Mocellin+Pellegrini
Database Opere
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Hurt so good, 1999
Video, sonoro00:05:00Parte di un progetto in cui le dinamiche di relazione di coppia vengono comparate ai giochi infantili. Il testo della canzone che accompagna le immagini e che dà il titolo al video, parla di un rapporto amoroso dove dolore e piacere si sovrappongono. Il video viene presentato con delle immagini fotografiche che ritraggono la stessa scena sott’acqua.
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Words in danger, 2001
Spray mount su vetrodimensioni variabiliOttonella Mocelin, Nicola PellegriniInstallazione site specific composta da una serie di frasi scritte a mano sulle finestre delle ex terme inperiali di Karlsbad. Le frasi sono citazioni che portano lo spettatore a riflettere sul tema della guerra.
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Il gioco della verità, 2001
Questa performance si inserisce in un ciclo di progetti centrati sull’idea di gioco come metafora delle dinamiche esistenti nel rapporto di coppia. Il gioco è qui riproposto nella gara a due in cui a braccia distese si cerca di colpire il dorso della mano dell’altro. Durante l’azione visibile solo dalla strada, scriviamo sulla vetrina una serie di domande reciproche e il gioco va avanti fino a quando la finestra non sarà ricoperta di parole. A queste domande, riguardanti l’amore e il senso che esso ha nella nostra relazione personale, si somma un montaggio sonoro di dialoghi d’amore tratti da film, che, benchè aggiunga significato lavoro, ponendolo anche in un contesto più collettivo, non offre soluzioni definitive alle nostre domande. Quasi a sottolineare l’impossibilità di raggiungere una qualsiasi verità.
Lo spettatore partecipa da una distanza minima ma significativa, separato dall’azione da un muro trasparente di parole che traccia il confine tra spazio pubblico e spazio privato.
Sullo sfondo un video che ingigantisce una lampada dentro a cui galleggiano cuori colorati, produce l’effetto di una sorta di acquario. -

I am too sad to tell you, 2002
Video, sonoroloopDoppia proiezione sincronizzata su pareti opposte.
Questo progetto è parte di una collaborazione in progress nata da una riflessione sul gioco come metafora delle relazioni a due.
L’azione (Ottonella e Nicola che vanno in altalena) è ripresa da due punti di vista diametralmente opposti con l’intenzione di creare con l’installazione un continuo dialogo/movimento tra le due proiezioni.
Le voci fuori campo, che seguono l’andamento delle altalene, sono frutto di lunghe conversazioni durante le quali ci siamo confrontati utilizzando anche metodi usati in terapia come per esempio fare da specchio all’altro. Il testo che ne risulta, come spesso succede nella comunicazione tra due persone, è più simile a due monologhi separati che a un dialogo vero e proprio.
La semplicità delle immagini, con la loro costante anche se irregolare ripetizione, sposta l’attenzione verso il testo, aggiungendo così allo spazio una dimensione d’ascolto. -

Il carbone sotto la pelle, 2003
Video installazione a carattere singolo, suono00:13:00“Uno schermo nero, due voci; voci di un uomo e una donna invisibili che ripercorrono un passato drammatico. Raccontano la vita, la privazione, la paura. Raccontano il nero delle miniere di carbone, il buio di vite senza gioia e senza speranza.
Il carbone sotto la pelle è un video nato dall’incontro, avvenuto in Puglia, tra Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini e un gruppo di ex minatori salentini.
Emigrate in Belgio da giovani e poi tornate a vivere nella loro terra, queste persone si portano dentro un carico pesante di esperienze e di memorie.
Mocellin e Pellegrini hanno raccolto i loro racconti, testimonianze drammatiche e toccanti di quando lItalia era paese di emigrazione e non di immigrazione.
In questo video, che fa parte di una serie di opere nate dalla medesima situazione, si sono concentrati, in particolare, sul racconto di un ex
minatore, Lucio Parrotto, che nelle miniere del Belgio ha lavorato per 30 anni, e di sua moglie Angela Sozzi: il punto di vista maschile e quello femminile indissolubilmente intrecciati, due vite legate ad esperienze e memorie radicate laggiù sotto terra, nelle miniere belghe. I due artisti ne
hanno ripreso le parole, le hanno ripetute una per una, operando una forma di identificazione che contribuisce al loro approccio conoscitivo e che libera l’opera da ogni pericolo di neutralità, da ogni rischio di documentarismo.
Hanno compiuto così una sorta di viaggio nella memoria storica recente del Salento. Ma nessuna immagine accompagna il loro racconto. E non solo perché oggi l’abitudine ci rende pericolosamente impermeabili alle immagini; ma perché solo il nero pare abbastanza buio, abbastanza profondo per
accompagnare quel calarsi nelle viscere della terra e del dolore.” (Gabi Scardi)
Edizione di 3 + a.p. -

