Giorgio Guidi

Database Opere

  • La spiaggia, 2008

    La spiaggia, 2008

    Marmo, legno, vetro
    cm 20 x 52 x 33
  • Luna park, 2008

    Luna park, 2008

    Ceramica, alluminio, ferro, plastica, corda, vetro, merletto in lino
    cm 60 x 80 x 38
  • Trent’anni in tre stanze, 2008

    Trent’anni in tre stanze, 2008

    Ceramica, legno, carta, fettuccia, masonite
    cm 14 x 50 x 31
  • Pavillon, 2008

    Pavillon, 2008

    Legno, policarbonato, Perspex, corda
    cm 23,5 x 52 x 48,5
  • Tamburo, 2009

    Tamburo, 2009

    Legno, metallo, plastica, pelle
    dimensioni variabili
  • Il dolce, 2009

    Il dolce, 2009

    Ceramica, corda, legno, pelle, metallo
    cm 60 x 60 x 65
  • La passeggiata, 2009

    La passeggiata, 2009

    Scarpe in pelle, peltro, legno, ceramica, stoffa
    cm 11,5 x 36,5 x 33,5
  • La Pillola, 2009

    La Pillola, 2009

    Legno, metallo, stoffa, vetro, pane, pennarello su tela
    cm 100 x 100
  • Skull project, 2010-2011

    Skull project, 2010-2011

    Strumenti musicali modificati, gesso, resina, polistirolo, ferro, creta, legno, gommapiuma
    dimensioni variabili

    Il mio interesse nei confronti della trapanazione cranica, nasce da un episodio avvenuto durante la mia infanzia in cui ho visitato un mattatoio nel quale venivano uccise le vacche tramite un chiodo sparato nel cranio. Saltuariamente ho sognato questo episodio fino all’adolescenza. L’idea di partire dall’immagine del teschio riconduce alla trapanazione cranica nel corpo umano, una tra le più antiche operazioni chirurgiche praticate dall’uomo. E’ interessante sapere che storicamente gli strumenti legati a questo procedimento, venivano “travestiti” da qualcosa di diverso al fine di non spaventare il paziente. L’installazione che propongo, legata a questo processo, propone un teschio da me rivisitato e, posizionati a terra, una serie di strumenti musicali trasformati e rielaborati in ossa.

  • Skull project, 2010-2011

    Skull project, 2010-2011

    Basso
    cm 50 x 50 x 130

    Il mio interesse nei confronti della trapanazione cranica, nasce da un episodio avvenuto durante la mia infanzia in cui ho visitato un mattatoio nel quale venivano uccise le vacche tramite un chiodo sparato nel cranio. Saltuariamente ho sognato questo episodio fino all’adolescenza. L’idea di partire dall’immagine del teschio riconduce alla trapanazione cranica nel corpo umano, una tra le più antiche operazioni chirurgiche praticate dall’uomo. E’ interessante sapere che storicamente gli strumenti legati a questo procedimento, venivano “travestiti” da qualcosa di diverso al fine di non spaventare il paziente. L’installazione che propongo, legata a questo processo, propone un teschio da me rivisitato e, posizionati a terra, una serie di strumenti musicali trasformati e rielaborati in ossa.

  • Montgolfiére, 2010

    Montgolfiére, 2010

    Cellophane, legno, ottone, ventilatore, penna a sfera, fumo
    cm 400 x 180 x 180

    Questo progetto nasce da alcuni studi dell’artista sugli esperimenti di Solomon Asch, uno psicologo polacco-statunitense.
    L’assunto di base di una parte della sua ricerca consisteva nel fatto che l’essere membro di un gruppo fosse una condizione sufficiente a modificare le proprie azioni e, in una certa misura, anche i propri gusti e le percezioni visive. Diversi suoi esperimenti si focalizzavano sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni palesi.
    Ha immaginato quale potrebbe essere la reazione se inserito in una di queste situazioni sperimentali, che per certi versi utilizzano un processo di analisi simile alla mia ricerca. Non giungendo ad una risposta definitiva ha immaginato una sorta di fuga concettuale, condotta attraverso una “mongolfiera” in cellophane riempita di fumo, ancorata ad elementi che rimandano all’ambiente scolastico.

  • I tre punti#0, bestie, 2010

    I tre punti#0, bestie, 2010

    Pennarello su canovacci
    cm 160 x 160

    Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
    Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
    Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
    Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
    E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
    Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa.

  • I tre punti #1, mostri vegetali, 2010

    I tre punti #1, mostri vegetali, 2010

    Pennarelli su pizzo, legno e gesso
    cm 40 x 27

    Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
    Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
    Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
    Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
    E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
    Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa.

  • I tre punti #4, owl, 2010

    I tre punti #4, owl, 2010

    Pennarello e acrilico su tappeto e gesso
    cm 180 x 120

    Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
    Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
    Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
    Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
    E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
    Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa.

  • I tre punti #2, mostri floreali, 2011

    I tre punti #2, mostri floreali, 2011

    Pennarelli e acquerello su gesso e legno
    cm 60 x 40

    Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
    Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
    Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
    Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
    E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
    Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa.

  • I tre punti #3, Fenice, 2011

    I tre punti #3, Fenice, 2011

    Pennarello su tappeto e gesso
    cm 90 x 60

    Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
    Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
    Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
    Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
    E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
    Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa.