I tre punti #1, mostri vegetali, 2010

Pennarelli su pizzo, legno e gesso
cm 40 x 27

Capita a volte che nell’analisi dei sistemi di relazioni su cui baso la mia ricerca, inciampo in errori di percezione o comunicazione. Questo è il caso dei “Tre Punti”.
Dopo un periodo passato negli Stati Uniti a stretto contatto con un gruppo di messicani, ho condotto una serie di ricerche sul significato di alcuni tatuaggi, modi di dire e sui loro atteggiamenti in generale. La mia percezione era decisamente positiva: ho apprezzato il senso di familiarità e il rapporto con uno stile di vita a mio avviso quasi “romantico”.
Viceversa, attraverso diversi media, ho appreso l’accezione totalmente negativa che si abbina a tutti questi elementi estetici legati alla loro cultura, dall’appartenenza alla gangs, alla delinquenza ampiamente diffusa tra le varie comunità.
Il risultato che mi ha portato all’esecuzione del lavoro passa attraverso uno studio accurato del bestiario di Aldrovandi, la cui veridicità era semplicemente basata sulla sensibilità del disegnatore. Per un utente del tempo era sufficiente vedere un animale disegnato per credere nella sua esistenza, di conseguenza un gatto poteva essere considerato reale quanto un mostro a sei zampe.
E’ interessante notare come talvolta questi presupposti si mantengano invariati anche nei mezzi di comunicazione del nostro tempo.
Questo lavoro, attraverso un processo di stratificazione che riprende piccoli particolari della mia realtà familiare, viene costruito come una sorta di icona ortodossa.