La canzone del minatore, 2003
Video installazione a carattere singolo, suono00:05:00Parte del progetto comprende la collaborazione con il coro ”La Sciuscitta” di Barbarano, composto prevalentemente da famiglie di ex minatori.
In questo video, girato nella antica torre di Salignano, i due artisti cantano insieme al coro la “canzone del minatore” scritta da Francesco Villani durante una convalescenza a seguito di un incidente in miniera in Belgio e mai più interpretata da allora.
Edizione di 3 + a.p. -

Nessuno parlava, 2003
Questo progetto consiste in una azione itinerante che ha avuto luogo per le strade di Milano la prima volta durante la guerra nel Kossovo e la seconda volta all’inizio del principio dell’invasione anglo-americana in Iraq nel 2003.
Un carretto a pedali appositamente allestito ed attrezzato con un sound system diffonde nelle zone più frequentate di Milano bollettini di guerra e notizie in generale sulla situazione nella ex Jugoslavia nel primo caso e sull’Iraq nel secondo. Il percorso che il veicolo percorre ogni giorno traccia idealmente una parola sulla mappa cittadina, componendo infine la frase: “nessuno parlava, nessuno aveva delle belle storie di guerra da raccontare” tratta da Mattatoio N.5 di Kurt Vonnegut.
Il nostro intento è quello di trasmettere notizie in un ambito ed in un modo diversi dall’abituale, per cercare di comunicarne la drammaticità in maniera più coinvolgente.
L’immagine evocata dall’apparizione fiabesca di questo carretto a pedali, viene contrastata dalla crudezza del messaggio sonoro. -

Il carbone sotto la pelle, 2003
Video, sonoroloopIl progetto, una sorta di percorso lungo l’ipogeo e nella cappella del santuario di Leuca Piccola a Barbarano (LE) comprende tre installazioni sonore, un’installazione audio e video e una performance. Materia prima di questo percorso sotterraneo è il racconto della storia di un minatore, una persona che ha passato 30 anni della sua vita a lavorare sotto terra nelle miniere del Belgio e di sua moglie. La storia, raccontata in maniera intima e personale, assume la forma di una doppia narrazione raccontata dalle voci dei due artisti.
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Controcorrente, 2004
Materiali varimisura ambiente“Controcorrente” consiste in un percorso sonoro inteso come memoria sommersa del luogo, che riaffiora dai muri del chiostro del Broletto. L’installazione, suddivisa in otto stazioni di ascolto situate lungo il perimetro del chiostro, segna, insieme ai 32 stendardi rossi, il limite simbolicamente invalicabile del chiostro.
La storia narrata è quella di un sacerdote ed una donna che per amore hanno attraversato i confini del chiostro, rompendo le regole imposte dal Diritto Canonico. I protagonisti di questo racconto sono Alberto, il giovane priore del Monastero Chiaravalle e la sua compagana Elena. La storia di Alberto e Elena, secondo i loro rispettivi punti di vista, è narrata, mantenendo il tono intimo e personale del racconto originale, dalle nostre voci che funzioneranno in questo modo come una sorta di eco. Sugli stendardi si possono leggere due frasi: camminando in senso orario, i pesci morti navigano con la corrente; camminando in senso antiorario, i pesci vivi navigano controcorrente.
Una parte del progetto consiste in una rassegna cinematografica inserita nell’ambito della programmazione estiva del cinema all’aperto allestito nel chiostro. I titoli proposti, scelti insieme ai protagonisti del lavoro, sono film che hanno avuto particolare rilievo nella loro storia.
L’intento del progetto è quello di mettere in relazione l’uso attuale del cortile, soprattutto in veste di cinema all’aperto, ovvero luogo pubblico adibito alla narrazione, con i conventi di monache e di frati che hanno abitato il chiostro in passato. -

