Fabrizio Rivola

Database Opere

  • End supply, 1994

    End supply, 1994

    Scatolette e fotocopie
  • Saldi di fine millennio, 1994

    Saldi di fine millennio, 1994

    Intervento urbano, manifesti, materiali vari
    manifesti cm 100 x 70 ciascuno

    Invadendo lo spazio urbano, l’azione crea uno scarto nei confronti degli usuali testi che ci definiscono come utente medio del sistema stradale e commerciale. La ripetizione dell’intervento in luoghi e con modalità differenti fa sì che essa cambi di volta in volta di significato; ad esempio a Berlino Est assume connotati socio-politici, diversi da quelli che può assumere a Kassel, nel contesto di Documenta.
    L’installazione urbana a Imola consisteva nell’affissione di manifesti in vetrine di negozi vuoti, accompagnate da illustrazioni di paradisi terrestri (tratte dalle riviste dei Testimoni di Geova La Torre di Guardia e Svegliatevi), provviste, immagini di organi catalogati.

  • Saldi di fine millennio, 1994

    Saldi di fine millennio, 1994

    Intervento urbano, manifesti, materiali vari
    manifesti cm 100 x 70 ciascuno

    A Weinheim in Germania i manifesti erano posti nella agenzia viaggi della Volksbank e in un negozio in corso di allestimento.

  • Saldi di fine millennio, 1995

    Saldi di fine millennio, 1995

    Intervento urbano, manifesti, materiali vari
    manifesti cm 100 x 70 ciascuno

    A Berlino i manifesti (Sonderangebote des Jahrtausendendes) sono stati affissi ai muri del quartiere Mitte (ex Berlino Est), in particolare in case occupate, edifici abbandonati di cui si ignora la proprietà, nel cantiere della nuova Potsdamer Platz sponsorizzato dalla Sony, ecc.
    Il nuovo significato che essi assumevano coincideva in questo caso con la particolare situazione storico-politica, richiamando l’idea di una totale messa all’incanto dell’Est sia in senso materiale che ideologico.
    L’operazione è stata realizzata in concomitanza con l’opera-evento del Verhüllter Reichstag (Wrapped Reichstag) 1975-1995 di Christo e Jeanne-Claude, nei confronti della quale ho realizzato una operazione di “intrusione”.

  • Saldi di fine millennio, 1995

    Saldi di fine millennio, 1995

    Intervento urbano, manifesti, materiali vari
    manifesti cm 100 x 70 ciascuno

    A Berlino i manifesti (Sonderangebote des Jahrtausendendes) sono stati affissi ai muri del quartiere Mitte (ex Berlino Est), in particolare in case occupate, edifici abbandonati di cui si ignora la proprietà, nel cantiere della nuova Potsdamer Platz sponsorizzato dalla Sony, ecc.
    Il nuovo significato che essi assumevano coincideva in questo caso con la particolare situazione storico-politica, richiamando l’idea di una totale messa all’incanto dell’Est sia in senso materiale che ideologico.
    L’operazione è stata realizzata in concomitanza con l’opera-evento del Verhüllter Reichstag (Wrapped Reichstag) 1975-1995 di Christo e Jeanne-Claude, nei confronti della quale ho realizzato una operazione di “intrusione”.

  • Ne vale la pena?, 1996/97

    Ne vale la pena?, 1996/97

    Video
    00:07:00

    Animazione grafica di 100 titoli in forma interrogativa scelti dalle riviste dei Testimoni di Geova. Lo stesso interesse già rivolto, in altri lavori, alle immagini come meccanismi di attenzione indotta, viene indirizzato qui ai testi di una rivista, come esempio del rapporto tra mezzi di comunicazione di massa e soggetto. I titoli in forma interrogativa, visti qui come espediente retorico, sono quelli che mirano a stabilire un “io” e un “tu” nella comunicazione, quindi un presunto rapporto diretto con il fruitore.

  • Senza titolo, 1996

    Senza titolo, 1996

    Manifesti, fotocopie, ideo proiezione
    manifesti cm 100 x 70; fotocopie dimensioni variabili; video-loop 00:10:00

    Installazione di illustrazioni di paradisi terrestri sulla vetrina di una galleria attraverso la quale si poteva guardare all’interno. Sulla parete di fondo veniva proiettato un video, con riprese in carrellata effettuate in un cimitero costruito di recente, con i loculi ancora vuoti ( quindi non immediatamente riconoscibili come tali).

