Carlo Dell’Acqua
Database Opere
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Inside – Insight, 1994
Plexiglas, ferro, plasticamisura ambienteUn frammento di materiale plastico è stato plasmato ripiegandolo su se stesso per poi essere fissato, isolato e sospeso su una parete trasparente; questa crea un diaframma tra l’esterno e l’interno di una stanza da bagno in una villa di rappresentanza di inizio secolo.
Il titolo gioca sull’assonanza dei termini “inside” e “insight”. Quest’ultimo è da intendersi in riferimento all’uso fatto in psicologia, più precisamente dalla Gestaltpsychologie. -

Sospensione, 1995
Testuggine impagliata, vetro, nylon, plasticadimensioni variabiliL’installazione è stata collocata in uno spazio costituito da due locali simili, quasi speculari, collegati da un’apertura. Chiudo l’apertura con un vetro intelaiato – la stanza isolata diventa una proiezione dell’altra. La proiezione non vuole essere solo spaziale ma psichica, il locale viene investito psichicamente, o meglio affettivamente, e la sua manifestazione è una testuggine sospesa all’altezza dello sguardo; l’oggetto dell’allucinazione è una tassidermia di una testuggine prestata da un museo di scienze naturali.
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Azienda per la promozione turistica della montagna, 1995
Materiali varimisura ambienteLo spettatore per accedere all’Openspace deve passare davanti all’ufficio di “promozione turistica della Valtellina”. Lavoro intorno a questa situazione e costruisco in un locale dello spazio espositivo una parodia dell’ufficio appena visto. Sono incuriosito da questi spazi (naturali e culturali) trasposti e custoditi in stand o vetrine per messaggi pubblicitari. In questo caso, inoltre, essendo valtellinese, mi sento maggiormente coinvolto in quanto “valligiano” e da quando risiedo a Milano “villeggiante”. Questa doppiezza, questo che sembra il gioco di sconfinamento tra autentico (valligiano) e inautentico (villeggiante), mi permette un momentaneo travestimento: io valligiano divento l’inautentica immagine (fotografata) di un valligiano falso e svuotato come gli animali che mi circondano. Divento parte di un’idea di montagna estranea ma che in fondo mi ha sempre attratto sin da piccolo, perché i “signori”, come chiamano i villeggianti nelle valli, sono sempre stati visti con diffidenza e distanza ma anche con una buona dose di invidia e curiosità. Lo spazio chiuso dal vetro delimita il confine entro il quale si svolge questo gioco di scambi e segnala che la riflessione ha una sua dimensionalità misurata, contenuta. Spazio concreto, ma, proprio perché reso inaccessibile dalla barriera in vetro, spostato su un piano astratto di pura contemplazione-riflessione. Credo solo una divertita reificazione dell’idea di montagna o di natura, promossa dalle agenzie turistiche e dai mass media in genere.
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Borderline, 1996
Cemento, vetro, legno, fotografia su acetatomisura ambienteL’installazione consiste in due operazioni, svolte la prima all’interno dello spazio espositivo, la seconda all’esterno, su una vetrina della galleria. All’interno, in un locale attiguo allo spazio espositivo principale, colloco una struttura in cemento che rimanda per forma ad una culla, chiudo l’accesso al locale con un vetro che porta in alto un’immagine trasparente in bianco e nero che rappresenta dei bambini schierati disciplinatamente in occasione di una cerimonia religiosa. Lo spazio espositivo principale diventa un vuoto punto di vista per l’oggetto in cemento mediato dall’immagine sul vetro. All’esterno sulla vetrina, attraverso una proiezione di una diapositiva, compare la stessa immagine dei bambini raccolti in cerimonia con la scritta “borderline” ben visibile dai passanti nelle ore dopo l’imbrunire.
Appunti sulla linea di confine: Decidere di stare da una parte o dall’altra; ad ogni passaggio incontrare i doganieri bambini, cadetti già bene allineati, volti conosciuti: i nostri, appunto; si incontrano al confine con lo stato della memoria, luogo di relitti che a volte sconfinano. -

