Gianluca e Massimiliano De Serio
Database Opere
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Il giorno del santo, 2002
Video trasferito su pellicola 35 mm, colore00:17:00Con questo lavoro abbiamo voluto avvicinarci il più possibile all’invisibile, raccontare una storia da dentro e oltre l’immagine, per questo gran parte del film è su schermo nero. Lo spettatore è invitato a leggere letteralmente lo schermo, attraversato dalle parole della voce off della protagonista, tanto che la sua estrema libertà si misura con la sua responsabilità nei confronti di quello che è rappresentato.
La protagonista – separata quasi irrimediabilmente dal mondo attorno che percorre soltanto ma non vive – risulta essere “scomposta” visivamente, sempre in pericolo di dissolversi, fino al ricongiungimento con lo sguardo dello spettatore come di fronte ad uno specchio: è qui che abbiamo voluto inserire la nostra storia personale, rappresentata da immagini in super8 dei nostri nonni, anch’essi immigrati come tanti meridionali negli anni ’50. Il passato della protagonista e il nostro passato si mescolano così in un continuum storico-esistenziale. -

Maria Jesus, 2003
Pellicola 35 mm, colore00:13:00Da sempre ci interessa esplorare i confini che esistono tra realtà, memoria e rappresentazione, partendo da storie e drammi quotidiani, ma spesso invisibili. Maria Jesus rivive il suo dramma, lo re-inventa davanti alla macchina da presa e, mettendo in scena il suo ricordo, ri-elabora una tragedia personale e collettiva. Il film è come una confessione, intima e silenziosa, tra lei e noi, e, quindi, tra Maria Jesus e il pubblico.
“Maria Jesus” è a metà tra il racconto di un fatto e il racconto del ricordo del fatto. Tempo del racconto e tempo del ricordo vanno gradualmente a coincidere: Maria piange per ciò che le sta accadendo (recitando, nella finzione) e insieme per il ricordo di ciò che le è accaduto davvero. Questo è uno dei vantaggi di lavorare con attori non professionisti: essi mettono in gioco se stessi – e la “verità” che si portano dietro – naturalmente. -

Mio fratello Yang, 2004
Pellicola 35 mm, colore00:15:00Il film costituisce il capitolo conclusivo di un percorso di tre film sulla condizione esistenziale imposta dalla clandestinità, iniziato con “Il giorno del santo” (2002) e “Maria Jesus” (2003). Anche in questo caso si è creato, durante il lavoro con gli attori, un’intensa sintonia, risolta in un cortocircuito tra esplicita finzione e intima realtà: un gap che ha lasciato sul terreno gli spazi tra i visi, i corpi e le poche parole all’interno di una storia sbilanciata verso un altrove che incalza. “Mio fratello Yang” è nato infatti dal desiderio di rispondere a delle domande, ma più ci addentravamo in questa ricerca, più diventava evidente una sola risposta: tutto era sfuggente, inafferrabile, rarefatto. Eppure tutto era lì, in quelle vite scoperte.
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Zakaria, 2005
Pellicola 35 mm, cinemascope, colore00:15:00“Zakaria” è una versione di “Lezione di Arabo” più narrativa, in cui emergono con più forza i personaggi e la realtà che li circonda. Le figure che incarnano i rispettivi momenti-quadro di questo viaggio – la maestra di arabo, l’imam della moschea – presto lasciano il posto ad un ragazzino, davvero incontrato durante la lavorazione del film, che insegna a Zakaria a pregare. Anch’egli si chiama – nella realtà – Zakaria. La frammentazione del montaggio e dei punti di vista riflette l’identità frammentata del protagonista, e la “scrittura” di se stesso e del proprio percorso, fino ad una (illusoria?) ricomposizione che sboccia da un incontro casuale, tanto più spirituale ed intimo quanto più fragile.
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Zakaria, 2005
Pellicola 35 mm, cinemascope, colore00:15:00“Zakaria” è una versione di “Lezione di Arabo” più narrativa, in cui emergono con più forza i personaggi e la realtà che li circonda. Le figure che incarnano i rispettivi momenti-quadro di questo viaggio – la maestra di arabo, l’imam della moschea – presto lasciano il posto ad un ragazzino, davvero incontrato durante la lavorazione del film, che insegna a Zakaria a pregare. Anch’egli si chiama – nella realtà – Zakaria. La frammentazione del montaggio e dei punti di vista riflette l’identità frammentata del protagonista, e la “scrittura” di se stesso e del proprio percorso, fino ad una (illusoria?) ricomposizione che sboccia da un incontro casuale, tanto più spirituale ed intimo quanto più fragile
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Lezioni di arabo, 2005
Pellicola 35 mm, cinemascope, colore00:15:00Abbiamo accompagnato Zakaria in questo viaggio nella propria identità da riconquistare, attraverso quelli che sono gli elementi chiave della cultura islamica: la lingua, il rituale dei gesti, l’origine della religione, la preghiera, in un percorso di innalzamento non solo culturale ma anche e soprattutto intimo e spirituale. Zakaria, come rimettendosi in gioco, ha re-interpretato i passaggi cruciali dell’apprendistato, “scrivendo” il testo insieme con noi.