NO!, 2004
Materiali varimisura ambientePerformance e installazione realizzata per Isola dell’Arte, il Centro d’Arte Contemporanea nato a Milano per salvare dalla demolizione la Stecca degli artigiani ed il giardino adiacente.
Il muro d’entrata alla sala espositive di IDA è stato ristrutturato, intonacato e dipinto di rosso, creando un segno tangibile della volontà di restituire dignità allo spazio. Attraverso un buco circolare che collega i due lati del muro Ottonella e Nicola si sono ammanettati uno all’altro vestiti da sposi. Con questa tecnica, ereditata dagli squatters inglesi, hanno al contempo opposto i loro corpi alla demolizione e commentato sulle dinamiche di relazione implicite nel rapporto di coppia.
Dopo la performance le manette sono state lasciate nel buco per poter essere utilizzate dal pubblico. -

Così lontano, così vicino, 2004
Video, sonoromisura ambienteUn vagone ferroviario, una storia: lo scambio epistolare tra due sposi durante la Seconda Guerra Mondiale. Lei è a casa con i figli, lui è deportato in Germania come prigioniero politico. Nicola Pellegrini legge le lettere della donna, Ottonella Mocellin quelle dell’uomo. Nel vagone, al buio, le voci si alternano per quasi un’ora mentre due immagini sono proiettate ad intervalli su due finestrini. Tratte da filmati storici, mostrano una donna nell’atto di trasportare una bara e un uomo che sorregge una culla.
In sottofondo frammenti sonori d’epoca, con canzoni dai campi di concentramento, musiche fasciste e qualcosa d’inquietante che ritorna nei discorsi sulla pace e sulla guerra di Turati, Pio X, Hitler, Mussolini..
(Alessandra Pioselli) -

togetherforever, 2005
Video-installazione a tre canali, suono00:12:00Il gesto della decapitazione, lontano dall’essere sminuito come atto barbarico, viene assimilato a tutte le guerre fatte in nome di Dio. La storia d’amore, che Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini immaginano ci sia stata tra i due personaggi, ci permette di considerare l’episodio da una prospettiva diversa. Il loro contrastato rapporto può essere letto, seppure in scala ridotta, come l’emblema del dissidio tra i popoli. Lui è visto come un moralizzatore che è in grado di prevedere grandi tragedie, ma è incapace di comprendere a fondo le ragioni della sua compagna e di capire la differenza tra universale e individuale. Lei è una donna dei sensi che danza per un intrinseco impulso di sana leggerezza, ma sembra incapace di guardare la realtà nella sua complessità globale. La scelta di questo soggetto è per i due artisti anche un modo per confrontarsi con l’arte del passato, dal momento che Salomè acquista autonomia e spessore attraverso le numerose rappresentazioni e le molteplici interpretazioni che si susseguono nei diversi periodi della storia dell’arte.
In “togetherforever” la dualità tra gioia e tragedia è un motivo costante. La ballerina che regge la testa su un piatto mentre gira su un carillon alle note di “What a wonderful world” di Louis Amstrong (una delle canzoni di cui era stata vietata la trasmissione negli Stati Uniti dopo l’11 settembre), stravolge lo stereotipo del classico carillon, trasformandolo da giocoso a tragico, mentre nella piacevole immagine della Salomè/Ottonella che danza di spalle, la presenza del coltello preannuncia un atto di violenza. In un’altra foto Giovanni/Nicola è sospeso in aria nel buio di un paesaggio urbano e guarda il mondo alla rovescia, costretto dal suo nuovo stato a cogliere altri punti di vista. La ricerca di una giusta visione è ribadita del resto proprio da una frase pronunciata nel video: “da questa prospettiva tutto è rovesciato, cioè finalmente nel verso giusto”. L’idea del rovesciamento ricorre anche nella foto del piano tipografico visto dall’alto che visualizza un brano di conversazione estratto dal video, comprensibile solo se letto al contrario. La triplice proiezione dell’installazione video è scandita dal colloquio sussurrato tra i due personaggi. Entrambi si trovano in contesti contemporanei: lei è in un luna park e lui in un mercato; ma questi luoghi, colti nella loro desolazione notturna, contengono una dimensione onirica che lascia spazio alle immagini evocate dalle sonorità avvolgenti del dialogo.
Edizione di 2 (italiano), 2 (inglese) + a.p. -

