Michael Fliri

Database Opere

  • Der Schneemann, 2001

    Der Schneemann, 2001

    DVD e installazione
    00:04:40

    Come tutte le opere di Michael Fliri, dove il ruolo di protagonista è affidato alla trasformazione, ai processi di transizione e alle concatenazioni causali, anche il filmato Der Schneemann documenta una trasformazione: l’artista, calato nel ruolo di un pupazzo di neve, entra in uno spazio espositivo del tutto neutro, e da lì il pupazzo comincia ad adeguare lo spazio alla propria essenza materiale, riempiendolo gradualmente di neve (granulato di polistirolo) fino ad esservi completamente immerso e a diventare tutt’uno con la stanza. Col sopraggiungere del pupazzo, la neve comincia a diffondersi, sollevandosi, respirando, modificandosi e plasmando lo spazio circostante. Il processo che vede muoversi e agire il pupazzo di neve è quindi lo stesso in cui si compie la modificazione della stanza, tanto è vero che ad ogni passo dell’uno si percepisce nettamente lo stato transeunte dell’altra. Non è la stanza, quindi, a creare il presupposto dell’esistenza del pupazzo, ma semmai la natura o il soggetto di quest’ultimo a determinare la nascita e lo sviluppo di uno spazio specifico. In questo senso, il pupazzo di neve incarna il soggetto di una determinata situazione logistica, e questa, a sua volta, alla fine del processo ci da una testimonianza tangibile di ciò che si cela nel pupazzo. L’azione, e il filmato che la documenta, affrontano ad un livello generale il tema del rapporto di dipendenza spaziotemporale tra un essere vivente e l’ambiente con cui interagisce. Ma al tempo stesso, l’opera esprime una metafora elementare sul lavoro di un artista, sulla scultura intesa come categoria artistica nel suo rapporto col materiale, col processo creativo e col contesto logistico in cui si colloca. La scultura, infatti, è un linguaggio artistico che compenetra lo spazio, e nasce dall’azione che dall’esterno sottrae volume all’interno, analogamente al pupazzo che riempie la stanza con la neve emessa dalla sua cavità addominale. Una scultura ambientale, nel senso artistico ed esistenziale del termine, prende corpo nel momento in cui creiamo delle situazioni, strutturando lo spazio circostante e producendo dei significati in cui facciamo confluire noi stessi, come il pupazzo che si fonde con la neve. (Testo di Marion Piffer Damiani)

  • This round is on me, 2002

    This round is on me, 2002

    DVD
    00:03:30
  • Tomba Bomba Ghiaccio, 2002

    Tomba Bomba Ghiaccio, 2002

    DVD
    00:03:00
  • God’s away on business, 2003

    God’s away on business, 2003

    Performance
  • WAY out NORth, 2003

    WAY out NORth, 2003

    DVD su 3 monitor
  • Come out and play with me, 2004

    Come out and play with me, 2004

    Still da video
    00:05:35

    Nel video “Come out and play with me” Michael Fliri ha effettuato una sintesi rispetto ai lavori precedenti semplificando ulteriormente lo sviluppo del processo di mutazione e la sua ambientazione. In un interno completamente vuoto e anonimo si muove una figura dalle fattezze di pecora, dal cui ano lentamente fuoriesce il muso rosa di un secondo animale, che viene presto identificato come un maiale. Gradualmente la seconda creatura prende il sopravvento sulla prima, che scompare dentro di lei. Per pochi istanti il maiale eretto domina la scena e ha completamente scalzato l’altro, ma poi si volge a chinarsi e dal suo retto la trasformazione riprende a compiersi all’inverso. Come in precedenti lavori l’artista mette in scena diverse fasi di una transizione fisica, compresi i momenti di trapasso inevitabilmente caratterizzati da forme ibride, ma pone l’accento sulla completezza dello stadio iniziale e finale, che si rinnova ciclicamente dando vita ad un modello esistenziale inesorabile. (Testo di Letizia Ragaglia)

