Diapositive
CD – Rom 2003

Marianne (totale), 2002
5 coppe di quarzo da 160 a 90 mm, 10 casse da 4″; supporti per le coppe e casse in alluminio anodizzato nero; 1 cassa voce da 10″ installata su treppiedi in alluminio anodizzato nero; 10 cavi audio di collegamento dalle 5 coppe a cubo apparecchiature; materiali contenuti in cubo nero di 400 mm: 1 pc con scheda audio e monitor TFT15″; 6 amplificatori 70 Watt

Marianne (particolare), 2002
5 coppe di quarzo da 160 a 90 mm, 10 casse da 4″; supporti per le coppe e casse in alluminio anodizzato nero; 1 cassa voce da 10″ installata su treppiedi in alluminio anodizzato nero; 10 cavi audio di collegamento dalle 5 coppe a cubo apparecchiature; materiali contenuti in cubo nero di 400 mm: 1 pc con scheda audio e monitor TFT15″; 6 amplificatori 70 Watt

Dorothy 2001
Video
00:02:30 / loop
In questo video ho cercato di raccontare la città che vivo, Torino. Il ritmo ondeggiante delle riprese è dato dal mio passo, ho fissato una micro camera sulla caviglia destra, creando così un filo diretto tra lo sguardo e il movimento. La presenza del fiume che attraversa la città è costante, il rumore delle vogate sul Po e del respiro del vogatore, si mescolano alle riprese e fa immaginare un viaggio in barca anche dove l’acqua non c’è. I cambi di scena sono scanditi da un primo piano su un paio di scarpette argentate che come descrive L. Frank Baum in “Il Mago di Oz” hanno il potere di trasportare la protagonista della fiaba, Dorothy, da un luogo all’altro. Non trovo posto in cui sostare, la città non mi appartiene. Le ultime immagini del video sono girate in un interno, forse unico luogo sicuro e protetto in cui ritrovarsi.
CD – Rom 2008
Database Opere

Bagaglio per la fuga 1999
Fotografie
cm 100 x 140
Nella fuga ho individuato la reazione a una violenza subita a vari livelli, da quello individuale a quello collettivo. La fuga rimanda innanzitutto a un’idea di abbandono, di distacco da un contesto di vita costituito da spazi fisici, da abitudini, da affetti, da sicurezze. Chi fugge porta con sè qualcosa per sopravvivere e per non dimenticare. La necessità di conservare la memoria di ciò che si lascia, una memoria portatile, leggera, è alla base di “Bagaglio per la fuga” un diario per immagini che racconta il mio orizzonte quotidiano. Su un muro del mio studio queste fotografie costituiscono il mio corredo di affetti, di ricordi che cresce, si complica, ma resta leggero, un bagaglio che porterei con me se dovessi all’improvviso essere costretta a fuggire.
Photo-look, Care of, Cusano Milanino (MI)

Sotto-vuoto 1999
Stampe fotografiche a colori su leger cm 20 x 30 ciascuna
Sotto-vuoto, Galleria Luigi Franco Arte Contemporanea, Torino

Pari o dispari 2004
2 video proiezioni speculari, 5 casse amplificate, 2 lettori DVD
00:08:00; loop
Musiche di Larsen.
Il progetto intende analizzare i rapporti di coppia. Per farlo ho scelto di lavorare con due coppie di gemelli omozigoti. Mi interessava capire cosa volesse dire avere un doppio, in che misura l’individualità del singolo fatica a emergere, che tipo di natura ha il legame affettivo che si instaura tra due persone così simili. Ho scavato in questa direzione cercando però di mantenere una certa ambiguità, per lasciare il campo aperto ad una riflessione sui legami in genere. Ho adottato il metodo delle “Associazioni verbali semplici” (esercizio psicologico utilizzato da Carl Gustav Jung con i suoi pazienti), consegnando ai gemelli, una lista di parole stimolo (amore, dualità, coppia, potere, differenza, paura…) alle quali loro, in separata sede dovevano rispondere con un racconto della propria vita. Il risultato è un confronto diretto, in cui si svelano gli attriti e vengono portate a galla le conflittualità. Frammenti di questi racconti saranno installati nel doppio ingresso della sala che precede la video installazione. Le immagini della video installazione sono la conseguenza di questo processo e in qualche misura lo estendono per sottrazione: nel video non compaiono i gemelli. I protagonisti sono coppie di insetti costrette in uno spazio claustrofobico, proiettate su due pareti speculari, con un continuo rimando da una proiezione all’altra, in un meccanismo di repulsione e completamento al tempo stesso. L’architettura sonora dolby sorround è stata progettata in modo da fornire coordinate spaziali in rapporto alle due video proiezioni, l’ambiente diviene denso di micro-eventi acustici, in cui lo spettatore è al centro dell’azione. Le musiche che accompagnano le immagini sono state composte appositamente per l’opera dai Larsen. In “Pari o Dispari” ritorna, come spesso avviene nei miei lavori, la presenza di un disturbo, si tratta di una frequenza sonora chiamata acufene, che è il risultato di una patologia dell’orecchio per cui il paziente avverte un rumore-ronzio interno all’orecchio che non concede tregua. L’acufene si manifesta in situazioni di stress psicofisico ed è avvertito dal paziente solo nel silenzio, quindi in situazioni non comunicative. Ho utilizzato questo suono nel video come metafora dell’alienazione nella crisi di coppia.

