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Database Opere

  • Comon!, 2005

    Comon!, 2005

    luci stroboscopiche, soundsystem, CD player, CD

    L’installazione è realizzata a Como all’interno della vasta area abbandonata dell’ex-Ticosa, una industria tessile dismessa da più di venti anni. L’intera area, a ridosso del cento città, è nel frattempo diventata ricovero per homeless, rifugio per tossicodipendenti, luogo di incontri marginali… Nel fatiscente corpo di fabbrica a quattro piani a forma di C è allestito un finto techno-party. Dal terzo piano dell’edificio lampeggiano nella notte i lampi di potenti luci stroboscopiche. Si sentono le musiche e i rumori provenienti dall’ipotetica festa danzante. Gli spazi interni dell’edificio non sono però raggiungibili dai visitatori: l’intervento pubblico è visibile dal parcheggio e dalle strade in prossimità dell’edificio.

  • Sound-check, 2005

    Sound-check, 2005

    Soundsystem, mixer, computer portatile (drumset, 2 batteristi, tecnico del suono, studio di registrazione)
    00:22:00 in loop

    Nel foyer del Teatro Litta, due altoparlanti diffondono le sonorità del sound-check di una batteria. Come in un concerto dal vivo, i suoni si mescolano alle voci del tecnico e del batterista mentre costruiscono e affinano il sound tipico di un drum-set rock. Il batterista accorda e configura tamburi e piatti; parallelamente il tecnico opera con gli strumenti elettronici manovrati dalla sala di controllo.
    — Dammi cassa! —, urla il tecnico del suono: il batterista percuote ripetuta-mente la grancassa e il tecnico mette a punto la sonorità. Poi — passa al rullante! —, fino ad arrivare al suono completo del drum-set che, sia per le caratteristiche acustiche sia per i pattern ritmici, si caratterizza come sound heavy-metal.
    Al termine il batterista cede lo strumento ad un secondo musicista. Con la stessa procedura, che parte dalla cassa fino ad arrivare all’assieme, si ricostruisco-no il suono e le movenze ritmiche tipiche di un drum-set reggae.
    Una volta completato anche il secondo sound-check, l’intera sequenza rico-mincia da capo.

  • Grindcore!, 2005

    Grindcore!, 2005

    automobile, autista, altoparlante a tromba, amplificatore, lettore CD, CD
    05:00:00 circa

    Un’automobile dèmodè percorre lentamente le strade del quartiere Isola e con un megafono diffonde una voce registrata. Con tono enfatico e professionale declama: — Donne! È arrivato l’arrotino! Arroto coltelli, forbici, forbicine… —. È la cantilena gracchiante che per anni ha tracciato il paesaggio sonoro delle città e delle periferie italiane. Per tutto il pomeriggio il suono, ora forte e presente, sfuma poi tra gli edifici in lontananza.
    Il finto artigiano ambulante è una presenza inaspettata e transitoria. La sua voce, attraversando gli spazi urbani attigui all’Isola Art Center, mette in comunicazione lo spazio espositivo con l’area del quartiere e ridisegna così i mutevoli equilibri che regolano l’ecosistema dell’intera zona.

  • Lettera 22, 2006

    Lettera 22, 2006

    Tavolo da ufficio, sedia, cuffie, audio CD, lettore CD
    00:40:00 circa
  • Giacinto Pannella, detto Marco, 2006

    Giacinto Pannella, detto Marco, 2006

    Performance
    Munoz Lara Hugo Patricio

    Il pubblico prende posto in un auditorium. Le luci in sala si abbassano. La scena vuota, s’illumina di una luce calda; si avvia una registrazione tratta dagli archivi di Radio Radicale.
    È un estratto da uno dei lunghi monologhi di Marco Pannella. Il discorso è pronunciato durante una campagna politica per la quale, come suo solito, il leader del Partito Radicale ricorre alla pratica dello sciopero della fame e della sete.
    Lo svolgersi del discorso da un lato fa notare le relazioni che intercorrono tra la pratica del digiuno e l’uso del linguaggio, dall’altro mette in luce gli aspetti automatici e liberamente associativi tipici del discorso pannelliano.
    Al termine dell’ascolto – sei minuti circa – viene distribuito al pubblico un foglio che riporta il carteggio dell’artista con Marco Pannella.

