
Due gruppi formati da tre attori ciascuno dialogano tra loro muovendosi nello spazio. Il dialogo è costruito in maniera ordinata e alternata: ogni attore ha scelto un libro, un testo o un brano a cui si sente particolarmente affezionato e che porta con sé durante l’azione; ogni gruppo lavora, (prova) inizialmente da solo, cercando di trovare i tempi “interni” ed un’affiatamento tra gli attori, successivamente si prova con tutti e due i gruppi cercando i tempi “esterni”; prima che un gruppo risponda all’altro, c’è una sorta di riflessione, tra i componenti del gruppo che deve parlare, per definire la risposta, il messaggio con cui replicare in un tempo relativamente breve: 1 o 2 minuti al massimo; ogni gruppo durante l’azione è seguito da una videocamera, in tempo reale le immagini sono visibili; quindi due videocamere sincronizzate, due monitor; nei giorni successivi i video realizzati daranno il senso reale di ciò che effettivamente è avvenuto, in contemporanea, all’interno dei due gruppi; i due gruppi come detto si muovono nello spazio cercando di rimanere ad una distanza tale da consentire il reciproco ascolto, come se tenuti da un elastico che si allunga per poi accorciarsi, sentono la distanza, sia quando sono due unità separate e quasi estranee, sia quando sembrano un’unica entità.
Gli attori che partecipano a questa azione fanno parte del “Golgoteatro”. Sin dall’inizio l’idea è stata di affidarsi ad attori per creare distacco sia con il pubblico sia tra loro stessi. Non è interessante in questo momento soffermarsi sul fatto che ci sia o meno un rapporto, una relazione fra i due gruppi o fra gli elementi di un gruppo, o sul come si forma una comunicazione tra questi; è più importante “sentire” quello che sta succedendo in maniera intima, profonda tra queste persone che evidentemente hanno bisogno di reciproco appoggio (posizione politica) ma che sono sole (posizione sociale). Nella situazione in cui il tutto comunica con se stesso, in cui ciò che si comunica sono le identità e il come riprodurle, la comunicazione si svuota. Tutto diventa oggetto di consumo[…]. Quello che viene consumato è sempre la stessa cosa, benché possano variarne l’aspetto e le qualità, cioè si tratta di ciò che riconferma, tiene in vita e rafforza il sistema di comunicazione […]. Il monolinguismo generato diventa perdita delle diversità, perdita di espressività, ma diventa anche comunicazione facile, veloce, superficiale […]. L’omologazione riguarda ogni comportamento […].