Ferdinando Mazzitelli

Database Opere

  • Forza Italia, 1991

    Forza Italia, 1991

    Cibachrome
    cm 70 x 50
  • Crepa bastardo, 1992

    Crepa bastardo, 1992

    Diaproiezione, video, disegno
    misura ambiente
  • Crepa bastardo, 1992

    Crepa bastardo, 1992

    Diaproiezione da disegno
    dimensioni variabili
  • Soliloquio, 1993

    Soliloquio, 1993

    Libro d’artista
    cm 15 x 10
  • Italia ready to go, 1993

    Italia ready to go, 1993

    Cibachrome
    cm 50 x 70
  • Sintassi, 1993

    Sintassi, 1993

    Cibachrome
    cm 100 x 70
  • Senza titolo, 1993

    Senza titolo, 1993

    Materiali vari
    m 2 x 1 di diametro
  • Del corpo, noi, 1994

    Del corpo, noi, 1994

    Pedana, video, disegni; fotografia b/n
    misura ambiente; foto cm 20 x 30
    Giovanni Ricci

    Installazione con Marco Cianciotta.
    Ferdinando Mazzitelli: pedane in legno; foto di Aldo Castellano. Marco Cianciotta: quadri flatting su tela.

  • Formiche elettriche, 1994

    Formiche elettriche, 1994

    Video, 2 monitor, 2 tastiere, programma computer, 2 teche di vetro, 100 provette
    cm 200 x 70
  • 385 Quack, 1995

    385 Quack, 1995

    Ready made
    cm 25 x 25
    Mario Gorni
  • Prendi spazio e scappa, 1995

    Prendi spazio e scappa, 1995

    Materiali vari
    dimensioni variabili
    Mario Gorni
  • Popper, 1995

    Popper, 1995

    Video
    00:05:00
  • Carnevalone, 1995

    Carnevalone, 1995

    Performance con il Centro Sociale “La Torre”.

  • Provaci!, 1996

    Provaci!, 1996

    Video
    00:12:00

    Due still dal video.

  • P.S., 1996

    P.S., 1996

    Matita su carta
    cm 10 x 10

    In mostra 13 disegni di dimensioni variabili e un libro realizzato con Fabrizio Basso, Gianluca Codeghini e Enzo Umbaca.

  • P.S., 1996

    P.S., 1996

    Matita su carta
    cm 10 x 15

    In mostra 13 disegni di dimensioni variabili e un libro realizzato con Fabrizio Basso, Gianluca Codeghini e Enzo Umbaca.

  • P.S., 1996

    P.S., 1996

    Matita su carta
    cm 15 x 20

    In mostra 13 disegni di dimensioni variabili e un libro realizzato con Fabrizio Basso, Gianluca Codeghini e Enzo Umbaca.

  • L’idea come limite tende a realizzarsi, 1996

    L’idea come limite tende a realizzarsi, 1996

    Video
    00:01:30

    Still dal video realizzato con Aurelio Cianciotta Mendizza.

  • Cut, 1997

    Cut, 1997

    Diapositive proiettate
    dimensioni variabili
  • … e sai cosa vedi, 1997

    … e sai cosa vedi, 1997

    Gianni Gangai

    Azione con Luca Quartana al Centro Sociale Leoncavallo.

  • … e sai cosa vedi, 1997

    … e sai cosa vedi, 1997

    Cibachrome su forex
    cm 100 x 70
  • Tre per due, 1997

    Tre per due, 1997

    Video e azione
    00:12:00 (video)