  • Giacinto Pannella, detto Marco, 2006

    Giacinto Pannella, detto Marco, 2006

    Performance
    Munoz Lara Hugo Patricio

    Il pubblico prende posto in un auditorium. Le luci in sala si abbassano. La scena vuota, s’illumina di una luce calda; si avvia una registrazione tratta dagli archivi di Radio Radicale.
    È un estratto da uno dei lunghi monologhi di Marco Pannella. Il discorso è pronunciato durante una campagna politica per la quale, come suo solito, il leader del Partito Radicale ricorre alla pratica dello sciopero della fame e della sete.
    Lo svolgersi del discorso da un lato fa notare le relazioni che intercorrono tra la pratica del digiuno e l’uso del linguaggio, dall’altro mette in luce gli aspetti automatici e liberamente associativi tipici del discorso pannelliano.
    Al termine dell’ascolto – sei minuti circa – viene distribuito al pubblico un foglio che riporta il carteggio dell’artista con Marco Pannella.

  • Giacinto Pannella, detto Marco, 2006

    Giacinto Pannella, detto Marco, 2006

    Performance
    Munoz Lara Hugo Patricio

    Il pubblico prende posto in un auditorium. Le luci in sala si abbassano. La scena vuota, s’illumina di una luce calda; si avvia una registrazione tratta dagli archivi di Radio Radicale.
    È un estratto da uno dei lunghi monologhi di Marco Pannella. Il discorso è pronunciato durante una campagna politica per la quale, come suo solito, il leader del Partito Radicale ricorre alla pratica dello sciopero della fame e della sete.
    Lo svolgersi del discorso da un lato fa notare le relazioni che intercorrono tra la pratica del digiuno e l’uso del linguaggio, dall’altro mette in luce gli aspetti automatici e liberamente associativi tipici del discorso pannelliano.
    Al termine dell’ascolto – sei minuti circa – viene distribuito al pubblico un foglio che riporta il carteggio dell’artista con Marco Pannella.

  • Yes, It Work!, 2006

    Yes, It Work!, 2006

    Foto da performance

    All’ingresso dello spazio, con modi gentili e accattivanti, due hostess intrattengono esclusivamente il pubblico maschile. Le promoter donano a ciascun uomo una spilla, affiggendola sugli indumenti. La pin di colore azzurrino riporta la scritta “YES, IT WORKS!”, tracciata con grafia infantile.

  • Lingua Catholica, 2007

    Lingua Catholica, 2007

    Serie di 4 fotografie
    cm 120 x 150

    Quattro fotografie di grande formato ritraggono i confessionali della basilica di S. Giovanni in Laterano, mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo, da sempre epicentro di pellegrinaggi e luogo di incontro per viaggiatori di tutto il globo.
    Ciascuna struttura è ben contraddistinta da una scritta in latino che indica la lingua con cui è possibile interloquire. Sulla parte più alta del confessionale troviamo stampigliato: “PRO HISPANICA LINGUA”, “PRO LINGUA GALLICA”, “PRO GERMANICA LINGUA”, “PRO LINGUA ITALICA”.
    Il lavoro riflette sulla presenza di lingue e culture diverse all’interno della società cattolica. La parola svolge un ruolo chiave: l’uso del discorso si dà sia come dispositivo di controllo locale, sia come personale strumento di una pratica religiosa intima e individuale, praticabile ovunque, fin oltre i confini della propria comunità.
    L’attenzione per l’uso del linguaggio, e con esso per le forme di organizzazione della Chiesa cattolica, è spunto per un’indagine più ampia e attuale che va a sondare i complessi rapporti sussistenti tra individui, lingue, culture locali e nuovi equilibri globali.

  • Lingua Catholica, 2007

    Lingua Catholica, 2007

    Serie di 4 fotografie
    cm 120 x 150

    Quattro fotografie di grande formato ritraggono i confessionali della basilica di S. Giovanni in Laterano, mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo, da sempre epicentro di pellegrinaggi e luogo di incontro per viaggiatori di tutto il globo.
    Ciascuna struttura è ben contraddistinta da una scritta in latino che indica la lingua con cui è possibile interloquire. Sulla parte più alta del confessionale troviamo stampigliato: “PRO HISPANICA LINGUA”, “PRO LINGUA GALLICA”, “PRO GERMANICA LINGUA”, “PRO LINGUA ITALICA”.
    Il lavoro riflette sulla presenza di lingue e culture diverse all’interno della società cattolica. La parola svolge un ruolo chiave: l’uso del discorso si dà sia come dispositivo di controllo locale, sia come personale strumento di una pratica religiosa intima e individuale, praticabile ovunque, fin oltre i confini della propria comunità.
    L’attenzione per l’uso del linguaggio, e con esso per le forme di organizzazione della Chiesa cattolica, è spunto per un’indagine più ampia e attuale che va a sondare i complessi rapporti sussistenti tra individui, lingue, culture locali e nuovi equilibri globali.