  • Senza titolo, 1996

    Senza titolo, 1996

    Foto a colori montata su alluminio
    cm 50 x 70

    Nella foto non è immediatamente riconoscibile il soggetto, costituito da un cimitero di nuova costruzione, con i loculi ancora vuoti.

  • Autoscatti, 1996

    Autoscatti, 1996

    Fotocopia a colori
    cm 50 x 70

    Particolare dell’installazione di 3 fotocopie a colori e 3 fotografie montate su alluminio.
    Sul rapporto tra comunicazione di massa e ricordo personale: l’immagine di una rivista, non intesa come modello da seguire, ma come spunto per una ricerca intima nel cassetto delle foto di famiglia.
    Una sorta di riappropriazione distorta del proprio passato attraverso il filtro operato dai mass-media. E trattandosi qui di immagini di una rivista di una setta religiosa (ma simili a quelle di propaganda politica o della pubblicità), ne risulta particolarmente evidente l’intento persuasivo.

  • Autoscatti, 1996

    Autoscatti, 1996

    Fotografia montata su alluminio
    cm 50 x 70

    Particolare dell’installazione di 3 fotocopie a colori e 3 fotografie montate su alluminio.
    Sul rapporto tra comunicazione di massa e ricordo personale: l’immagine di una rivista, non intesa come modello da seguire, ma come spunto per una ricerca intima nel cassetto delle foto di famiglia.
    Una sorta di riappropriazione distorta del proprio passato attraverso il filtro operato dai mass-media. E trattandosi qui di immagini di una rivista di una setta religiosa (ma simili a quelle di propaganda politica o della pubblicità), ne risulta particolarmente evidente l’intento persuasivo.

  • Paradise Now, 1997

    Paradise Now, 1997

    Fotomontaggio, stampa fotografica montata su alluminio
    cm 70 x 100

    Il lavoro deriva da uno precedente realizzato come installazione, in cui venivano associate immagini di paradisi terrestri prese dalle riviste dei Testimoni di Geova, a ingrandimenti di foto di famiglia scelte tra le più vicine al modello rappresentato dalle precedenti; conformando così la memoria del momento soggettivo e privato a quello collettivo dell’immagine persuasiva e suadente dei mezzi di comunicazione.
    L’atteggiamento è quello indicato da Lévi-Strauss del bricoleur che utilizza oggetti residui di miti anteriori, cambiandone la combinazione. Il mito del passato individuale, legato alla storia e al racconto fotografico, nel linguaggio comune dell’ album di famiglia, viene assemblato. e quindi adeguato, al mito di un futuro collettivo offerto dai media.
    L’apparente tensione del dato storico e personale alla condizione di Utopia, finisce per smascherare il carattere di Nonluogo (nella accezione di opposto del luogo antropologico data da Augé) dei mondi possibili proposti dai mezzi di comunicazione di massa. O perlomeno, tale smascheramento è reso evidente propio dal tentativo di rendere storico relazionale, identitario, tramite l’intrusione del mito personale, un luogo artificiale.

  • Paradise Now 2, 1997

    Paradise Now 2, 1997

    Fotomontaggio, stampa fotografica montata su alluminio
    cm 70 x 100

    Il lavoro deriva da uno precedente realizzato come installazione, in cui venivano associate immagini di paradisi terrestri prese dalle riviste dei Testimoni di Geova, a ingrandimenti di foto di famiglia scelte tra le più vicine al modello rappresentato dalle precedenti; conformando così la memoria del momento soggettivo e privato a quello collettivo dell’immagine persuasiva e suadente dei mezzi di comunicazione.
    L’atteggiamento è quello indicato da Lévi-Strauss del bricoleur che utilizza oggetti residui di miti anteriori, cambiandone la combinazione. Il mito del passato individuale, legato alla storia e al racconto fotografico, nel linguaggio comune dell’ album di famiglia, viene assemblato. e quindi adeguato, al mito di un futuro collettivo offerto dai media.
    L’apparente tensione del dato storico e personale alla condizione di Utopia, finisce per smascherare il carattere di Nonluogo (nella accezione di opposto del luogo antropologico data da Augé) dei mondi possibili proposti dai mezzi di comunicazione di massa. O perlomeno, tale smascheramento è reso evidente propio dal tentativo di rendere storico relazionale, identitario, tramite l’intrusione del mito personale, un luogo artificiale.

