Maura Banfo

Database Opere

  • To daydream, 2002-2003

    To daydream, 2002-2003

    Materiali vari, sonoro
    misura ambiente

    Per secoli le residenze reali sono sempre state luogo per pochi, habitat naturale di un’élite ricca e nobiliare che veniva invitata a feste e ricevimenti, originando un immaginario popolare irraggiungibile e mitologico.
    “To daydream” -sognare ad occhi aperti- è un intervento ambientato per un solo giorno nella “Sala da Ballo” di Palazzo Reale a Torino. Un invito a palazzo rivolto a tutti, per aprire uno spazio inaccessibile e chiuso nel tempo. Un sogno lungo un giorno. Come in una favola. E proprio come in una favola una musica di un carillon accompagna il silenzio dei lampadari accesi a festa, disturbato da uno di loro in “veste rossa”: una scatola sonora, magica e preziosa.
    La memoria del tempo, fermato come per magia, sognando ad occhi aperti…

  • Abitare l’abito, 2003

    Abitare l’abito, 2003

    La parte nascosta del vestito, la struttura, è stata ingrandita e posta all’interno del museo della moda.

  • Forse un vertice di passaggio, 2003

    Forse un vertice di passaggio, 2003

    Stampa lambda, alluminio
    cm 130 x 190
  • Round trip, 2003

    Round trip, 2003

    Stampe fotografiche
    cm 190 x 130 ciascuna
  • Segni-d-segni, 2003

    Segni-d-segni, 2003

    cm 30 x 40 ciascuno

    E’ un percorso di lavoro che sto seguendo, appunto attraverso il segno, e anche il colore. (Percorso che seguo da sempre attraverso la fotografia.)
    Linee, segni, tracce, tratti, come nei disegni su carta e su alluminio, che conducono a una forma, ma non necessariamente a un paesaggio. La forma è infatti la traccia del senza forma, poiché è questo che genera forma, non la forma che genera l’informe, e genera quando gli si accosta la materia. Ma la materia è necessariamente molto lontana, all’estremo, poiché essa, delle forme inferiori, non ne ha, di per sé, nemmeno una. Se dunque è amabile non la materia ma ciò che viene formato dalla forma; se la forma che è nella materia deriva dall’anima; e se l’anima è tanto più desiderabile quanto più è forma; se lo Spirito è forma più dell’anima ed è perciò che è molto più desiderabile: bisogna ammettere che la natura prima del bello è senza forma (Plotino).

  • Forse un vertice di passaggio, 2003

    Forse un vertice di passaggio, 2003

    Stampa lambda, alluminio
    cm 50 x 50 ciascuna

    Serie di dodici fotografie.

  • 33 canti, 2003

    33 canti, 2003

    Carta da parati, stampe fotografiche
    misura ambiente

    Si configura come il primo viaggio verso l’assoluto attraverso una grande installazione sulle pareti: la carta da parati, che avvolge completamente lo spettatore, mostra le linee di una corsa continua, a cui si sommano i ritmi serrati delle immagini fotografiche ad essa apposte. Immagini in bianco e nero, sparse a comporre un viaggio immaginario su tre pareti.
    Tre pareti che corrispondono a tre luoghi specifici, tre punti fondamentali: l’inferno, il purgatorio, il paradiso, proprio come nella Divina Commedia, dalla cui lettura prende inizio il viaggio dell’artista. La Divina Commedia viene scritta nel 1300, ma la data in cui inizia questo viaggio di Dante, è una data ideale, poiché il sole è in equinozio, la luna è piena ed è la notte dopo l’anniversario della crocefissione di Gesù. Ma nessun giorno nel 1300 corrisponde a queste tre cose contemporaneamente. Ecco che dunque ci si perde subito, in questo viaggio.
    “… così mi sono registrata mentre leggevo i canti, il XXXV, il XXXVIII, il V, e altri, e riascoltandomi, ascoltavo la lettura, e sognavo. Magnifico”.
    Un immaginario viaggio di andata e ritorno, un ciclo continuo, perpetuo, vertiginoso.

  • La vestizione , 2003

    La vestizione , 2003

    Fotografia, alluminio, cornice
    cm 50 x 50 ciascuna fotografia

    Ciclo fotografico che documenta la costruzione dell’installazione “Abitare l’abito”.