Honeymoon (Deogarh), 2005
Lightboxcm 70 x 100Ottonella Mocellin, Nicola PellegriniSerie di immagini scattate durante il viaggio di nozze in India degli artisti. La serie fa parte di un progetto più ampio incentrato su una riflessione sul mito della famiglia ideale e sulla strumentalizzazione dell’idea di famiglia nella società italiana attuale. Ognuna di queste fotografie è scattata in una delle stanze d’albergo in cui hanno dormito durante il viaggio.
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Honeymoon (Ghanerao), 2005
Lightboxcm 70 x 100Ottonella Mocellin, Nicola PellegriniSerie di immagini scattate durante il viaggio di nozze in India degli artisti. La serie fa parte di un progetto più ampio incentrato su una riflessione sul mito della famiglia ideale e sulla strumentalizzazione dell’idea di famiglia nella società italiana attuale. Ognuna di queste fotografie è scattata in una delle stanze d’albergo in cui hanno dormito durante il viaggio.
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Il gioco della verità (oggi si e domani?), 2005
Il lavoro è un riadattamento della performance video-installazione del 2001, alla Fondazione Adriano Olivetti di Roma, per una mostra che inaugurava tre giorni dopo il nostro matrimonio. In questo caso, svolgiamo l’azione indossando gli abiti da sposi e le domande che scriviamo sui vetri affrontano il tema del matrimonio, sia dal punto di vista esistenziale che da quello politico. Oltre a una certa dose di auto ironia, sottolineata anche dalla scenografia romantica che incornicia l’azione, emerge da questo lavoro una riflessione sul tentativo, da parte di chiesa e governo, di ripristinare una società conservatrice in cui matrimonio e famiglia tornino ad assumere un valore assoluto.
Giocando su un ribaltamento dello stereotipo del matrimonio come materia domestica, l’azione si svolge all’esterno, nel giardino della Villa Reale e li pubblico assiste alla performance dall’interno del PAC. Sullo sfondo, il giardino illuminato e un romantico arco di piante fiorite sotto al quale si svolge il gioco. -

Honeymoon (Kakoo), 2005
Lightboxcm 70 x 100Ottonella Mocellin, Nicola PellegriniSerie di immagini scattate durante il viaggio di nozze in India degli artisti. La serie fa parte di un progetto più ampio incentrato su una riflessione sul mito della famiglia ideale e sulla strumentalizzazione dell’idea di famiglia nella società italiana attuale. Ognuna di queste fotografie è scattata in una delle stanze d’albergo in cui hanno dormito durante il viaggio.
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Never let me go, 2005
La performance consiste in una sorta di tableau vivant sonoro che mette in scena una riflessione sul tema dello sdoppiamento di personalità e sul trauma della separazione.
Seduti una sopra l’altro cantiamo la canzone “Love me tender”, accompagnati da un piccolo carillon, creando un’immagine straniante e di forte impatto emotivo, ispirata al film “Santa sangre” di Jodorowsky.
Il volto e il corpo visibili al pubblico sono quelli di Ottonella, mentre la voce e le mani che suonano il piccolo strumento sono quelle di Nicola.
In un ritmo scandito dal canto e dalla musica, i nostri corpi sovrapposti si muovono all’unisono, formando una figura unica, dentro ai cui confini è difficile stabilire dove finisca una persona e dove ne inizi un’altra.
Diversamente che nella performance “NO!”, in cui viene enfatizzata la linea netta che separa ogni persona dalle altre e in cui il contatto fisico avviene in un luogo nascosto all’occhio del pubblico, “Never let me go” esplora la complementarità e continuità dei corpi, la possibilità di esistere, anche per un solo istante, come un’entità al contempo unica e doppia. -