Pari o dispari 2004
2 video proiezioni speculari, 5 casse amplificate, 2 lettori DVD
00:07:00; loop
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – Centro per l’Arte Contemporana, Torino

Pitfall 2004
Carta da parati
cm 100 x 46 ciascun rotolo
Con Elisa Sighicelli. Dalla serie Pitfall. Edizione di 100 rotoli. Per la tappezzeria sono state utilizzate delle tavole rappresentanti la schematizzazione delle evoluzioni militari di fanteria e trasformando questa rappresentazione schematica in un pattern decorativo con riferimenti alla griglia minimalista. Lo schema rappresenta la strategia di disposizione dei soldati per l’attraversamento di un fiume.
E’ interessante notare come in entrambi i lavori la presenza di un ostacolo da aggirare ne costituisca la dinamica.

Download now 2004
11 performer, 11 cappucci in feltro, 22 casse acustiche, 11 lettori cd audio misura ambiente, durata variabile
Con Margherita Morgantin. La performance prevede che undici persone, con cappucci di feltro sulla testa, si muovano nello spazio avvicinandosi ai visitatori. Dalle due protuberanze laterali dei cappucci di feltro (dove sono collocate due casse acustiche collegate ad un lettore cd, nascosto nelle tasche dei performer), si diffondono rumori, suoni, frasi, come pensieri sfuggiti per sbaglio, sussurrati, che talvolta danno vita a brevi storie, tranelli, tentativi di comunicazione con gli altri. Queste parole sono tratte da un epistolario di Virginia Woolf con Vita Sackville-West, in cui le due donne entrambe scrittrici, dialogano d’amore, di vita quotidiana e della comune passione per lo scrivere.
La performance affronta, su piani differenti, i temi della relazione e della condivisione.
Italian Cultural Institute, London

Open Skill 2004
2 video proiezioni speculari, 8 casse audio
dimensioni variabili
Lo spettatore è coinvolto in un ambiente acustico, privo di illuminazione, in cui sta avvenendo un assalto tra due schermidori. L’architettura sonora dolby sorround fornisce precise coordinate spaziali degli spostamenti dei due schermidori, attraverso tecniche di spazializzazione psico-acustica dei rumori dei ferri del respiro e dei passi.
Un secondo momento che si intervallerà al buio, prevede la presenza dello stesso suono e di due video proiezioni, di cui la protagonista è la stessa persona. L’immagine delle due proiezioni è speculare, in entrambe le proiezioni i soggetti trattengono tra i denti i lembi di uno stesso elastico misurandosi in un gioco altalenante di tensione, in cui tirano e rilasciano l’elastico che le unisce. I due lati di un’unica personalità si fronteggiano, creando un filo rosso immaginario che unisce i lembi dell’elastico e la porzione di spazio in cui i due schermidori si stanno affrontando, creando una linea di tensione.
Spazi Atti / Fitting Spaces, PAC Padiglione d´Arte Contemporanea, Milano

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale… 2005
Corrimano in alluminio verniciato bianco con testo braille
cm 550
Il testo in alfabeto braille riportato sulla superficie del corrimano è una poesia di Eugenio Montale, scritta poco dopo la scomparsa della moglie soprannominata “mosca” perché quasi cieca. Oggetto inerte finché una mano non vi si appoggi per trovare sostegno al proprio passo, il corrimano ideato dall’artista sollecita il valore e il significato profondamente umano di questo contatto con piccoli rilievi: essi diventano frasi di un testo che scorre sotto le dita e proietta sul nostro incedere il ritmo e le parole di un gesto condiviso.
Collezione la Gaia Busca, Cuneo