  • Sweet home, 2004

    Sweet home, 2004

    Stampa lambda, alluminio, cornice
    cm 50 x 70

    Un lungo studio, tutt’ora in atto, sul comportamento delle cicogne, attraverso il loro canto detto “bill clattering” e principalmente sulla loro migrazione, mi ha portata alla realizzazione di una serie di fotografie, di un’installazione sonora (presentata al parco del castello di Racconigi vicino a Cuneo, tra l’altro uno dei punti di partenza del percorso di migrazione) e prossimamente di una grande installazione scultorea.
    Il nido è la proiezione del concetto di casa, l’involucro che in qualche modo ognuno di noi si porta appresso. Il proprio bagaglio culturale. Anche attraverso la propria memoria.
    La casa che ci accompagna, che ci segue.
    La casa è la proiezione di noi stessi.
    La memoria viene qui rappresentata attraverso la stratificazione dei rami utilizzati per la costruzione del nido.
    Il nido in questione è quello di una cicogna, scelto appositamente in quanto la cicogna protegge la propria casa all’inverosimile. L’abbandono dello stesso anche solo per un attimo comporterebbe la possibilità dell’occupazione immediata da parte di un’altra cicogna. La prima proprietaria ne perde completamente il possesso. Per cui la protezione del nido è un fattore primario. La difesa della casa, del territorio. La ricerca stessa della propria casa (la migrazione è un fattore esistente anche per l’uomo).
    Un nido che rispecchi noi stessi. La proiezione di noi stessi.
    La proiezione verrà rappresentata con una vera proiezione di un’immagine enorme a parete (possibilmente sull’intera facciata di una casa).

  • Sweet home – Il nido, 2004

    Sweet home – Il nido, 2004

    Stampa lambda, alluminio, cornice
    cm 50 x 70

    Il nido è la proiezione del concetto di casa, l’involucro che in qualche modo ognuno di noi si porta appresso. Il proprio bagaglio. Il bagaglio culturale. Anche attraverso la propria memoria. La casa che ci accompagna, che ci segue. La casa è la proiezione di noi stessi. La memoria viene qui rappresentata attraverso la stratificazione dei rami per la costruzione del nido. Il nido in questione è quello della cicogna, scelto appositamente in quanto la cicogna protegge la propria casa all’inverosimile. L’abbandono dello stesso anche solo per un attimo comporterebbe la possibilità dell’occupazione immediata da parte di un’altra cicogna. La prima proprietaria ne perde completamente il possesso. Per cui la protezione del nido è un fattore primario. La difesa della casa. Del territorio. Che però, poiché gli uccelli migrano (mentre l’uomo normalmente viaggia) si tende ad andare a costruirlo altrove. Un nido che rispecchi noi stessi. E’ l’essere esterno che cerca un luogo e decide di abitarlo. Nello stesso modo in cui ognuno di noi decide di “abitare” l’abito (vestito) che indossiamo.

  • Sweet Home, 2004

    Sweet Home, 2004

    Stampa lambda, alluminio
    cm 40 x 60

    Edizione di tre.

  • Sogno, 2004

    Sogno, 2004

    Stampa lambda, alluminio
    cm 40 x 60

    Edizione di tre.

  • Sweet home – Il canto, 2004

    Sweet home – Il canto, 2004

    Stampa lambda, alluminio, cornice
    cm 50 x 70

    Un lungo studio, tutt’ora in atto, sul comportamento delle cicogne, attraverso il loro canto detto “bill clattering” e principalmente sulla loro migrazione, mi ha portata alla realizzazione di una serie di fotografie, di un’installazione sonora (presentata al parco del castello di Racconigi vicino a Cuneo, tra l’altro uno dei punti di partenza del percorso di migrazione) e prossimamente di una grande installazione scultorea.
    Il nido è la proiezione del concetto di casa, l’involucro che in qualche modo ognuno di noi si porta appresso. Il proprio bagaglio culturale. Anche attraverso la propria memoria.
    La casa che ci accompagna, che ci segue.
    La casa è la proiezione di noi stessi.
    La memoria viene qui rappresentata attraverso la stratificazione dei rami utilizzati per la costruzione del nido.
    Il nido in questione è quello di una cicogna, scelto appositamente in quanto la cicogna protegge la propria casa all’inverosimile. L’abbandono dello stesso anche solo per un attimo comporterebbe la possibilità dell’occupazione immediata da parte di un’altra cicogna. La prima proprietaria ne perde completamente il possesso. Per cui la protezione del nido è un fattore primario. La difesa della casa, del territorio. La ricerca stessa della propria casa (la migrazione è un fattore esistente anche per l’uomo).
    Un nido che rispecchi noi stessi. La proiezione di noi stessi.
    La proiezione verrà rappresentata con una vera proiezione di un’immagine enorme a parete (possibilmente sull’intera facciata di una casa).

