Tattica narrativa, 1998

Video
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Still dal video realizzato con Federico Tanzi Mira.
Vorrei collegarmi a queste tue riflessioni sulle immagini strane, altre, diverse parlando di estraneità. La finzione è estraneità, nel senso che pur vivendo in un mondo fatto di finzioni, non siamo capaci di relazionarci con la finzione se non in senso negativo, di estraneità. La finzione può aiutarci a formare una immagine privata di noi stessi, è importante che essa sia vissuta come parte integrante del nostro reale. Il lavoro – il video più le immagini – parlano di finzione, di immagini ma soprattutto di narrazione. Bisogna cominciare a ragionare anche attraverso la finzione: la narrazione e le immagini per esempio sono capaci di socializzare il concetto di finzione…
La storia molto spesso soprende i protagonisti, sarebbe bello come accade nel video che il protagonista, trovandosi sorpreso dagli eventi, metabolizzasse immediatamente queste estraneità e le facesse diventare possibilità di racconto, di narrazione, di dialogo anche rispetto alle immagini stesse. La nostra conoscenza si basa sul riconoscere: per riconoscere bisogna prima conoscere, per cui mi sembra che non siamo affatto predisposti a conoscere. La finzione, la simulazione, l’estraneità in un certo senso contengono tutte il carattere di sperimentazione, di approfondimento in quanto elementi sconosciuti, per tanto può essere interessante (così come abbiamo fatto noi) partire dall’idea che noi stessi stando all’interno di una grande simulazione possiamo acquisire il modo sperimentale come Tattica narrativa per confrontarci con il reale.