
“Uno schermo nero, due voci; voci di un uomo e una donna invisibili che ripercorrono un passato drammatico. Raccontano la vita, la privazione, la paura. Raccontano il nero delle miniere di carbone, il buio di vite senza gioia e senza speranza.
Il carbone sotto la pelle è un video nato dall’incontro, avvenuto in Puglia, tra Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini e un gruppo di ex minatori salentini.
Emigrate in Belgio da giovani e poi tornate a vivere nella loro terra, queste persone si portano dentro un carico pesante di esperienze e di memorie.
Mocellin e Pellegrini hanno raccolto i loro racconti, testimonianze drammatiche e toccanti di quando lItalia era paese di emigrazione e non di immigrazione.
In questo video, che fa parte di una serie di opere nate dalla medesima situazione, si sono concentrati, in particolare, sul racconto di un ex
minatore, Lucio Parrotto, che nelle miniere del Belgio ha lavorato per 30 anni, e di sua moglie Angela Sozzi: il punto di vista maschile e quello femminile indissolubilmente intrecciati, due vite legate ad esperienze e memorie radicate laggiù sotto terra, nelle miniere belghe. I due artisti ne
hanno ripreso le parole, le hanno ripetute una per una, operando una forma di identificazione che contribuisce al loro approccio conoscitivo e che libera l’opera da ogni pericolo di neutralità, da ogni rischio di documentarismo.
Hanno compiuto così una sorta di viaggio nella memoria storica recente del Salento. Ma nessuna immagine accompagna il loro racconto. E non solo perché oggi l’abitudine ci rende pericolosamente impermeabili alle immagini; ma perché solo il nero pare abbastanza buio, abbastanza profondo per
accompagnare quel calarsi nelle viscere della terra e del dolore.” (Gabi Scardi)
Edizione di 3 + a.p.