  • Ufo, 1997

    Ufo, 1997

    Fotografia montata su alluminio
    cm 100 x 140

    Fotografia dallo schermo televisivo con le famose sequenze del bombardamento notturno di Bagdad, in cui compare il riflesso di un lampadario da cucina.
    Indizio della visione domestica e distratta della guerra, che viene mediata e attenuata dal grande avvenimento di massa della diretta televisiva. Problema dei media esperiti in una situazione reale e quotidiana.

  • Twin Plasters, 1997

    Twin Plasters, 1997

    PVC in pellicola adesiva, garza per compresse
    cm 246 x 66 ciascun elemento

    I cerotti vengono realizzati con lo stesso materiale usato per la loro produzione industriale. Sono state realizzate altre installazioni con elementi di dimensioni e collocazione differente in relazione allo spazio utilizzato.

  • X Plasters, 1997

    X Plasters, 1997

    PVC in pellicola adesiva, garza per compresse
    cm 246 x 66 ciascun elemento

    I cerotti vengono realizzati con lo stesso materiale usato per la loro produzione industriale. Sono state realizzate altre installazioni con elementi di dimensioni e collocazione differente in relazione allo spazio utilizzato.

  • Saldi di fine millennio, 1997

    Saldi di fine millennio, 1997

    Manifesti e interventi urbani

    A Kassel i manifesti in lingua tedesca e inglese (End of Millennium Sales) sono stati collocati in tre situazioni:
    1) Invadendo per un periodo completamente l’edificio sede dello scambio. Si trattava di un ex-magazzino tessile e sede assicurativa da demolire per far posto a una nuova sede bancaria, adibito per il periodo della Documenta X a galleria e laboratori per artisti stranieri.
    2) I manifesti sono stati collocati inoltre nella città nei luoghi deputati all’arte del Parcours, come nelle zone periferiche della città.
    3) Infine nelle vetrine di due sedi della Sparkasse, sponsor della Documenta e promotore del progetto “Künstlerhaus Spohrstrasse” a cui aderivo.

  • Doccia, 1998

    Doccia, 1998

    Box per doccia, disinfettante, pompe idrauliche, materiali vari
    cm 200 x 70 x 70

    Una normale doccia in funzione, nella quale scorre del disinfettante, rivelato dall’odore pungente, reso saturo dalle piccole dimensioni della stanza.
    Come nei cerotti vi era un ingigantimento di tipo dimensionale di un elemento legato alla cura, al rimedio del dolore, della ferita, qui un altro elemento simile come il disinfettante viene ingigantito non solo nella dimensione, ma nella sua forma d’uso: ciò che di solito va usato in modo “topico” viene usato per immergervisi completamente.
    Il senso era dato non in modo visivo ma in modo auditivo e olfattivo. Uno spazio comunque sinestetico anche in relazione alla temperatura (il caldo esterno invogliava a una doccia che si rivelava essere altro).

