Giorgio Guidi
Database Opere
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Skull project, 2010-2011
Strumenti musicali modificati, gesso, resina, polistirolo, ferro, creta, legno, gommapiumadimensioni variabiliIl mio interesse nei confronti della trapanazione cranica, nasce da un episodio avvenuto durante la mia infanzia in cui ho visitato un mattatoio nel quale venivano uccise le vacche tramite un chiodo sparato nel cranio. Saltuariamente ho sognato questo episodio fino all’adolescenza. L’idea di partire dall’immagine del teschio riconduce alla trapanazione cranica nel corpo umano, una tra le più antiche operazioni chirurgiche praticate dall’uomo. E’ interessante sapere che storicamente gli strumenti legati a questo procedimento, venivano “travestiti” da qualcosa di diverso al fine di non spaventare il paziente. L’installazione che propongo, legata a questo processo, propone un teschio da me rivisitato e, posizionati a terra, una serie di strumenti musicali trasformati e rielaborati in ossa.
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Skull project, 2010-2011
Bassocm 50 x 50 x 130Il mio interesse nei confronti della trapanazione cranica, nasce da un episodio avvenuto durante la mia infanzia in cui ho visitato un mattatoio nel quale venivano uccise le vacche tramite un chiodo sparato nel cranio. Saltuariamente ho sognato questo episodio fino all’adolescenza. L’idea di partire dall’immagine del teschio riconduce alla trapanazione cranica nel corpo umano, una tra le più antiche operazioni chirurgiche praticate dall’uomo. E’ interessante sapere che storicamente gli strumenti legati a questo procedimento, venivano “travestiti” da qualcosa di diverso al fine di non spaventare il paziente. L’installazione che propongo, legata a questo processo, propone un teschio da me rivisitato e, posizionati a terra, una serie di strumenti musicali trasformati e rielaborati in ossa.
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Montgolfiére, 2010
Cellophane, legno, ottone, ventilatore, penna a sfera, fumocm 400 x 180 x 180Questo progetto nasce da alcuni studi dell’artista sugli esperimenti di Solomon Asch, uno psicologo polacco-statunitense.
L’assunto di base di una parte della sua ricerca consisteva nel fatto che l’essere membro di un gruppo fosse una condizione sufficiente a modificare le proprie azioni e, in una certa misura, anche i propri gusti e le percezioni visive. Diversi suoi esperimenti si focalizzavano sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni palesi.
Ha immaginato quale potrebbe essere la reazione se inserito in una di queste situazioni sperimentali, che per certi versi utilizzano un processo di analisi simile alla mia ricerca. Non giungendo ad una risposta definitiva ha immaginato una sorta di fuga concettuale, condotta attraverso una “mongolfiera” in cellophane riempita di fumo, ancorata ad elementi che rimandano all’ambiente scolastico. -

I tre punti#0, bestie, 2010
Pennarello su canovaccicm 160 x 160Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa. -

I tre punti #1, mostri vegetali, 2010
Pennarelli su pizzo, legno e gessocm 40 x 27Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa. -

I tre punti #4, owl, 2010
Pennarello e acrilico su tappeto e gessocm 180 x 120Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa. -

I tre punti #2, mostri floreali, 2011
Pennarelli e acquerello su gesso e legnocm 60 x 40Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa. -

I tre punti #3, Fenice, 2011
Pennarello su tappeto e gessocm 90 x 60Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa.