Le cose non sono quelle che sembrano, 2005
Materiali vari, altalena, tavolomisura ambienteIl progetto consiste in due installazioni sonore, fruibili dal pubblico attraverso l’esperienza dell’ascolto e del gioco. Più che di installazioni separate, il nostro intervento è una narrazione unica scomposta in più parti, dove la storia viene raccontata da due diversi punti di vista. Come in molti progetti recenti, tornano i temi del doppio e dello specchio, della narrazione, dell’uso della voce e della parola scritta, della metafora dell’infanzia e del mondo dei giochi.
L’installazione è composta da quattro elementi: un’altalena appesa ad una struttura tesa tra due ulivi, cui sedile di legno è inciso il gioco del bersaglio. Un tavolo di marmo e quattro sedili posizionati sulla balza inferiore a quella su cui si trova l’altalena, alla sua sinistra guardando a valle. Sul piano del tavolo scolpito a bassorilievo un tavoliere da scarabeo al cui centro sono leggibili le parole: “insect”e “incest”. Il piano del tavolo è cavo e al suo interno sono posizionate due casse acustiche che riprducono l’altra parte di racconto. All’interno del supporto del tavolo è situata una scatola di metallo contenente tutto l’occorrente per giocare: le tessere dello scarabeo, le regole del gioco, la clessidra. Anche in questo caso l’audio viene azionato da una fotocellula all’arrivo del pubblico. Alcuni cespugli di Budleia Davidii, arbusto che attira le farfalle. Un albero da frutta con un doppio innesto (metafora dell’incesto) sullo stesso impianto, che produrrà due diversi frutti.
“Le cose non sono quelle che sembrano” trae ispirazione da due romanzi, ambientati in epoca vittoriana, in cui il giardino è un elemento fondamentale: “Ada o Ardore” di Vladimir Nabokov e “Angeli e Insetti” di Antonia S. Byatt. Questi racconti hanno in comune una storia di incesto tra fratello e sorella, un interesse per il mondo degli insetti inteso come metafora per la sfera della sessualità e l’uso di giochi di parole e anagrammi, come ad esempio: insect e incest.
Nel progettare il nostro intervento abbiamo immaginato di riportare alla luce un mistero nascosto, legato ipoteticamente alla storia del luogo, ma nascosto per anni nel folto della vegetazione. Come se dietro all’ordine apparente delle cose, dietro alla precisa geometria del giardino solare e mediterraneo, il parco celasse un’anima romantica e intricata come una tela di ragno, lungo le cui direttrici, come linee invisibili di energia sotterranea, fossero celati antichi segreti. -

Pizzini ascolani, 2006
Post-it, inchiostro nerodimensioni variabiliOttonella Mocellin, Nicola PellegriniInstallazione composta da post-it scritti a mano e attaccati sui muri della sede espositiva (una casa privata). Il lavoro è il risultato un laboratorio di tre giorni con gli studenti di un corso di Progettazione Architettonica del primo anno della facoltà di Architettura di Ascoli Piceno. Il laboratorio consisteva nel cercare di posare uno sguardo estraneo sullo spazio privato della casa e sull’abitare, focalizzando l’attenzione sulle tracce che popolano la casa. In un primo momento gli studenti hanno individuato delle famiglie, si sono fatti accettare nelle loro case e le hanno fotografate. Poi in un secondo incontro hanno mostrato alle famiglie le fotografie e hanno chiesto loro di descrivere le immagini, registrando quello che dicevano. Sui post-it sono trascritte varie frasi tratte da queste descrizioni.
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La città negata (video still: A time that I remember with sadness), 2006
Video a canale singolo, colore e suono00:14:30Otonella Mocellin, Nicola PellegriniIl video racconta la storia di Santo e Peppino, due amici non vedenti dalla nascita. Accompagnando i due artisti in un viaggio attraverso l’oscurità e alla scoperta della loro città, Palermo, Santo e Peppino intrecciano le loro storie raccontando della propria vita, del proprio modo di sognare e di vedere il mondo. Girato nell’Orto Botanico di Palermo, luogo magico e sospeso, il video si presenta come una narrazione doppia. Santo e Peppino svelano una città fuori dagli schemi, l’esperienza del quotidiano, ricordi privati e fatti pubblici. L’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso cui comprendere in altro modo la realtà.
Santo e Peppino non narrano direttamente. Sono i due artisti, Ottonella e Nicola, che prestano la loro voce ai due protagonisti. Seguendo un percorso iniziato da tempo in cui è privilegiato l’aspetto sonoro, il video è costruito seguendo la voce e scarnificando il linguaggio visivo. Le immagini restituiscono una Palermo fuori fuoco e rallentata. La città negata fa parte di una serie di progetti dei due artisti basati su una riflessione sui rapporti interpersonali e che nascono dal desiderio di raccontare storie altrui attraverso la propria voce e il proprio corpo. L’intenzione dei due artisti è quella di creare, attraverso la condivisione, un’area di scambio legata alla sfera dell’emotività in cui arte e narrazione possano essere considerate come doni reciproci. -