In “Lezioni di Arabo” il mondo esterno si fa frattura, figura di uno sradicamento e del tentativo difficile di superarlo, laddove è congelato e distante: una panoramica. Quello interno, invece, diventa spazio dell’anima, attraversato dai gesti, dai rituali e dalle parole di un’esistenza in via di trasformazione: un’intima frontalità, sottolineata dal formato cinemascope. Zakaria, come investito da una luce improvvisa, è destinato a dissolversi in essa insieme al “suo” spazio.
Ma un interrogativo cruciale si sedimenta nel sottotesto: quanto Zakaria ha realmente riconquistato una propria identità? È davvero possibile raggiungerla? -

Ensi e Shade, 2006
DV cam00:59:00Ensi e Shade, venti e diciotto anni, si affrontano in una battaglia di free-style. Nelle normali battles i rapper si sfidano improvvisando a suon di insulti e di solito hanno un minuto ciascuno a disposizione, un pubblico che vota e una base di beat molto alta che li accompagna. Abbiamo chiesto loro di seguire una traccia di “argomenti”, di temi, di atteggiamenti, una specie di canovaccio.
Ensi è il maestro (nella realtà è campione italiano di free-style) e Shade (tra i migliori della new school), più piccolo di due anni, l’allievo. Abbiamo inoltre tolto gradualmente la musica di fondo e il loro flow ha un cambiamento evidente, che avvicina il rap allo sfogo: i protagonisti si trovano presto a “combattere” contro se stessi, di fronte alla telecamera, e a parlare delle loro vite. Progressivamente Ensi e Shade si lasciano alle spalle i giochi di parole e le “regole” del free-style, mescolando teatro e vita, performance e parlata, poesia e insulto. Ne emerge un ritratto di due ragazzi, delle loro paure, delle loro speranze, delle loro vite, dove il free-style diventa puro linguaggio, urlo, sentimento, confessione. -

Tanatologia, 14 maggio 1958, 2007
DV00:11:00Maria, anziana contadina della campagna torinese, racconta, la morte di nostra nonna (morta comunista e cristiana, scomunicata dalla chiesa, nel 1958 a 33 anni), ma in prima persona, come se raccontasse la propria morte.
In esterno, un piccolo tavolo arrugginito con sopra due trombe altoparlanti, diffonde un canto: è un canto cristiano sulla melodia dell’inno partigiano “fischia il vento infuria la bufera…”, cantato dal marito della signora del video, intitolato “Noi partiamo”.
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Gru. Variazione per coro di sei gru e altoparlanti, 2007
Foto, installazione video a sei canali, materiali variIl progetto “Gru. Variazioni per coro di sei gru e altoparlanti”, è una riflessione sulla trasformazione di un territorio e sulla sua trasfigurazione in spazio della crezione di un universo. Abbiamo selezionato una vasta area della città di Torino interessata da un forte cambiamento urbano, sociale e culturale, comprendente le cosiddette Spina 3 e Spina 4. Abbiamo scelto alcune gru presenti nei tanti cantieri disseminati. Su di esse vi abbiamo agganciato la videocamera e ripreso il territorio sottostante, manovrando la singola gru a 360°. L’installazione complessiva è uno spazio segnato da sei colonne di diversa altezza, dialoganti con le due colonne già presenti nella sala. Cinque colonne hanno incorporato un meccanismo roteante legato alla sommità, con un video proiettore al suo interno, che proietta, su 360° le immagini filmate dalle gru. Nella sesta colonna, chiamata “Gru 0”, si diffonde una “composizione”, creata a partire dal suono in presa diretta delle diverse gru. Le colonne sono disposte in modo non geometrico, a distanze irregolari, ma secondo un disegno preciso che riprende, nella stanza, una “mappa” corrispondente alla mappa della suddetta area urbana interessata. Tale disposizione si lega però anche alla sistemazione degli elementi nell’immagine dell’universo delle antiche cosmologie, come riflessione sulla creazione di un mondo, che diventi allo stesso tempo luogo del reale e dell’invisibile. Le gru assumono quindi il ruolo di monumento in perernne metamorfosi, la base su cui si muove uno sguardo al di sopra di noi, meccanico e casuale allo stesso tempo, preciso e aperto, sicuro e incerto, ancorato saldamente alla terra, al cantiere da cui prende forma, ma anche rivolto all’infinito del cielo. Metafore dell’uomo e del suo lavoro, ma anche del suo essere teso all’invisibile, al divino, esse sono colonne di un ipotetico tempio informe, con un diametro irregolare, cangiante, e con uno spazio in continua trasformazione. Il suono, d’altra parte, oltre ad essere un elemento intrinseco ai video proiettati e scaturito dalle parti di territorio riprese nelle immagini, rappresenta il suono originario che si diffonde in cerchi concentrici creando l’universo, come negli antichi disegni cosmologici. Per questo motivo uno dei riferimenti può essere quello dei chiostri di alcune chiese catalane del XII secolo, dove studi recenti hanno rivelato nelle disposizioni del colonnato e dei capitelli uno spirito cosmogonico, a sua volta figlio di un disegno musicale, come se il chiostro fosse uno spartito musicale.
