
Si configura come il primo viaggio verso l’assoluto attraverso una grande installazione sulle pareti: la carta da parati, che avvolge completamente lo spettatore, mostra le linee di una corsa continua, a cui si sommano i ritmi serrati delle immagini fotografiche ad essa apposte. Immagini in bianco e nero, sparse a comporre un viaggio immaginario su tre pareti.
Tre pareti che corrispondono a tre luoghi specifici, tre punti fondamentali: l’inferno, il purgatorio, il paradiso, proprio come nella Divina Commedia, dalla cui lettura prende inizio il viaggio dell’artista. La Divina Commedia viene scritta nel 1300, ma la data in cui inizia questo viaggio di Dante, è una data ideale, poiché il sole è in equinozio, la luna è piena ed è la notte dopo l’anniversario della crocefissione di Gesù. Ma nessun giorno nel 1300 corrisponde a queste tre cose contemporaneamente. Ecco che dunque ci si perde subito, in questo viaggio.
“… così mi sono registrata mentre leggevo i canti, il XXXV, il XXXVIII, il V, e altri, e riascoltandomi, ascoltavo la lettura, e sognavo. Magnifico”.
Un immaginario viaggio di andata e ritorno, un ciclo continuo, perpetuo, vertiginoso.