  • It hits me hardly that your beauty is unseen, 2004

    It hits me hardly that your beauty is unseen, 2004

    DVD
    00:02:00
  • Infertile save pet, 2005

    Infertile save pet, 2005

    DVD
    00:04:00
  • I am always better on holiday, 2005

    I am always better on holiday, 2005

    Video installazione
  • The polar bear, 2005

    The polar bear, 2005

    Performance
  • Nice and nicely done, 2005

    Nice and nicely done, 2005

    Video 16mm su DVD
    00:04:34

    Michael Fliri si confronta con la dimensione cinematografica e in particolare con un tipico immaginario di riferimento. Fliri infatti, decide di mettere in scena una gag semplicissima resa celebre nell’ambito cinema muto: la scivolata sulla buccia di banana. Vestito da piccolo King Kong che cammina per le strade di New York, l’artista la ripropone in una versione modificata, trasformandola in una controgag: è lo stesso protagonista a buttare la buccia di banana e, un secondo dopo, a scivolarci distrattamente sopra. Una musica leggermente malinconica crea un divertente contrasto di situazione. Nella continua reiterazione della stessa gag, il ripetersi ossessivo dell’azione comica conduce alla perdita di ogni riferimento umoristico, per trasformare il comportamento in una sorta di azione disinnescata. Attenzione però. Fliri solo apparentemente sceglie di ripetere serialmente la gag adottando l’inquadratura fissa. In realtà ogni scena ha un’ambientazione differente non casuale. Questo perché ogni location propone un avvicinamento spaziale progressivo all’Empire State Building, l’edificio che segna la fine di King Kong. Quindi, dal punto di vista delle scelte espressive, Fliri accoglie la modalità dell’inquadratura fissa (come accade con l’opera di Sislej), ma la concettualizza in un contesto di montaggio (utilizzato anche nell’opera di Sara Rossi) pur non concedendo nessuna facilitazione allo spettatore che deve intravedere il filo conduttore individuato nel progressivo avvicinamento al celebre grattacielo di Manhattan. (Testo di Guido Molinari)

  • Let love be eternal, while it lasts, 2006

    Let love be eternal, while it lasts, 2006

    Frames da video
    00:03.45

    Per chi crede ai copyright, la battuta “L’amore è eterno, finché dura” è del poeta e critico letterario francese Henri de Régnier, un amico di Mallarmé, che nel 1928 se ne servì per canzonare le aspirazioni all’assoluto degli innamorati nel romanzo Lui ou les Femmes et l’Amour. Anche il video di Michael Fliri Let Love Be Eternal, While It Lasts racconta le assurdità di una full immersion nel romanticismo. Il congegno narrativo è lineare: per 5 minuti, scanditi da rapide dissolvenze, vediamo l’artista imbacuccato in una tuta col bordo in pelliccia (sovrascarpe, passamontagna e guanti coordinati) salire faticosamente coi trampoli tra cumuli di neve in cui affonda sempre più, inerpicandosi lungo i fianchi di una montagna. Su, su, fino alle pendici di una vetta che non potrà scalare, perché i trampoli hanno raggiunto l’estensione massima. Nec plus ultra. Il video si chiude col protagonista di spalle, fermo sull’orlo del sublime, come uno dei personaggi del pittore romantico per eccellenza, Caspar David Friedrich (cui Fliri si è ispirato per le inquadrature). Horace-Bénédict de Saussure, primo esploratore del Monte Bianco, per descrivere la natura alpina usa aggettivi come terribile, spaventevole, desolato; i laghi gli paiono cupi, gli abeti tristi, il cielo una voragine nera. Black è il titolo della struggente canzone country “Black, you are my enemy / And I cannot get close to thee / Our life is ruled by enmity / And I can’t weaken that / The only way that I can see / Is to hold you close to me / To love you for it’s meant to be / I weaken your attack “ di Bonnie Prince Billy che l’artista ha deciso di abbinare al candore delle immagini, replicando una strategia adottata nel penultimo video Nice and nicely done (2005). (Testo di Barbara Casavecchia)