Misurazione Anti-Ottica dello spazio 2006
Mappa tattile, alluminio
cm 40 x 40; cm 60 x 60
Le tre mappe tattili corrispondono agli spazi espositivi dei piani e la Fondazione Merz ha scelto di adottarle in maniera permanente. Il lavoro Misurazione Anti-Ottica dello Spazio intende mettere in risalto come le persone non vedenti elaborino le informazioni relative allo spazio creando un rapporto fisico e diretto con gli oggetti, che spesso i vedenti non sviluppano. L’utilizzo del proprio corpo come strumento di misura è la strategia più ricorrente di orientamento per il non vedente ai fini di costruire una mappa mentale con immagini tattili. L’artista sceglie così di calcolare l’estensione dello spazio della Fondazione attraverso il proprio corpo; nella mappa l’unità di misura dei metri è sostituita con quella dei suoi passi.
Fondazione Merz, Torino

(Pausa). Che tempo fa? Lo stesso di sempre… 2006
Tavolo in ferro battuto con superficie in vetro, apparecchi elettronici, meccanici, suono e illuminazione
cm 160 x 65
(Pausa). Che tempo fa? Lo stesso di sempre… è un tavolo-teca che trae spunto da alcune opere di Samuel Beckett. Tavolo “racconto”, utilizzabile nelle sue normali funzioni, il suo piano d’appoggio è un contenitore trasparente di piccoli oggetti chiamati a innescare micro eventi luminosi, meccanici, fisici e sonori. Ripresi sin dal titolo, tempo e pause prendono forma nella teca di Marzia Migliora attraverso un circuito che funziona per sequenze ripetitive, si blocca, pare incepparsi e riprende. Le parole in forma scritta e gli oggetti si alternano a suoni, voci, luci.

Talk to me 2006
Performance
Un uomo ed una donna seduti vicini in una stanza vuota tirano i fili di due coperte di lana nera, le coperte si disfano lentamente e lentamente sotto di esse, e sopra il materasso su cui sono adagiate, appare la sagoma di un corpo femminile. Le coperte verranno disfatte e le matasse ricostituite, la donna nuda e in posizione fetale rimarrà letteralmente e metaforicamente scoperta alla vista dei presenti. Questa semplice azione è la performance Talk To Me in cui Marzia Migliora ancora una volta usa se stessa come mezzo di espressione artistica. L’uomo e la donna che tirano i fili sono i genitori dell’artista, il dialogo silenzioso tra di loro è il racconto di una storia familiare e affettiva, il percorso a ritroso della creazione, un disfare che diventa scoperta nel suo senso di conquista dell’altro, della sua vera identità.
CESAC – Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee – Caraglio

Il vuoto ad ogni gradino 2006
Scritta su muro in lettere tombali in acciaio
misura ambiente
Lungo le pareti della scala Il vuoto ad ogni gradino , una scritta realizzata in lettere tombali d’acciaio che riporta la poesia di Eugenio Montale Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…, che lo scrittore aveva dedicato alla moglie non vedente appena scomparsa.
Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale… , da Xenia II, in Satura 1962-1970 Eugenio Montale, New York/London, 1998.
Fondazione Merz, Torino

Test Optometrico 2006
Light box
cm 160 x 40 ciascuno
In Test Optometrico, nove light box riportano citazioni inerenti la tematica della percezione visiva. La grandezza dei caratteri segue il criterio dei test optometrici per la misurazione della vista, il progressivo rimpicciolire delle lettere pone lo spettatore di fronte ai propri limiti visivi.
Fondazione Merz, Torino

Tanatosi 2006
Stampa fotoceramica su schermi di seta dimensioni variabili
Tanatosi è un’installazione costituita da seicento fotoceramiche. Se ne distinguono alcune sulle quali sono serigrafati i nomi, sia in Braille, sia in caratteri latini in rilievo e trasparenti, di trentasei fobie scelte in relazione agli organi in cui sono siti i ricettori principali: tattili, visive, uditive, olfattive, gustative. Nella stessa condizione, i vedenti e i non vedenti leggono le parole affidandosi solamente al tatto.
Fondazione Merz, Torino

Anomma 2006
Video
00:03:00
La video animazione Anomma (priva di occhi) prende ispirazione dalla lettura di Cecità di Josè Saramago. L’autore, nel suo racconto, descrive l’immagine di un cieco che sta camminando in uno spazio che non conosce, ha le braccia protese davanti a sé e le sue dita si muovono come antenne di insetti; la facoltà della vista è sostituita dal tatto. Così nel video le mani si muovono a tentoni per orientarsi, sono pronte a reagire ad ogni ostacolo e lentamente si trasformano nelle antenne della formica cieca Anomma Nigricans. La video animazione si sviluppa in una continua metamorfosi di disegni, che richiama alcuni comportamenti mimetici di animali ed insetti che in situazioni di pericolo cambiano condizione, ponendosi in uno stato di completa immobilità (tanatosi) rispetto all’aggressore.
Fondazione Merz, Torino