  • Associazione Volontari Donatori Capelli, 1998

    Associazione Volontari Donatori Capelli, 1998

    Lavoro realizzato in collaborazione con un operatore nel campo della lavorazione dei capelli. Il progetto consiste nella donazione dei miei capelli, fatti crescere per tre anni (lunghezza 60 cm circa).
    Prevede tre fasi. La prima consiste nel taglio e raccolta dei capelli, come presentazione del progetto, (fase eseguita durante Eccentrica il 27/9/’98). Viene scelto un destinatario che riceverà in dono una parrucca realizzata con questi capelli.
    La seconda fase prevede la presentazione del progetto in forma di work in progress. L’installazione eseguita presso L’Unione Culturale Franco Antonicelli a Torino (9/11/1998) metteva in scena una sede della associazione ed era accompagnata dalla presentazione dei materiali usati e delle fasi di lavorazione dei capelli, con riferimenti a vari aspetti (storici, antropologici, economici) della azione che saranno esposti compiutamente nella fase finale. Essa consisterà nella realizzazione di un piccolo libro e un video con tutte le fasi del progetto all’interno di una sorta di ricerca antropologica sull’argomento, e tale “sconfinamento” costituirà una parte costituente del lavoro. La presentazione del libro avverrà alla presenza del ricevitore della parrucca.
    Il ricevente i capelli potrebbe essere una persona o più persone a seconda di chi accetterà di aderire all’operazione. Naturalmente potrebbe trattarsi di una donna, e ciò farebbe scaturire un’ulteriore serie di significati rispetto a quelli già insiti nella operazione stessa.
    E’ noto infatti il ruolo della presenza e lunghezza dei capelli nella definizione della separazione dei sessi, degli scarti generazionali o delle differenze di classi sociali e movimenti politici, in cui, come spesso accade, l’identità viene rivendicata tramite l’assunzione di segni oppositivi.
    Inoltre è evidente come il taglio dei capelli (così come, per altri aspetti, la loro la perdita) costituisca un fatto carico di forti significati simbolici. Basti pensare all’uso di tale gesto in molte religioni, dal cristianesimo alle religioni orientali o africane.
    E’ possibile sottolineare come il mercato si sia rifornito e si fornisca di questa “materia prima”, proprio acquistando il frutto di questi riti, come ad esempio in India, dove i templi costituivano una importante fonte per il commercio di capelli in occidente. O fare riferimento alla raccolta e recupero di tonnellate di capelli effettuata ad Auschwitz e in altri campi di concentramento per svariati usi.
    Il libretto potrebbe dunque contenere una indagine che fa riferimento a queste forme coatte di scambio di capelli e al loro mercato che permette e accondiscende i desideri ad essi legati, mentre allo stesso tempo li crea e li alimenta
    Dono di capelli, materiale direttamente prodotto dal corpo umano, dunque, come metafora di più complessi processi comunicativi, identitari, rituali, economici, inevitabilmente intrecciati e nascosti sotto un parrucchino.

  • Associazione Volontari Donatori Capelli, 1998

    Associazione Volontari Donatori Capelli, 1998

    Lavoro realizzato in collaborazione con un operatore nel campo della lavorazione dei capelli. Il progetto consiste nella donazione dei miei capelli, fatti crescere per tre anni (lunghezza 60 cm circa).
    Prevede tre fasi. La prima consiste nel taglio e raccolta dei capelli, come presentazione del progetto, (fase eseguita durante Eccentrica il 27/9/’98). Viene scelto un destinatario che riceverà in dono una parrucca realizzata con questi capelli.
    La seconda fase prevede la presentazione del progetto in forma di work in progress. L’installazione eseguita presso L’Unione Culturale Franco Antonicelli a Torino (9/11/1998) metteva in scena una sede della associazione ed era accompagnata dalla presentazione dei materiali usati e delle fasi di lavorazione dei capelli, con riferimenti a vari aspetti (storici, antropologici, economici) della azione che saranno esposti compiutamente nella fase finale. Essa consisterà nella realizzazione di un piccolo libro e un video con tutte le fasi del progetto all’interno di una sorta di ricerca antropologica sull’argomento, e tale “sconfinamento” costituirà una parte costituente del lavoro. La presentazione del libro avverrà alla presenza del ricevitore della parrucca.
    Il ricevente i capelli potrebbe essere una persona o più persone a seconda di chi accetterà di aderire all’operazione. Naturalmente potrebbe trattarsi di una donna, e ciò farebbe scaturire un’ulteriore serie di significati rispetto a quelli già insiti nella operazione stessa.
    E’ noto infatti il ruolo della presenza e lunghezza dei capelli nella definizione della separazione dei sessi, degli scarti generazionali o delle differenze di classi sociali e movimenti politici, in cui, come spesso accade, l’identità viene rivendicata tramite l’assunzione di segni oppositivi.
    Inoltre è evidente come il taglio dei capelli (così come, per altri aspetti, la loro la perdita) costituisca un fatto carico di forti significati simbolici. Basti pensare all’uso di tale gesto in molte religioni, dal cristianesimo alle religioni orientali o africane.
    E’ possibile sottolineare come il mercato si sia rifornito e si fornisca di questa “materia prima”, proprio acquistando il frutto di questi riti, come ad esempio in India, dove i templi costituivano una importante fonte per il commercio di capelli in occidente. O fare riferimento alla raccolta e recupero di tonnellate di capelli effettuata ad Auschwitz e in altri campi di concentramento per svariati usi.
    Il libretto potrebbe dunque contenere una indagine che fa riferimento a queste forme coatte di scambio di capelli e al loro mercato che permette e accondiscende i desideri ad essi legati, mentre allo stesso tempo li crea e li alimenta
    Dono di capelli, materiale direttamente prodotto dal corpo umano, dunque, come metafora di più complessi processi comunicativi, identitari, rituali, economici, inevitabilmente intrecciati e nascosti sotto un parrucchino.