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Neverending Maria Jesus, 2007
35mm e DVcam, video installazione a tre canali00:18:00Realizzato durante la residenza presso la Galleria Civica di Trento per la mostra Neverndingcinema, la scorsa estate. Abbiamo coinvolto una decina e più di cittadini di trento, a cui, partendo da un’analisi collettiva del film “Maria Jesus”, abbiamo chiesto di reinterpretare alcune scene del film. Il risultato è una serie di primi piani delle persone coinvolte, che formano una specie di “coro” intorno alla stessa Maria, ne condividono il dramma dell’abbandono, esorcizzandolo, e riflettono, in una sorta di autoanalisi, attraverso l’interpretazione, su loro stessi e la loro solitudine.
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Raige e Shade, 2007
HDV00:35:00Ultimo capitolo che conclude il ritratto di Shade. Questa volta Shade si confronta con il rapper free-styler che costituisce per lui l’idolo in questo campo, Raige, molto più grande di lui, rapper conosciuto che accetta di “battersi” con Shade, in un mercato vuoto, all’aperto, nel passaggio tra il giorno e la notte…
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A star love, 2008
Video installazione a due canali00:05:00 loopSalvatore e Rosario vivono nello stesso alloggio, gestito da una cooperativa sociale che ne organizza la vita quotidiana. Abbiamo chiesto loro di raccontarci i loro amori, la loro visione dell’amore, il modo di viverlo.
La cosa che ci ha colpito di più, frequentandoli per un lungo periodo, è che essi vivono singolarmente due aspetti del sentimento amoroso in modo estremo, che in qualche modo fa del loro amore un sentimento puro, nel senso di radicale, definitivo, completamente sciolto da ogni sfumatura dettata da condizionamenti sociali.
Salvatore, appassionato di stelle e pianeti, ha una storia d’amore con Maria Teresa di tipo trascendentale, assoluto. Riconduce tutto l’universo a lei, come in una sorta di trasporto incondizionato dove non c’è spazio per altro se non per la sua amata, che allo stesso tempo definisce e dona identità al mondo che la circonda.
Rosario, che è nostro zio, ha invece un atteggiamento passivo e sacrificale nei confronti delle donne che ha amato. E’ pronto a qualsiasi cosa per loro, e rivolge dentro se stesso ogni colpa, rimorso, nostalgia che il sentimento può provocare. Ha visto Saveria solo una volta e mai più. Dentro di lui è talmente forte il dispiacere che ha per non averla accanto e il senso d’imbarazzo che prova nel ricordarla, che non riesce a proferire il suo nome. Per questo, nel suo racconto, cambia il nome di “Saveria” con “Angelica”.
Ci siamo ispirati, per la costruzione dell’opera, ad un testo di Derrida, Memorie di cieco, sull’autoritratto ed altre rovine, in cui il filosofo francese sostiene che spesso, nella storia dell’autoritratto, l’artista si è ritratto come se fosse un cieco che deambula nel buio, cercando se stesso. Lo stesso libro è in fondo un autoritratto del suo autore, che si cerca nelle infinite variazioni della sua prosa. -

A dark love, 2008
Video installazione a due canali00:05:00 loopSalvatore e Rosario vivono nello stesso alloggio, gestito da una cooperativa sociale che ne organizza la vita quotidiana. Abbiamo chiesto loro di raccontarci i loro amori, la loro visione dell’amore, il modo di viverlo.