Bianca e il suo contrario 2007
Film 16 mm., trasferito su DVD, suono, colore
00:02:56
In Bianca e il suo Contrario – video che dà il titolo alla mostra personale – l’artista è in piedi, immobile e con lo sguardo fisso rivolto all’osservatore. Come una sposa, indossa un abito bianco e ha in una mano un bouquet di rose dello stesso colore. La staticità della scena è interrotta all’improvviso da alcune gocce d’acqua nera che cominciano a cadere dall’alto. Progressivamente l’abito si tinge, così il corpo e il viso della protagonista. In questo modo, in un arco di tempo che simboleggia un vissuto, il soggetto si trasforma radicalmente e l’abito come la pelle della protagonista assorbe il liquido nero come segno indelebile del passaggio del tempo. La scelta di proiettare la figura nella sua dimensione reale determina un coinvolgimento diretto dell’osservatore che diventa partecipe dell’evento come se si svolgesse nello stesso istante in cui lo osserva. Le immagini sono accompagnate da un canto corale del Balletto Civile i cui melismi rimandano ad un racconto in “assenza di parole”.
Canzone di Michela Lucenti e il Balletto Civile
Dress design di Ilenia Corti e Matteo Mena

Lei che non dormiva mai 2007
Scheletri di ceramica
cm 130 x 70 x 20
L’installazione dal titolo, lei, che non dormiva mai, (dal romanzo Le intermittenze della morte di José Saramago), collocata all’ingresso della galleria, si ispira al recente ritrovamento, nei pressi di Mantova, di due scheletri risalenti al periodo neolitico. Appartenenti a un uomo e una donna, i due corpi sono stati sepolti l’uno di fronte all’altra, con gli arti sovrapposti come congiunti in un abbraccio. L’intimità di questo gesto rimasto immutato attraverso i secoli, allude alla capacità del sentimento amoroso di oltrepassare qualsiasi barriera temporale e per questo assume un profondo significato simbolico. Partendo dalle foto del rinvenimento, l’artista ha fatto realizzare dei calchi in ceramica dei due scheletri, collocati in modo da riprodurre la posizione degli scheletri al momento del ritrovamento.
Galleria Lia Rumma, Milano

Everyman 2007
Luce neon
cm 300 x 100
La seconda installazione intitolata Everyman si ispira all’ultimo romanzo di Philip Roth. Si tratta di un arco luminoso con motivi floreali, come quelli costruiti nei paesi per alcune feste e ricorrenze. Al suo interno si legge la scritta “everyman”. L’arco designa una soglia, diventa il simbolo di un passaggio, di un attraversamento, che è il destino comune ad ogni uomo, e allo stesso tempo sancisce il legame tra vita, amore e morte. La struttura della mostra è costruita in modo da enfatizzare l’idea dell’attesa, il legame inscindibile tra amore e vita, il passaggio inesorabile del tempo sospeso dalla nascita alla morte.
Galleria Lia Rumma, Milano

Life belt 2008
3 slavagenti di sapone
interno cm 34, esterno cm 57, peso approssimativo kg 10
Il sapone si scioglie ed è scivoloso; come unità di soccorso che arrivano troppo tardi, o non arrivano del tutto, e si dissolve, così neutro, incolore e inodore, non lascia tracce, non si registrano i passaggi.
Art Agents Gallery, Hamburg

Life belt 2008
3 salvagenti di sapone
interno cm 34, esterno cm 57, peso approssimativo kg 10
Art Agents Gallery, Hamburg

saw my fortune in the open sea 2008 Video 16 mm, trasferito su DVD, suono, colore
00:02:11
Il video mostra due uomini che tirano un bastone. Sul bastone c’è una piccola barca bianca, una nave fantasma riempita fino all’orlo con poche figure umane. I due uomini muovono il bastone su e giù, come lo onde durante una tempesta. Simboleggiano i punti di partenza e di arrivo della barca, la terra arida, dove il destino della barca è definitivamente deciso.