Isoterma domestica, 1997
Escavazione di parte muraria, plastica, termometri, cotonedimensioni variabiliAggiunte di spirito: Il nostro simboletto o marchietto, immagine di garanzia, sicurezza, fedeltà, controllo, è maturato, ha assunto una sua concrettezza, si è rappreso, materializzato a vita propria. Immaginetta cresciuta, ha perso addirittura lo status di simbolo e naviga felice e fluttuante nel paesaggio psichico. A volte si appoggia ai muri sfondandoli, si inoltra nelle mura domestiche, le incide profondamente. E qui discretamente ma inesorabilmente climatizza, ovatta l’ambiente. Regna così l’isoterma della passività, le passioni sono sotto controllo, vietate le teste calde, vietate le scalmane.
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My sound house, 1998
Fotografie e videodimensioni variabili (fotografie cm 50 x 60)Il video riprende un’azione svolta dall’autore che lo vede agire su un modellino di una casa con un rumore di fondo forte e fastidioso, smontare il modello e ricomporlo riempiendolo di ovatta. Parallelamente il suono si attutisce, fino a scomparire a operazione conclusa.
Note: Il soggetto del lavoro è un modellino in legno di una casa di montagna – casa mia in questo caso. Il bianco della neve, il silenzio sospeso e astratto quando questa cade, insieme al calore del legno, sono un quadro ricorrente della montagna; a volte però succede che una slavina investe una casa e in questo caso la neve soffoca lo spazio all’interno, e le aperture – porte e finestre – appaiono bianche, di un bianco compresso. In montagna stare in casa significa spesso stare in balìa di correnti d’aria, spifferi, rumori continui, pensieri che assillano e che non possono uscire perché fuori fa freddo. Si è costretti così a conviverci a lungo. Nell’aria rarefatta ogni profilo, ogni segno, ogni parola si staglia con nitidezza quasi insopportabile; davanti all’altro si è portati immediatamente ad indagarlo, sondarlo lucidamente. L’architettura di tradizione rurale montana evidenzia la propria funzionalità necessaria in un ambiente difficile. La trasparenza e l’evidenza delle strutture costruttive riflettono una predisposizione ad evidenziare introspettivamente i propri stati d’animo. Così la casa è anche una testa, le finestre sono orifizi. Se i pensieri non possono uscire perché fuori fa fredddo, bisogna conviverci suturando le lacerazioni più fastidiose e ovattando irrealmente in un silenzio sospeso e astratto come quando nevica. Il cotone serve ai bimbi per fare le nuvole nonché a disinfettare le sbucciature; materiale dai rimandi ambivalenti, come la figura che opera intorno al modellino in un ambiente asettico, scarno, sinistro: anatomo patologo o psicoterapeuta che cura suturando e ricucendo, ovattando la mente o ancora, più semplicemente, un genitore attento che accudisce, materno. -

Nuda proprietà, 1998
Escavazione di parete muraria, videodimensioni variabiliIncisione-escavazione del muro, tracciante la pianta dell’appartamento con ovatta che riempie la parte dell’incisione, corrispondente al percorso svolto con la telecamera, all’interno dell’appartamento e registrato in video VHS.
Il video riproduce il movimento e le immagini riprese dalla telecamera lungo il perimetro interno dell’appartamento. La telecamera, montata su un carrellino a pochi centimetri dal pavimento, riproduce con le sue vibrazioni la superficie sconnessa del pavimento in ristrutturazione.
Nuda proprietà: Lo spazio è svuotato, solo pareti, tutto è così grezzamente nudo, una situazione in equilibrio tra il poter essere l’inizio di un progetto di abitazione – coabitazione – o essere quel che resta di un rapporto che si è svolto e radicalmente esaurito con l’abbandono delle mura domestiche. Non ci sono ostacoli, non c’è mobilio, lo sguardo può scorrere, spaziare lliberamente sino alle naturali linee che segnano il perimetro all’incrocio delle pareti con il pavimento sconnesso. E’ qui che scorro con l’occhio, come per un rilievo, in maniera grezza. L’asprezza delle superfici nega la possibilità di un rilievo a norma UNI, sarebbe un’idealizzazione, una falsificazione. Il livello di attenzione è senza fondo. La misura si scontra con gli innumerevoli incidenti di percorso, quasi prevale il ritmo, il tremolìo incerto ma continuo dello sguardo. Il rilievo, l’attenzione prescritta, cede il passo alla distrazione che va su più livelli, non più costretta altrimenti imprendibile. Il rilievo diventa una designazione, si fa spazio in dimensione altra. La registrazione attenta su più livelli si trasforma in un’immagine inedita ridisegnata. Riflesso sul muro, il rilievo diventa la traccia di un’azione che conserva, nel suo canale scavato, la pratica di un rilievo vissuto oltre la norma. -

