Paradise Now, 1997

Fotomontaggio, stampa fotografica montata su alluminio
cm 70 x 100

Il lavoro deriva da uno precedente realizzato come installazione, in cui venivano associate immagini di paradisi terrestri prese dalle riviste dei Testimoni di Geova, a ingrandimenti di foto di famiglia scelte tra le più vicine al modello rappresentato dalle precedenti; conformando così la memoria del momento soggettivo e privato a quello collettivo dell’immagine persuasiva e suadente dei mezzi di comunicazione.
L’atteggiamento è quello indicato da Lévi-Strauss del bricoleur che utilizza oggetti residui di miti anteriori, cambiandone la combinazione. Il mito del passato individuale, legato alla storia e al racconto fotografico, nel linguaggio comune dell’ album di famiglia, viene assemblato. e quindi adeguato, al mito di un futuro collettivo offerto dai media.
L’apparente tensione del dato storico e personale alla condizione di Utopia, finisce per smascherare il carattere di Nonluogo (nella accezione di opposto del luogo antropologico data da Augé) dei mondi possibili proposti dai mezzi di comunicazione di massa. O perlomeno, tale smascheramento è reso evidente propio dal tentativo di rendere storico relazionale, identitario, tramite l’intrusione del mito personale, un luogo artificiale.