  • Luogo comune, 1998

    Luogo comune, 1998

    Manifesto
    cm 100 x 70

    Libretto distribuito per la città.

  • Swimmin’ Chianti, 1999-2000

    Swimmin’ Chianti, 1999-2000

    Fotografia su pannello
    cm 120 X 160

    Lavorando sulla caratteristiche del territorio che da il nome a un famoso vino, il progetto era quello di riempire una piscina di vino. Non vero, dato che la piscina misura oltre 10 m di diametro e 1,2 m di profondità, ma prodotto dalle sostanze usate per la sua sofisticazione, ovvero colorato con enocianina (sostanza proibita dalla enologia) ed aromatizzato. La foto elaborata del progetto è stata esposta in un tipico interno ristrutturato, quasi a voler simulare una sorta di sogno dell’ipotetico padrone di casa.

  • Oasis, 1999-2000

    Oasis, 1999-2000

    Palme, laghetto artificiale, erba ‘pronto effetto’
    mq 30 ca.

    Il lavoro gioca su uno degli stereotipi del paesaggio in Italia per eccellenza classico, quello della terra del Chianti tra Firenze e Siena, perché tramandato dai secoli più celebrati della pittura italiana. L’idea é stata dunque quella di creare una piccola oasi kitsch in questo scenario, collocando un laghetto artificiale contornato di palme, sullo sfondo delle colline ricoperte dei più nobili, per la nostra cultura, ulivi, cipressi e vigneti.

  • Lòcus amoènus, 2002

    Lòcus amoènus, 2002

    Stampa a colori su alluminio
    cm 100 x 100

    Fotografia notturna di una stazione di servizio in costruzione, in mezzo alla campagna.

  • Trasduzioni #1, 2002

    Trasduzioni #1, 2002

    Olio su tela
    cm 100 x 60; 00:02:00 loop

    Nella serie Trasduzioni, l’idea è quella di riportare nel medium originario, in pittura, brani di storia dell’arte citati e ricostruiti come tableau vivant nel cinema.
    A iniziare da quelli de La ricotta di P.P. Pasolini, la messa in scena della deposizione di Rosso Fiorentino e del compianto di Pontormo. In questo caso la pittura torna pittura scegliendo però i momenti di fuori-posa.
    Una meditazione sui media implicati nella traduzione tra diverse forme e sostanze espressive, dove si determinano più o meno volontarie traslazioni di significati.

  • Oasis in Toronto_1, 2004

    Oasis in Toronto_1, 2004

    Palme, sabbia, lago artificiale
    mq 30 ca.

    Nella serie Oasis, di cui il lavoro fa parte, l’idea é quella di agire sugli stereotipi di un determinato paesaggio, impiantandovi una piccola oasi contornata di palme. Lo scopo è di creare uno scarto nei confronti degli aspetti identitari, relazionali e storici del luogo. Mentre quella realizzata nel Chianti, ad esempio, giocava con l’aspetto classico del paesaggio, a Toronto, metropoli a vocazione ultramoderna, la scelta è caduta su un museo e parco storico della città, visitato dalle scolaresche, indice di una forte contraddizione. Fort York è il primo insediamento della città di Toronto, ma allo stesso tempo si trova in una situazione urbanistica estremamente critica, schiacciata tra ferrovia, autostrada sopraelevata e area portuale. E permette inoltre il miglior scorcio, tipico da foto ricordo, dello skyline.

  • Luogo comune, 1998

    cm 100 x 70

    Libretto distribuito per la città.