La città negata (video still: I came to term with my lack of sight), 2006
Video a canale singolo, colore e suono00:14:30Otonella Mocellin, Nicola PellegriniIl video racconta la storia di Santo e Peppino, due amici non vedenti dalla nascita. Accompagnando i due artisti in un viaggio attraverso l’oscurità e alla scoperta della loro città, Palermo, Santo e Peppino intrecciano le loro storie raccontando della propria vita, del proprio modo di sognare e di vedere il mondo. Girato nell’Orto Botanico di Palermo, luogo magico e sospeso, il video si presenta come una narrazione doppia. Santo e Peppino svelano una città fuori dagli schemi, l’esperienza del quotidiano, ricordi privati e fatti pubblici. L’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso cui comprendere in altro modo la realtà.
Santo e Peppino non narrano direttamente. Sono i due artisti, Ottonella e Nicola, che prestano la loro voce ai due protagonisti. Seguendo un percorso iniziato da tempo in cui è privilegiato l’aspetto sonoro, il video è costruito seguendo la voce e scarnificando il linguaggio visivo. Le immagini restituiscono una Palermo fuori fuoco e rallentata. La città negata fa parte di una serie di progetti dei due artisti basati su una riflessione sui rapporti interpersonali e che nascono dal desiderio di raccontare storie altrui attraverso la propria voce e il proprio corpo. L’intenzione dei due artisti è quella di creare, attraverso la condivisione, un’area di scambio legata alla sfera dell’emotività in cui arte e narrazione possano essere considerate come doni reciproci. -

La città negata (video still: I never studied books in Braille), 2006
Video a canale singolo, colore e suono00:14:30Otonella Mocellin, Nicola PellegriniIl video racconta la storia di Santo e Peppino, due amici non vedenti dalla nascita. Accompagnando i due artisti in un viaggio attraverso l’oscurità e alla scoperta della loro città, Palermo, Santo e Peppino intrecciano le loro storie raccontando della propria vita, del proprio modo di sognare e di vedere il mondo. Girato nell’Orto Botanico di Palermo, luogo magico e sospeso, il video si presenta come una narrazione doppia. Santo e Peppino svelano una città fuori dagli schemi, l’esperienza del quotidiano, ricordi privati e fatti pubblici. L’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso cui comprendere in altro modo la realtà.
Santo e Peppino non narrano direttamente. Sono i due artisti, Ottonella e Nicola, che prestano la loro voce ai due protagonisti. Seguendo un percorso iniziato da tempo in cui è privilegiato l’aspetto sonoro, il video è costruito seguendo la voce e scarnificando il linguaggio visivo. Le immagini restituiscono una Palermo fuori fuoco e rallentata. La città negata fa parte di una serie di progetti dei due artisti basati su una riflessione sui rapporti interpersonali e che nascono dal desiderio di raccontare storie altrui attraverso la propria voce e il proprio corpo. L’intenzione dei due artisti è quella di creare, attraverso la condivisione, un’area di scambio legata alla sfera dell’emotività in cui arte e narrazione possano essere considerate come doni reciproci. -

La città negata (video still:It’s a mistery to me), 2006
Video a canale singolo, colore e suono00:14:30Otonella Mocellin, Nicola PellegriniIl video racconta la storia di Santo e Peppino, due amici non vedenti dalla nascita. Accompagnando i due artisti in un viaggio attraverso l’oscurità e alla scoperta della loro città, Palermo, Santo e Peppino intrecciano le loro storie raccontando della propria vita, del proprio modo di sognare e di vedere il mondo. Girato nell’Orto Botanico di Palermo, luogo magico e sospeso, il video si presenta come una narrazione doppia. Santo e Peppino svelano una città fuori dagli schemi, l’esperienza del quotidiano, ricordi privati e fatti pubblici. L’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso cui comprendere in altro modo la realtà.
Santo e Peppino non narrano direttamente. Sono i due artisti, Ottonella e Nicola, che prestano la loro voce ai due protagonisti. Seguendo un percorso iniziato da tempo in cui è privilegiato l’aspetto sonoro, il video è costruito seguendo la voce e scarnificando il linguaggio visivo. Le immagini restituiscono una Palermo fuori fuoco e rallentata. La città negata fa parte di una serie di progetti dei due artisti basati su una riflessione sui rapporti interpersonali e che nascono dal desiderio di raccontare storie altrui attraverso la propria voce e il proprio corpo. L’intenzione dei due artisti è quella di creare, attraverso la condivisione, un’area di scambio legata alla sfera dell’emotività in cui arte e narrazione possano essere considerate come doni reciproci. -