  • Lingua Catholica, 2007

    Lingua Catholica, 2007

    Serie di 4 fotografie
    cm 120 x 150

    Quattro fotografie di grande formato ritraggono i confessionali della basilica di S. Giovanni in Laterano, mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo, da sempre epicentro di pellegrinaggi e luogo di incontro per viaggiatori di tutto il globo.
    Ciascuna struttura è ben contraddistinta da una scritta in latino che indica la lingua con cui è possibile interloquire. Sulla parte più alta del confessionale troviamo stampigliato: “PRO HISPANICA LINGUA”, “PRO LINGUA GALLICA”, “PRO GERMANICA LINGUA”, “PRO LINGUA ITALICA”.
    Il lavoro riflette sulla presenza di lingue e culture diverse all’interno della società cattolica. La parola svolge un ruolo chiave: l’uso del discorso si dà sia come dispositivo di controllo locale, sia come personale strumento di una pratica religiosa intima e individuale, praticabile ovunque, fin oltre i confini della propria comunità.
    L’attenzione per l’uso del linguaggio, e con esso per le forme di organizzazione della Chiesa cattolica, è spunto per un’indagine più ampia e attuale che va a sondare i complessi rapporti sussistenti tra individui, lingue, culture locali e nuovi equilibri globali.

  • Lingua Catholica, 2007

    Lingua Catholica, 2007

    Serie di 4 fotografie
    cm 120 x 150

    Quattro fotografie di grande formato ritraggono i confessionali della basilica di S. Giovanni in Laterano, mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo, da sempre epicentro di pellegrinaggi e luogo di incontro per viaggiatori di tutto il globo.
    Ciascuna struttura è ben contraddistinta da una scritta in latino che indica la lingua con cui è possibile interloquire. Sulla parte più alta del confessionale troviamo stampigliato: “PRO HISPANICA LINGUA”, “PRO LINGUA GALLICA”, “PRO GERMANICA LINGUA”, “PRO LINGUA ITALICA”.
    Il lavoro riflette sulla presenza di lingue e culture diverse all’interno della società cattolica. La parola svolge un ruolo chiave: l’uso del discorso si dà sia come dispositivo di controllo locale, sia come personale strumento di una pratica religiosa intima e individuale, praticabile ovunque, fin oltre i confini della propria comunità.
    L’attenzione per l’uso del linguaggio, e con esso per le forme di organizzazione della Chiesa cattolica, è spunto per un’indagine più ampia e attuale che va a sondare i complessi rapporti sussistenti tra individui, lingue, culture locali e nuovi equilibri globali.

  • Lingua Catholica, 2007

    cm 120 x 150
    Munoz Lara Hugo Patricio

    Quattro fotografie di grande formato ritraggono i confessionali della basilica di S. Giovanni in Laterano, mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo, da sempre epicentro di pellegrinaggi e luogo di incontro per viaggiatori di tutto il globo.
    Ciascuna struttura è ben contraddistinta da una scritta in latino che indica la lingua con cui è possibile interloquire. Sulla parte più alta del confessionale troviamo stampigliato: “PRO HISPANICA LINGUA”, “PRO LINGUA GALLICA”, “PRO GERMANICA LINGUA”, “PRO LINGUA ITALICA”.
    Il lavoro riflette sulla presenza di lingue e culture diverse all’interno della società cattolica. La parola svolge un ruolo chiave: l’uso del discorso si dà sia come dispositivo di controllo locale, sia come personale strumento di una pratica religiosa intima e individuale, praticabile ovunque, fin oltre i confini della propria comunità.
    L’attenzione per l’uso del linguaggio, e con esso per le forme di organizzazione della Chiesa cattolica, è spunto per un’indagine più ampia e attuale che va a sondare i complessi rapporti sussistenti tra individui, lingue, culture locali e nuovi equilibri globali.