, un campo proiettivo – che cambia continuamente di gradazione di colore.

  • Reloaded_landscape, 2007

    Reloaded_landscape, 2007

    Simulazione a computer; vernici poliuretaniche termo e foto sensibili, pontili galleggianti in plastica
    misura ambiente

    L’installazione nasce dalla necessità di realizzare un’operazione di restyling in un fabbricato industriale (i cantieri navali Ferretti) senza che questa comporti l’effettiva demolizione e ricostruzione di stabili e preesistenze. L’idea è infatti quella di simulare un’architettura contemporanea per mezzo di un intervento grafico, un disegno al contorno, alternato ad interventi fisici puntuali e funzionali. Il disegno è esteso a tutte le superfici, pareti, pavimentazioni, persino alle superfici acquatiche, dove si materializza sotto forma di pontili galleggianti ribassabili. L’architettura si trasforma così in un paesaggio vivo, una continua ‘narrazione’, dove è lo spettatore/fruitore a dare il senso, vedendo e vivendo in maniera casuale le progressive aggregazioni/disgregazioni delle parti costitutive del disegno, le linee, a seconda della posizione nello spazio. Le vernici termo e foto sensibili utilizzate accentueranno questi continui cambiamenti permettendo letture diverse anche a seconda della luce, diurna o notturna, e della temperatura dell’ambiente.

  • Mapping, 2007

    Mapping, 2007

    Simulazione a computer di struttura in acciaio e legno, pedana galleggiante interattiva in PVC stampato, Led RGB, casse acustiche, sensori a pressione, laser, sistema informatico di controllo

    Mapping è una installazione multimediale interattiva pensata per essere collocata in occasione di importanti manifestazioni nei luoghi più strategici e simbolici di una città. Come segno orientativo/informativo, sintesi artistica dei diversi eventi sparsi nell’intero territorio urbano, mapping si configura come una pedana interattiva che vuole inserirsi nel suo contesto in forma mimetica, quasi ad alterarne minimamente e momentaneamente la percezione. La pedana è sopraelevata rispetto al livello della piazza di circa un metro ed è costituita da una
    rappresentazione in scala ridotta e sintetica della città. La mappa è inserita poi all’interno di una griglia, secondo i canoni tradizionali delle rappresentazioni cartografiche. Lo sfondo della rappresentazione è inoltre costituito da una stampa della pavimentazione sottostante, a
    sottolineare l’aspetto mimetico dell’installazione stessa. La pedana, se percorsa da uno o più spettatori, inizierà così a raccontare ed evidenziare i diversi eventi della manifestazione, in relazione alla posizione da questi effettivamente occupata. Due laser saranno infine posizionati in modo da incrociarsi e da far coincidere il punto d’intersezione con il corrispettivo punto rappresentato nella mappa. mapping, dall’inglese “mappando”, vuole infatti rappresentare l’azione dinamica di ricerca e di mappatura del territorio.

  • B4the_storm, 2008

    B4the_storm, 2008

    Incisione laser su Plexiglas, stampa lambda, dibond, distanziale, barra Led, sensore ad infrarossi
    cm 45 x 60 x 3

    Una lastra in Plexiglas applicata su fotografia riporta incise in maniera astratta – simboli di mirini digitali – e quasi impercettibile le sequenze di volo di stormi prima di migrare. Le incisioni sono rese visibili da un meccanismo luminoso interattivo che le illumina nel momento in cui lo spettatore si avvicina all’opera. “B4the_storm” vuole in questo modo raccontare quell’attimo, quell’istante che caratterizza la perdita della verginità di uno sguardo, che da spettatore passivo si trasforma in attore-captatore, fotografo o cacciatore.

  • Liquidspaces, 2009

    Liquidspaces, 2009

    Pedane in MDF, resina colorata, microfoni, equalizzatore, computer, proiettore laser
    misura ambiente

    L’installazione vuole sondare la reattività dello spazio alle nostre azioni attraverso un intervento minimo e mimetico, di sottile alterazione percettiva, in uno dei luoghi più simbolici della città di Milano: il Castello Sforzesco. “Liquidspaces” è infatti un segno luminoso interattivo provocato dagli stessi spettatori e dalla sonorità dell’ambiente circostante. Una proiezione laser dinamica, una sottile linea luminosa ondeggiante (blu), è posizionata all’interno di uno dei fossati del cortile del castello, in modo da ricreare un effetto “acquatico” come se questo fosse stato effettivamente ri-colmato d’acqua. La proiezione è originata dai suoni ripresi da due microfoni collocati al centro di una pedana, accessibile al pubblico e posizionata, a sua volta, sul ponte dello stesso fossato. I microfoni sono infatti collegati ad un sistema elettronico capace di tradurre, visivamente (un grafo) e in tempo reale, la sonorità dell’ambiente sotto forma di proiezione laser rasterizzata.

  • Where do we star(t) where do we go, 2009

    Where do we star(t) where do we go, 2009

    Matita su lucido
    cm 100 x 147

    In un lucido sono tracciate le linee di congiunzione tra costellazioni di un’immagine di cielo stellato. Le linee si fermano al contorno di ogni singolo punto luminoso in modo da evidenziarne in negativo la dimensione. “…come quando il nostro sguardo indagatore si rivolge al cielo per scovare temporanei punti d’appiglio, così il nostro errare in un territorio indefinito, lascia tracce di progressive germinazioni: cristalli di una topografia in divenire”.

  • Oscillazioni, 2005

    cm 100 x 100

    “Oscillazioni” è un segno luminoso costituito da un laser di grande portata (sino a 1.5 km.) che intende evidenziare, amplificandolo, il movimento oscillatorio e continuo del grattacielo Pirelli di Milano (circa 20 cm. nella sommità del grattacielo): un movimento talmente impercettibile da non poter essere colto ad occhio ‘nudo’. Una fonte luminosa collocata sulla cima del grattacielo Pirelli genererà un raggio luminoso laser che andrà a colpire una seconda postazione, strategicamente individuata nell’intorno del grattacielo, che riceverà la parte terminale del raggio all’interno di una cabina di vetro trasparente. La cabina priva di entrate al pubblico, da un lato serve alla messa a norma del raggio (il raggio non può essere accessibile se non ad una distanza di 3.30 m), dall’altro serve a moltiplicare le oscillazioni della parte terminale del raggio stesso, in un gioco caledoscopico di riflessi. Il segno luminoso è pertanto pienamente visibile a partire dall’imbrunire mentre durante le ore di luce è riconoscible solo nella sua parte terminale: il punto terminale da esso proiettato in continuo movimento e i suoi riflessi.