La città negata (video still: My relation with visual disablement, 2006
Video a canale singolo, colore e suono00:14:30Otonella Mocellin, Nicola PellegriniIl video racconta la storia di Santo e Peppino, due amici non vedenti dalla nascita. Accompagnando i due artisti in un viaggio attraverso l’oscurità e alla scoperta della loro città, Palermo, Santo e Peppino intrecciano le loro storie raccontando della propria vita, del proprio modo di sognare e di vedere il mondo. Girato nell’Orto Botanico di Palermo, luogo magico e sospeso, il video si presenta come una narrazione doppia. Santo e Peppino svelano una città fuori dagli schemi, l’esperienza del quotidiano, ricordi privati e fatti pubblici. L’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso cui comprendere in altro modo la realtà.
Santo e Peppino non narrano direttamente. Sono i due artisti, Ottonella e Nicola, che prestano la loro voce ai due protagonisti. Seguendo un percorso iniziato da tempo in cui è privilegiato l’aspetto sonoro, il video è costruito seguendo la voce e scarnificando il linguaggio visivo. Le immagini restituiscono una Palermo fuori fuoco e rallentata. La città negata fa parte di una serie di progetti dei due artisti basati su una riflessione sui rapporti interpersonali e che nascono dal desiderio di raccontare storie altrui attraverso la propria voce e il proprio corpo. L’intenzione dei due artisti è quella di creare, attraverso la condivisione, un’area di scambio legata alla sfera dell’emotività in cui arte e narrazione possano essere considerate come doni reciproci. -