  • Image, image do what you want, 2006

    Image, image do what you want, 2006

    Frames da video
    00:04:43
  • The Magnificent Seven, 2006

    The Magnificent Seven, 2006

    Stampa fotografica
    cm 180 x 125
  • I’m in hell and I’m alone, 2007

    I’m in hell and I’m alone, 2007

    Still da video
    00:01:25
  • I saw the light, 2007

    I saw the light, 2007

    Still da video
    00:02:44
  • Gravity, 2007

    Gravity, 2007

    “Gravity” è il lavoro realizzato dall’artista per il progetto Museion at the Eurac Tower. Lo sviluppo dell’opera ha previsto una collaborazione tra Michael Fliri e l’istituto per le energie rinnovabili dell’Eurac. Fedele alla propria poetica, Fliri ha voluto ricondurre l’attenzione sull’individuo singolo come importante specchio delle tensioni energetiche sulla terra. Ogni singolo con un semplice gesto di sollevamento o con un banale lancio di un qualsiasi oggetto in fondo contrasta la forza di gravità esercitata dall’intero pianeta e, in una prospettiva più generale, è il singolo a doversi fare sempre più carico delle risorse del pianeta. Partendo da questi presupposti Fliri ha ideato una breve sequenza filmata, che viene proiettata in maniera frammentata all’interno della torre dell’Eurac e che il fruitore è chiamato a ricostruire a ritroso salendo la scalinata dell’edificio. Tutto il filmato si gioca su una tensione di energie, sulla intrinseca dipendenza di causa-effetto tra le cose, ma anche sull’attaccamento e l’amore per la vita dei due personaggi protagonisti, che decidono di abbandonarsi ad una caduta lanciandosi da due trampolini. Nei cinque frammenti di video lo spettatore viene continuamente confrontato con la forza di gravità: nell’intento – anche ingenuo – dei due di contrastarla lanciandosi in alto, nei vari reciproci tentativi di salvataggio e di arresto della caduta, nello scambio di forze che avviene tra i due protagonisti, una volta pronti ad aiutarsi l’un l’altro, ma infine egoisticamente concentrati sul proprio destino. Tra cadute ed arresti, nella surreale e volutamente artificiosa sequenza messa in scena da Fliri si compie una sorta di parabola esistenziale, che ha anche il sapore di un dramma antico e eterno: alla fine l’elemento umano soccombe alla forza gravitazionale e la natura (memore di un’antica hybris) si vendica con chi ha osato sfidarla. (Testo di Letizia Ragaglia)

  • Early one morning with time to waste, 2007

    Early one morning with time to waste, 2007

    Bottiglie di plastica arancioni, saldate tra loro con schiuma poliuretanica
    m 3 x 8
  • Early one morning with time to waste, 2007

    Early one morning with time to waste, 2007

    Still da video
  • Gravity, 2007

    00:02:44

    “Gravity” è il lavoro realizzato dall’artista per il progetto Museion at the Eurac Tower. Lo sviluppo dell’opera ha previsto una collaborazione tra Michael Fliri e l’istituto per le energie rinnovabili dell’Eurac. Fedele alla propria poetica, Fliri ha voluto ricondurre l’attenzione sull’individuo singolo come importante specchio delle tensioni energetiche sulla terra. Ogni singolo con un semplice gesto di sollevamento o con un banale lancio di un qualsiasi oggetto in fondo contrasta la forza di gravità esercitata dall’intero pianeta e, in una prospettiva più generale, è il singolo a doversi fare sempre più carico delle risorse del pianeta. Partendo da questi presupposti Fliri ha ideato una breve sequenza filmata, che viene proiettata in maniera frammentata all’interno della torre dell’Eurac e che il fruitore è chiamato a ricostruire a ritroso salendo la scalinata dell’edificio. Tutto il filmato si gioca su una tensione di energie, sulla intrinseca dipendenza di causa-effetto tra le cose, ma anche sull’attaccamento e l’amore per la vita dei due personaggi protagonisti, che decidono di abbandonarsi ad una caduta lanciandosi da due trampolini. Nei cinque frammenti di video lo spettatore viene continuamente confrontato con la forza di gravità: nell’intento – anche ingenuo – dei due di contrastarla lanciandosi in alto, nei vari reciproci tentativi di salvataggio e di arresto della caduta, nello scambio di forze che avviene tra i due protagonisti, una volta pronti ad aiutarsi l’un l’altro, ma infine egoisticamente concentrati sul proprio destino. Tra cadute ed arresti, nella surreale e volutamente artificiosa sequenza messa in scena da Fliri si compie una sorta di parabola esistenziale, che ha anche il sapore di un dramma antico e eterno: alla fine l’elemento umano soccombe alla forza gravitazionale e la natura (memore di un’antica hybris) si vendica con chi ha osato sfidarla. (Testo di Letizia Ragaglia)