
Il video riprende un’azione svolta dall’autore che lo vede agire su un modellino di una casa con un rumore di fondo forte e fastidioso, smontare il modello e ricomporlo riempiendolo di ovatta. Parallelamente il suono si attutisce, fino a scomparire a operazione conclusa.
Note: Il soggetto del lavoro è un modellino in legno di una casa di montagna – casa mia in questo caso. Il bianco della neve, il silenzio sospeso e astratto quando questa cade, insieme al calore del legno, sono un quadro ricorrente della montagna; a volte però succede che una slavina investe una casa e in questo caso la neve soffoca lo spazio all’interno, e le aperture – porte e finestre – appaiono bianche, di un bianco compresso. In montagna stare in casa significa spesso stare in balìa di correnti d’aria, spifferi, rumori continui, pensieri che assillano e che non possono uscire perché fuori fa freddo. Si è costretti così a conviverci a lungo. Nell’aria rarefatta ogni profilo, ogni segno, ogni parola si staglia con nitidezza quasi insopportabile; davanti all’altro si è portati immediatamente ad indagarlo, sondarlo lucidamente. L’architettura di tradizione rurale montana evidenzia la propria funzionalità necessaria in un ambiente difficile. La trasparenza e l’evidenza delle strutture costruttive riflettono una predisposizione ad evidenziare introspettivamente i propri stati d’animo. Così la casa è anche una testa, le finestre sono orifizi. Se i pensieri non possono uscire perché fuori fa fredddo, bisogna conviverci suturando le lacerazioni più fastidiose e ovattando irrealmente in un silenzio sospeso e astratto come quando nevica. Il cotone serve ai bimbi per fare le nuvole nonché a disinfettare le sbucciature; materiale dai rimandi ambivalenti, come la figura che opera intorno al modellino in un ambiente asettico, scarno, sinistro: anatomo patologo o psicoterapeuta che cura suturando e ricucendo, ovattando la mente o ancora, più semplicemente, un genitore attento che accudisce, materno.