  • Sweet home – Autoritratto, 2004

    Sweet home – Autoritratto, 2004

    Stampa lambda, alluminio, cornice
    cm 50 x 70

    Un lungo studio, tutt’ora in atto, sul comportamento delle cicogne, attraverso il loro canto detto “bill clattering” e principalmente sulla loro migrazione, mi ha portata alla realizzazione di una serie di fotografie, di un’installazione sonora (presentata al parco del castello di Racconigi vicino a Cuneo, tra l’altro uno dei punti di partenza del percorso di migrazione) e prossimamente di una grande installazione scultorea.
    Il nido è la proiezione del concetto di casa, l’involucro che in qualche modo ognuno di noi si porta appresso. Il proprio bagaglio culturale. Anche attraverso la propria memoria.
    La casa che ci accompagna, che ci segue.
    La casa è la proiezione di noi stessi.
    La memoria viene qui rappresentata attraverso la stratificazione dei rami utilizzati per la costruzione del nido.
    Il nido in questione è quello di una cicogna, scelto appositamente in quanto la cicogna protegge la propria casa all’inverosimile. L’abbandono dello stesso anche solo per un attimo comporterebbe la possibilità dell’occupazione immediata da parte di un’altra cicogna. La prima proprietaria ne perde completamente il possesso. Per cui la protezione del nido è un fattore primario. La difesa della casa, del territorio. La ricerca stessa della propria casa (la migrazione è un fattore esistente anche per l’uomo).
    Un nido che rispecchi noi stessi. La proiezione di noi stessi.
    La proiezione verrà rappresentata con una vera proiezione di un’immagine enorme a parete (possibilmente sull’intera facciata di una casa).

  • Sweet home – Il nido, 2004

    Sweet home – Il nido, 2004

    Stampa lambda, alluminio, cornice
    cm 50 x 70

    Un lungo studio, tutt’ora in atto, sul comportamento delle cicogne, attraverso il loro canto detto “bill clattering” e principalmente sulla loro migrazione, mi ha portata alla realizzazione di una serie di fotografie, di un’installazione sonora (presentata al parco del castello di Racconigi vicino a Cuneo, tra l’altro uno dei punti di partenza del percorso di migrazione) e prossimamente di una grande installazione scultorea.
    Il nido è la proiezione del concetto di casa, l’involucro che in qualche modo ognuno di noi si porta appresso. Il proprio bagaglio culturale. Anche attraverso la propria memoria.
    La casa che ci accompagna, che ci segue.
    La casa è la proiezione di noi stessi.
    La memoria viene qui rappresentata attraverso la stratificazione dei rami utilizzati per la costruzione del nido.
    Il nido in questione è quello di una cicogna, scelto appositamente in quanto la cicogna protegge la propria casa all’inverosimile. L’abbandono dello stesso anche solo per un attimo comporterebbe la possibilità dell’occupazione immediata da parte di un’altra cicogna. La prima proprietaria ne perde completamente il possesso. Per cui la protezione del nido è un fattore primario. La difesa della casa, del territorio. La ricerca stessa della propria casa (la migrazione è un fattore esistente anche per l’uomo).
    Un nido che rispecchi noi stessi. La proiezione di noi stessi.
    La proiezione verrà rappresentata con una vera proiezione di un’immagine enorme a parete (possibilmente sull’intera facciata di una casa).

  • Sweet home, 2004

    Sweet home, 2004

    Stampa lambda, alluminio, cornice
    cm 50 x 70

    Un lungo studio, tutt’ora in atto, sul comportamento delle cicogne, attraverso il loro canto detto “bill clattering” e principalmente sulla loro migrazione, mi ha portata alla realizzazione di una serie di fotografie, di un’installazione sonora (presentata al parco del castello di Racconigi vicino a Cuneo, tra l’altro uno dei punti di partenza del percorso di migrazione) e prossimamente di una grande installazione scultorea.
    Il nido è la proiezione del concetto di casa, l’involucro che in qualche modo ognuno di noi si porta appresso. Il proprio bagaglio culturale. Anche attraverso la propria memoria.
    La casa che ci accompagna, che ci segue.
    La casa è la proiezione di noi stessi.
    La memoria viene qui rappresentata attraverso la stratificazione dei rami utilizzati per la costruzione del nido.
    Il nido in questione è quello di una cicogna, scelto appositamente in quanto la cicogna protegge la propria casa all’inverosimile. L’abbandono dello stesso anche solo per un attimo comporterebbe la possibilità dell’occupazione immediata da parte di un’altra cicogna. La prima proprietaria ne perde completamente il possesso. Per cui la protezione del nido è un fattore primario. La difesa della casa, del territorio. La ricerca stessa della propria casa (la migrazione è un fattore esistente anche per l’uomo).
    Un nido che rispecchi noi stessi. La proiezione di noi stessi.
    La proiezione verrà rappresentata con una vera proiezione di un’immagine enorme a parete (possibilmente sull’intera facciata di una casa).