From here to Eternit (dettaglio) 2009 Installazione di scrittura luminosa lettere in maconil con lampadine da 10 watt cm 549,95 x 49,62 x 3
Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek ha brevettato il cemento amianto chiamandolo Eternit, dalla parola latina Aeternitas (eternità). Questa miscela di cemento e amianto è stato ampiamente usato nella costruzione fino al 1986. E finora è stata la causa di 3.000 vittime del cancro in Italia. Il progetto ha origine da una sorta di cortocircuito del pensiero, un gioco di parole e di senso tra il nome di cemento amianto, Eternit, e il famoso film Da qui all’eternità di Fred Zinnemannin 1953. Ho rimosso la y lettera della parola ‘eternity’ nel titolo del film Zinnemnan’s ottenendo la parola Eternit, che ho scritto in maiuscolo per indicare il nome del materiale e la fabbrica di cui è stato prodotto. La scrittura utilizza il lettering originale, sia del logo e dei segni delle fabbriche di Eternit.

Pier Paolo Pasolini 2009, 2009 cm 800 x 15
Nella sua ultima intervista con Furio Colombo, data appena poche ore prima dell’uccisione, Pasolini ha detto: “FORSE SONO IO CHE SBAGLIO MA IO CONTINUO A DIRE CHE SIAMO TUTTI IN PERICOLO”. Sono stata colpita da queste parole per due motivi. In primo luogo, sembrano avere una qualità macroscopica, con una percezione che fotografa il politico e la situazione sociale del nostro paese che, durante quegli anni, stava per essere assalito dalle tragedie degli “annidipiombo”; secondariamente, hanno una qualità microscopica sia riguardo la vita di Pasolini che rispetto alla relativa vita del precariato. Trentatre anni dopo la sua morte, queste parole ancora hannola forza di qualcuno che sappia vedere e capire, prima di altri le cose che accadono intorno a noi, spostandoli con l’intensità di queste eloquaci parole vere rispetto la situazione attuale che stiamo vivendo in Italia. Ecco perchè ho intitolato il lavoro Pier Paolo Pasolini 2009, come il titolo di una citazione impossibile, come se quelle parole fossero state emesse ora da Pasolini. Con questa Installazione fatta di acciaio lucidata a specchio, ho scritto un’iscrizione usando l’iscrizione grafica. Questa scritta non perirà con il passare del tempo in modo che la gente, come si avvicina, vedrà la propria immagine sopra le parole e, forse, non riconoscerà più i propri timori.
Castello di Rivoli, Rivoli

When the road looks up to the sky 2010 Tappeto in seta e lana
cm 200 x 560
La strada è teatro di grandi battaglie per Marco Pantani, teatro di conquiste e sconfitte, il teatro di un immenso impegno. Vi è una citazione del ciclista sul tappeto: vado così forte in salita per accorciare la mia agonia. Questa frase, che si trova nel tratto di strada raffigurata sul tappeto, è come un salto nel baratro, una strada che conduce da nessuna parte perché è interrotta e rotta proprio come la vita di Marco, che veniva consumata così in fretta. Nel mondo immaginario delle fiabe, il tappeto è una metafora per il viaggio. E diventa un mezzo per raggiungere un altro mondo attraverso l’esperienza del viaggio come la condizione stessa del viaggio dell’uomo attraverso la vita.
CCCS Strozzina, Firenze

Blocco di partenza 2010
cm 19 x 19
La mostra si apre con l’opera Blocco di partenza (Il blocco iniziale), un titolo che mantiene due forze opposte tra loro: esitazione, il blocco e l’impulso necessario per saltare. L’artista ha reso il lavoro in piombo, usando il suo stesso peso come unità di misura per una piattaforma simile a blocchi di partenza in una piscina.
Galleria Lia Rumma, Napoli

Forever overhead 2010
Video 35 mm, traferito su DVD, suono, colore
00:05:48
Un corpo si tuffa e, rimuovendo il suo peso da terra, si trasforma in qualcosa d’altro. Marzia Migliora applica parole, segni e immagini intorno all’azione immortalata nel video, che alludono a un cambiamento di stato. Sempre in testa i suoni come una formula che sospende il ricorso in tale vuoto d’aria nell’intervallo tra il prima e il dopo, quando non si può più tornare indietro e ciò che sta al di la è sconosciuto. E’ un momento che si dilata ad abbracciare pensieri e possibilità, in cui la paura e desiderio, vita e morte, l’ordinario e il trascendentale, rivelarsi un’unità inseparabile dell’essere.

Scomparire in un pozzo 2010
Tappeto, specchio
Tappeto cm 200, specchio cm 200
La mostra si conclude con l’installazione “Scomparire in un pozzo del tempo” (Disappering into a well of time). I visitatori sono invitati a stare in mezzo al tappeto, dove l’immersione ha lasciato la sua traccia di concentriche increspature d’acqua.



































































































