La cosa che ci ha colpito di più, frequentandoli per un lungo periodo, è che essi vivono singolarmente due aspetti del sentimento amoroso in modo estremo, che in qualche modo fa del loro amore un sentimento puro, nel senso di radicale, definitivo, completamente sciolto da ogni sfumatura dettata da condizionamenti sociali.
Salvatore, appassionato di stelle e pianeti, ha una storia d’amore con Maria Teresa di tipo trascendentale, assoluto. Riconduce tutto l’universo a lei, come in una sorta di trasporto incondizionato dove non c’è spazio per altro se non per la sua amata, che allo stesso tempo definisce e dona identità al mondo che la circonda.
Rosario, che è nostro zio, ha invece un atteggiamento passivo e sacrificale nei confronti delle donne che ha amato. E’ pronto a qualsiasi cosa per loro, e rivolge dentro se stesso ogni colpa, rimorso, nostalgia che il sentimento può provocare. Ha visto Saveria solo una volta e mai più. Dentro di lui è talmente forte il dispiacere che ha per non averla accanto e il senso d’imbarazzo che prova nel ricordarla, che non riesce a proferire il suo nome. Per questo, nel suo racconto, cambia il nome di “Saveria” con “Angelica”.
Ci siamo ispirati, per la costruzione dell’opera, ad un testo di Derrida, Memorie di cieco, sull’autoritratto ed altre rovine, in cui il filosofo francese sostiene che spesso, nella storia dell’autoritratto, l’artista si è ritratto come se fosse un cieco che deambula nel buio, cercando se stesso. Lo stesso libro è in fondo un autoritratto del suo autore, che si cerca nelle infinite variazioni della sua prosa. -

Sestetto, 2008
HD00:06:00Nell’esplorare le vestigia della fortezza di Verrua Savoia, abbiamo scelto sei luoghi corrispondenti ad altrettanti “buchi neri” (cisterne, tunnel, pozzi, ghiacciaie) che forano il paesaggio sotterraneo della Rocca, formando un dedalo di cunicoli e collegamenti. Un musicista per ognuno dei sei luoghi suona il proprio strumento in solitudine. “Sestetto – Verrua 1957-2008” è un “film musicale”, dove ogni strumento esplora un percorso intimo e individuale, fuso insieme agli elementi della natura o ancora in un’involontaria unione con gli altri strumenti. Questo lavoro vuole essere un modo di ricordare le sei vittime della frana che colpì la rocca di Verrua nel 1957, e un tentativo di condivisione della storia di un luogo e di una tragedia collettiva.
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Animalove, 2009
HD00:13:00Terza parte del percorso e punto d’arrivo di “Love”, “Animalove” scava all’interno delle prime due parti e le riassume in una narrazione bicefala, tesa tra il sogno e la veglia, la messa in scena e la memoria, la performance e la vita.
“Animalove” è il destino dell’amore: unisce due estremi complementari del sentimento amoroso, l’amore spirituale (dell’anima) e quello animale, per la natura e per l’essere vivente.
Compiendo estremi gesti d’amore, prove inedite nella loro insistente lunghezza del piano sequenza, i due protagonisti rivelano carnalmente l’invenzione del loro racconto, ciò che potremmo chiamare la loro messa in scena di una performance mnemonica, o di una memoria performante, reinventata.
Andando oltre, ciò che abbiamo messo in scena, nella logica coerente con i primi due capitoli, A star love e A dark love, è una sorta di memoria perforata. Il buco nero cui entrambi i protagonisti cercano di metter riparo con l’atto esorcizzante del racconto e quello doloroso e contraddittorio del gesto, si dilata nello spazio della visione, in una ricerca quasi monocroma del ricordo e del fuoco, tra vuoti di memoria e pause improvvise durante il racconto, quando ad esempio un aeroplano sorvola le loro parole e le loro teste. -
Giardino, 2008
00:03:00“Zakaria” è una versione di “Lezione di Arabo” più narrativa, in cui emergono con più forza i personaggi e la realtà che li circonda. Le figure che incarnano i rispettivi momenti-quadro di questo viaggio – la maestra di arabo, l’imam della moschea – presto lasciano il posto ad un ragazzino, davvero incontrato durante la lavorazione del film, che insegna a Zakaria a pregare. Anch’egli si chiama – nella realtà – Zakaria. La frammentazione del montaggio e dei punti di vista riflette l’identità frammentata del protagonista, e la “scrittura” di se stesso e del proprio percorso, fino ad una (illusoria?) ricomposizione che sboccia da un incontro casuale, tanto più spirituale ed intimo quanto più fragile.