  • Sweet home, 2004

    Sweet home, 2004

    Stampa lambda, alluminio, cornice
    cm 50 x 70

    Un lungo studio, tutt’ora in atto, sul comportamento delle cicogne, attraverso il loro canto detto “bill clattering” e principalmente sulla loro migrazione, mi ha portata alla realizzazione di una serie di fotografie, di un’installazione sonora (presentata al parco del castello di Racconigi vicino a Cuneo, tra l’altro uno dei punti di partenza del percorso di migrazione) e prossimamente di una grande installazione scultorea.
    Il nido è la proiezione del concetto di casa, l’involucro che in qualche modo ognuno di noi si porta appresso. Il proprio bagaglio culturale. Anche attraverso la propria memoria.
    La casa che ci accompagna, che ci segue.
    La casa è la proiezione di noi stessi.
    La memoria viene qui rappresentata attraverso la stratificazione dei rami utilizzati per la costruzione del nido.
    Il nido in questione è quello di una cicogna, scelto appositamente in quanto la cicogna protegge la propria casa all’inverosimile. L’abbandono dello stesso anche solo per un attimo comporterebbe la possibilità dell’occupazione immediata da parte di un’altra cicogna. La prima proprietaria ne perde completamente il possesso. Per cui la protezione del nido è un fattore primario. La difesa della casa, del territorio. La ricerca stessa della propria casa (la migrazione è un fattore esistente anche per l’uomo).
    Un nido che rispecchi noi stessi. La proiezione di noi stessi.
    La proiezione verrà rappresentata con una vera proiezione di un’immagine enorme a parete (possibilmente sull’intera facciata di una casa).

  • Bill clattering, 2004

    Bill clattering, 2004

    Sonoro, stampe fotografiche
    cm 20 x 30 ciascuna fotografia

    Il suono principale delle cicogne è un suono non vocale detto “bill clattering” o “sbattimento del becco”.
    Si tratta di emissioni sonore molto caratteristiche, che da sempre hanno attirato l’attenzione dell’uomo. Tanto che il bill clattering è stato descritto da Ovidio nella Metamorphosi (VI, 97) e da Dante Alighieri nella Divina Commedia, dove in un canto dell’Inferno (XXXII, 31-36) afferma:
    “… E come a graciar si sta la rana
    col muso fuor dell’acqua, quando sogna
    si spigolar sovente la villana;
    livide, sin là dove appar vergogna,
    eran l’ombre dolenti nella ghiaccia,
    mettendo i denti in nota di cicogna…”.

  • A che cosa serve un libro senza figure nè dialoghi?, 2005

    A che cosa serve un libro senza figure nè dialoghi?, 2005

    Stampa lambda, alluminio
    cm 100 x 100
  • Senza titolo, 2007

    Senza titolo, 2007

    Stampa lambda
    cm 150 x 100

    Da “Principi e principesse”.

  • Travelling home, 2008

    Travelling home, 2008

    Fusione in alluminio
    cm 14 di diametro

    Una casa che ci portiamo appresso, poichè ovunque noi andiamo tendiamo a portare sempre con noi quel qualcosa che in qualche modo ci rappresenta, che rappresenta un nostro specifico modo di vivere.

  • Home, 2008

    Home, 2008

    Fusione alluminio
    cm 80 di diametro

    In un momento in cui siamo tutti concentrati alla ricerca dell’assoluta perfezione, il luogo da abitare diventa qualcosa di cui siamo in continua ricerca, a volte anche in conflitto con noi stessi. L’abitare sembra diventare un’abitudine quando invece è una stretta necessità. Una continua incertezza spaziale. E il nido come miglior rappresentante del concetto di “casa”.

  • Principi e principesse, 2008

    Principi e principesse, 2008

    Stampa lambda su alluminio
    cm 50 x 70 ciascuno
  • Senza titolo, 2008

    Senza titolo, 2008

    Stampa lambda su alluminio
    cm 100 x 100 ciascuno

    3 esemplari e 1 p.d.a.

  • Senza titolo, 2008

    Senza titolo, 2008

    Stampa lambda su alluminio
    cm 400 x 130
  • Senza titolo, 2008

    Senza titolo, 2008

    Stampa lambda su alluminio
    cm 150 x 100