    Due gruppi formati da tre attori ciascuno dialogano tra loro muovendosi nello spazio. Il dialogo è costruito in maniera ordinata e alternata: ogni attore ha scelto un libro, un testo o un brano a cui si sente particolarmente affezionato e che porta con sé durante l’azione; ogni gruppo lavora, (prova) inizialmente da solo, cercando di trovare i tempi “interni” ed un’affiatamento tra gli attori, successivamente si prova con tutti e due i gruppi cercando i tempi “esterni”; prima che un gruppo risponda all’altro, c’è una sorta di riflessione, tra i componenti del gruppo che deve parlare, per definire la risposta, il messaggio con cui replicare in un tempo relativamente breve: 1 o 2 minuti al massimo; ogni gruppo durante l’azione è seguito da una videocamera, in tempo reale le immagini sono visibili; quindi due videocamere sincronizzate, due monitor; nei giorni successivi i video realizzati daranno il senso reale di ciò che effettivamente è avvenuto, in contemporanea, all’interno dei due gruppi; i due gruppi come detto si muovono nello spazio cercando di rimanere ad una distanza tale da consentire il reciproco ascolto, come se tenuti da un elastico che si allunga per poi accorciarsi, sentono la distanza, sia quando sono due unità separate e quasi estranee, sia quando sembrano un’unica entità.
    Gli attori che partecipano a questa azione fanno parte del “Golgoteatro”. Sin dall’inizio l’idea è stata di affidarsi ad attori per creare distacco sia con il pubblico sia tra loro stessi. Non è interessante in questo momento soffermarsi sul fatto che ci sia o meno un rapporto, una relazione fra i due gruppi o fra gli elementi di un gruppo, o sul come si forma una comunicazione tra questi; è più importante “sentire” quello che sta succedendo in maniera intima, profonda tra queste persone che evidentemente hanno bisogno di reciproco appoggio (posizione politica) ma che sono sole (posizione sociale). Nella situazione in cui il tutto comunica con se stesso, in cui ciò che si comunica sono le identità e il come riprodurle, la comunicazione si svuota. Tutto diventa oggetto di consumo[…]. Quello che viene consumato è sempre la stessa cosa, benché possano variarne l’aspetto e le qualità, cioè si tratta di ciò che riconferma, tiene in vita e rafforza il sistema di comunicazione […]. Il monolinguismo generato diventa perdita delle diversità, perdita di espressività, ma diventa anche comunicazione facile, veloce, superficiale […]. L’omologazione riguarda ogni comportamento […].

  • Come prima più di prima, 1997

    Come prima più di prima, 1997

    Azione con Alexander Brener e diaproiezione, documentata da un video di 15′.

  • Come prima più di prima, 1997

    Come prima più di prima, 1997

    Azione con Alexander Brener e diaproiezione, documentata da un video di 15′.

  • Caro Lino, se…, 1997

    Caro Lino, se…, 1997

    Diaproiezione e lettera
    dimensioni variabili
  • Unoe uno fa uno, 1998

    Unoe uno fa uno, 1998

    Diaproiezione di fumetto rielaborato
    cm 15 x 10
  • Tutti insieme appassionatamente, 1998

    Tutti insieme appassionatamente, 1998

    Video
    00:10:00

    Due still dal video.

  • Tattica narrativa, 1998

    Tattica narrativa, 1998

    Video
    00:12:00

    Still dal video realizzato con Federico Tanzi Mira.
    Vorrei collegarmi a queste tue riflessioni sulle immagini strane, altre, diverse parlando di estraneità. La finzione è estraneità, nel senso che pur vivendo in un mondo fatto di finzioni, non siamo capaci di relazionarci con la finzione se non in senso negativo, di estraneità. La finzione può aiutarci a formare una immagine privata di noi stessi, è importante che essa sia vissuta come parte integrante del nostro reale. Il lavoro – il video più le immagini – parlano di finzione, di immagini ma soprattutto di narrazione. Bisogna cominciare a ragionare anche attraverso la finzione: la narrazione e le immagini per esempio sono capaci di socializzare il concetto di finzione…
    La storia molto spesso soprende i protagonisti, sarebbe bello come accade nel video che il protagonista, trovandosi sorpreso dagli eventi, metabolizzasse immediatamente queste estraneità e le facesse diventare possibilità di racconto, di narrazione, di dialogo anche rispetto alle immagini stesse. La nostra conoscenza si basa sul riconoscere: per riconoscere bisogna prima conoscere, per cui mi sembra che non siamo affatto predisposti a conoscere. La finzione, la simulazione, l’estraneità in un certo senso contengono tutte il carattere di sperimentazione, di approfondimento in quanto elementi sconosciuti, per tanto può essere interessante (così come abbiamo fatto noi) partire dall’idea che noi stessi stando all’interno di una grande simulazione possiamo acquisire il modo sperimentale come Tattica narrativa per confrontarci con il reale.