Visitati occasionalmente da un raro arcobaleno, 2007
00:40:00Con visitati occasionalmente da un raro arcobaleno, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini coniugano poesia, videoarte, internet ed elementi teatrali in un mix delicato e suggestivo che racconta di guerra e violenza, identità e spaesamento. La realtà drammatica della vita quotidiana in terra di Palestina – quella realtà che deborda dai media ogni giorno fino a saturare la nostra capacità di dolerci o indignarci – riesce di nuovo a parlarci qui tramite un complesso montaggio di suoni e parole ed un visionario collage video in cui le immagini, elaborate per prendere le distanze dalle quotidiane notizie di conflitto che ci passano i media, assumono un carattere straniante e poetico. ll lavoro è stato quello di dare voce e mettere in relazione le parole di Laila El-Haddad, giornalista palestinese che vive a Gaza, e quelle di David Grossman, scrittore israeliano che vive a Gerusalemme ed esponente di rilievo di Peace Now. Da queste fonti (interviste, articoli e blog trovati sulla rete) gli artisti hanno costruito un dialogo immaginario tra una palestinese e un israeliano, letto dal vivo dagli artisti stessi in occasione della performance ed accompagnato, oltre che dalle immagini del video, dalla musica dell’oud di Adel Salamel e dal canto di sua moglie Naziha Azzouz. La terza fonte è il poeta palestinese Mahmoud Darwish, di il video illustra parte di un saggio sui fiori palestinesi, intesi come simbolo di bellezza fertilità e fragilità di quella terra contesa e bagnata dal sangue.
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Generalmente le buone famiglie sono peggiori delle altre, 2010
Video installazione a 2 canali00:20:00Montaggio di vecchi filmati che, a partire dagli anni 20, ritraggono la vita delle famiglie degli artisti. Questa narrazione, composta da immagini in bianco e nero e a colori e da un testo scritto dagli artisti è pensata come un racconto per immagini, suoni e parole legate tra loro in maniera intima e personale. Una sorta di memoria sommersa che riaffiora dall’inconscio come un sogno e prende la forma di una lettera alla figlia.
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Messico famigliare, 2010
Pannelli di Plexiglas dipinti e incisi a mano, fonovaglia, disco in vinile, tavolino, seggioline e struttura in metallo, lampadem 3 x 3 x 2L’installazione è una struttura rovesciata e adagiata al suolo, un ingrandimento della classica casa giocattolo dei bambini, composta da 4 pareti e un tetto spiovente. Questa casa caduta, simbolo che rimanda al mondo dell’infanzia, è composta da pannelli di plexiglas specchiato all’esterno e dipinto di rosso all’interno. Sulle sue pareti sono incise a mano una serie di frasi realmente dette sull’adozione, che riflettono in maniera semplice e diretta i pregiudizi del pensiero comune. All’interno della struttura, una vecchia fonovaligia suona un vinile su cui è inciso un racconto sul tema dell’adozione con la struttura di una fiaba. La contrapposizione tra esterno e interno da luogo ad una riflessione sulle problematiche legate alla formazione dell’identità, all’idea di famiglia e genitorialità e all’inserimento di una bambina/bambino di origini straniere e tratti somatici differenti in un paese che sta diventando sempre più xenofobo, impoverito culturalmente e terrorizzato dal futuro e dalla diversità.
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Little boxes, 2010
Laboratorio con casette in cartone, fogli di carta, materiale vario per colorare, dipingere, ritagliare, oggetti varidimensione ambienteLaboratorio sul tema dello spazio domestico e della famiglia che coinvolge una classe dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia. Per sollecitare la riflessione vengono utilizzate delle casette di cartone che i bambini dovranno abitare e personalizzare, cioè dipingere, decorare, “arredare”… Le casette neutre sono installate nello spazio dal momento dell’inaugurazione e lo spazio del laboratorio cambia durante il corso della mostra diventando una sorta di work in progress…
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Il più meraviglioso fiore del nostro albero genealogico, 2010
Disco in vinile a 33 giri (copertina)cm 30 x 30Il disco racconta, usando la struttura della fiaba, la storia dell’adozione della figlia degli artisti. Il racconto, scritto e letto all’unisono dagli artisti, narra in maniera intima e commovente l’attesa, il momento dell’incontro, la meraviglia del periodo passato nel paese d’origine, l’apertura verso l’altro che il progetto adottivo naturalmente comporta e le paure legate al futuro.
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Qui buio c’è! Perchè?, 2010
Stampa Duratrans, lampade a cellule in fogli, pannello in Plexiglascm 70 x 150Tappeto luminoso che cita una delle prime frasi detta dalla figlia di 2 anni degli artisti. Il testo è scritto sullo sfondo di un immaginario cielo stellato composto dall’unione delle loro 3 costellazioni. Nell’immagine appare anche il disegno dei piedi della figlia fatto a 4 mani insieme a suo padre. Questa sorta di cielo capovolto, che porta lo sguardo verso il basso, introduce, con una domanda semplice ma che rimanda ad una condizione esistenziale, la video installazione “Generalmente le buone famiglie sono peggiori delle altre.”
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La città negata (video still: My relation with visual disablement, 2006
00:14:30Otonella Mocellin, Nicola PellegriniIl video racconta la storia di Santo e Peppino, due amici non vedenti dalla nascita. Accompagnando i due artisti in un viaggio attraverso l’oscurità e alla scoperta della loro città, Palermo, Santo e Peppino intrecciano le loro storie raccontando della propria vita, del proprio modo di sognare e di vedere il mondo. Girato nell’Orto Botanico di Palermo, luogo magico e sospeso, il video si presenta come una narrazione doppia. Santo e Peppino svelano una città fuori dagli schemi, l’esperienza del quotidiano, ricordi privati e fatti pubblici. L’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso cui comprendere in altro modo la realtà.
Santo e Peppino non narrano direttamente. Sono i due artisti, Ottonella e Nicola, che prestano la loro voce ai due protagonisti. Seguendo un percorso iniziato da tempo in cui è privilegiato l’aspetto sonoro, il video è costruito seguendo la voce e scarnificando il linguaggio visivo. Le immagini restituiscono una Palermo fuori fuoco e rallentata. La città negata fa parte di una serie di progetti dei due artisti basati su una riflessione sui rapporti interpersonali e che nascono dal desiderio di raccontare storie altrui attraverso la propria voce e il proprio corpo. L’intenzione dei due artisti è quella di creare, attraverso la condivisione, un’area di scambio legata alla sfera dell’emotività in cui arte e narrazione possano essere considerate come doni reciproci.






