Labirinto, 1998/99
Escavazione di parete murariadimensioni variabiliEscavazione-incisione che, partendo da un rilievo di una pianta o mappa, si espande in maniera irregolare sino a raggiungere una dimensione che ricorda un labirinto (Progetto).
Labirinto: Se l’elemento di registrazione, di analisi perde il suo obiettivo, allora l’attenzione assume i caratteri di una profonda distrazione. L’ordine dell’analisi si chiude su se stesso, si autoesplora, si autocompiace grazie alla distratta concentrazione. Forse che la necessaria, spesso seriosa e distaccata obiettività nella ripresa della realtà non sia altro che una sofisticata maschera autoerotizzante? Distratta dall’obiettivo, l’attenzione si ricongiunge ad un immaginario che si perde fluttuante sul fondo di ogni costrizione. Partito come un rilievo, diventato traccia di un disegno interiore, è poi proliferato, diventando una specie di labirinto, impresso sul muro e nel pavimento. -

L’immaginario – Frammenti domestici, 1999
Escavazione di parete muraria, tappeto, foglio di polietilenedimensioni variabiliCon “immaginario” intendo riferirmi ad una dimensione o realtà che sottende l’ordine del simbolico (Lacan). Mi piace l’idea, ingenua ma divertita, che a volte si possa, attraverso una falla nell’ordine simbolico, fare apparire improvvisamente frammenti di immaginario. Uno scacco al velo domestico, al paesaggio quotidiano, un gap che si presenta senza nome, incomprensibile. Frammento che si imprime nello schermo in maniera concreta, tangibile. Schermo che a volte ha una porzione di realtà, di paesaggio, una porzione di muro dove lo sguardo si fissa e incanta come intontito, per lasciare accendere alla fantasia il ritmo di un’ossessione o i frammenti di un immaginario, appunto. Questi aggirano l’attenzione vigile ed emergono in forme aperte incidendo la fragile pellicola costituita dalla fiducia nell’illusione quotidiana dell’ordine simbolico.
Formalmente vedo concretizzarsi la possibile realizzazione dei progetti in un oggetto o situazione che assume il ruolo e la veste di un frammento di immaginario. Sensibilizzato materialmente, vedo questo frammento costituirsi a volte come immagine oggetto senza confini delineati, aperto, non incorniciato, a volte come immagine grumata, a volte come un condensato di oggetti investiti affettivamente che seguono un ordine sconosciuto.
Tappeti orientali, presi da dimensioni domestiche, appaiono attraverso delle falle nel muro dalle forme frastagliate e aperte. Una visionarietà domestica che si accende forse sugli elementi decorativi e galleggia appoggiandosi e sprofondando sotto la superficie. -

Proiezione, 1999
Taniche in polietilene tagliate, vetromisura ambienteDue taniche in polietilene sono state tagliate e aperte simmetricamente, per essere unite l’una all’altra specularmente attraverso delle fascette di plastica. L’oggetto creatosi è stato collocato sospeso sulle pareti piastrellate di uno spazio espositivo. Nell’apertura d’entrata allo spazio è stato montato un vetro incorniciato con un telaio in legno grezzo, che impedisce l’accesso e obbliga ad una fruizione del locale, contenente l’oggetto, solo visiva.
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Il doppio – Proiezioni, 1999
Taniche in polietilene tagliate, vetro e luce al neonmisura ambienteQuattro taniche in polietilene sono state tagliate e aperte simmetricamente per essere unite l’una all’altra specularmente attraverso delle fascette di plastica, sono poi state collocate in uno spazio costituito da due vani collegati da un’apertura. L’entrata principale (punto di vista) e la seconda apertura sono state chiuse da vetri. Le coppie di taniche sono state collocate nei due spazi separati e illuminati con due diversi tipi di faretti, uno alogeno e l’altro al neon.