  • Le onde del destino, 1998

    Le onde del destino, 1998

    Due diapositive sovrapposte proiettate; lettura di racconto
    dimensioni variabili

    Con Federico Tanzi Mira.
    “La luce sulla sabbia si trasforma in una immensa distesa d’acqua
    i passi mi rimbombano nella mente, li conto per rimanere sveglio, ma dov’è Mosè
    grido forte
    i due beduini a cammello non mi vedono, non mi sentono,
    non li vedo più
    adesso mi sembra di sentire il rumore del mare”

  • Quattro punti a tuo sfavore, 1998

    Quattro punti a tuo sfavore, 1998

    Letture di racconti con diaproiezioni e distribuzione foto.

  • Le onde del destino, 1999

    Le onde del destino, 1999

    Diapositive proiettate
    dimensioni variabili

    Con Federico Tanzi Mira.

  • Le immagini sono la differenza, 1999

    Le immagini sono la differenza, 1999

    Diaproiezioni, recitazione e distribuzione 100 foto B/N 10×15
    dimensioni variabili

    Il racconto e i testi, sono recitati dall’autore e sono preceduti dalla distribuzione delle foto tra i presenti. La narrazione è imbastita in modo tale che ognuno degli spettatori abbia possibilità, attraverso la foto in suo possesso, di collegarsi in senso particolare, singolare, alla vicenda generale. Le foto ritraggono donne in pose, atteggiamenti tipici dell’avanspettacolo, un mondo che non esiste più, ricordato solo grazie a documenti, foto che rappresentano la ricerca di successo, proprio per questo più vicine alla tragedia dell’insuccesso personale. Le immagini non saranno connotate, marcate o indicizzate, in modo tale che ogni spettatore pensi che la “sua” foto, raffiguri un protagonista o uno dei protagonisti, questo gimmick permette di avere nello stesso momento più storie, più intrecci più protagonisti. La lettura di circa 20 minuti è intramezzata da diaproiezioni. Il racconto è costruito come uno story board per creare equilibrio tra immagini e testi ed in questo gioco tra più livelli la narrazione funzionerà da legante, da collegamento, cercando una riflessione teorica ma anche una relazione forte, attenta con il pubblico, senza creare una scena teatrale, un distacco tra spettatori e artista.

  • Le immagini sono la differenza, 1999

    dimensioni variabili
    Gianni Gangai

    Il racconto e i testi, sono recitati dall’autore e sono preceduti dalla distribuzione delle foto tra i presenti. La narrazione è imbastita in modo tale che ognuno degli spettatori abbia possibilità, attraverso la foto in suo possesso, di collegarsi in senso particolare, singolare, alla vicenda generale. Le foto ritraggono donne in pose, atteggiamenti tipici dell’avanspettacolo, un mondo che non esiste più, ricordato solo grazie a documenti, foto che rappresentano la ricerca di successo, proprio per questo più vicine alla tragedia dell’insuccesso personale. Le immagini non saranno connotate, marcate o indicizzate, in modo tale che ogni spettatore pensi che la “sua” foto, raffiguri un protagonista o uno dei protagonisti, questo gimmick permette di avere nello stesso momento più storie, più intrecci più protagonisti. La lettura di circa 20 minuti è intramezzata da diaproiezioni. Il racconto è costruito come uno story board per creare equilibrio tra immagini e testi ed in questo gioco tra più livelli la narrazione funzionerà da legante, da collegamento, cercando una riflessione teorica ma anche una relazione forte, attenta con il pubblico, senza creare una scena teatrale, un distacco tra spettatori e artista.