
Terza parte del percorso e punto d’arrivo di “Love”, “Animalove” scava all’interno delle prime due parti e le riassume in una narrazione bicefala, tesa tra il sogno e la veglia, la messa in scena e la memoria, la performance e la vita.
“Animalove” è il destino dell’amore: unisce due estremi complementari del sentimento amoroso, l’amore spirituale (dell’anima) e quello animale, per la natura e per l’essere vivente.
Compiendo estremi gesti d’amore, prove inedite nella loro insistente lunghezza del piano sequenza, i due protagonisti rivelano carnalmente l’invenzione del loro racconto, ciò che potremmo chiamare la loro messa in scena di una performance mnemonica, o di una memoria performante, reinventata.
Andando oltre, ciò che abbiamo messo in scena, nella logica coerente con i primi due capitoli, A star love e A dark love, è una sorta di memoria perforata. Il buco nero cui entrambi i protagonisti cercano di metter riparo con l’atto esorcizzante del racconto e quello doloroso e contraddittorio del gesto, si dilata nello spazio della visione, in una ricerca quasi monocroma del ricordo e del fuoco, tra vuoti di memoria e pause improvvise durante il racconto, quando ad esempio un aeroplano sorvola le loro parole e le loro teste.