
Lavoro realizzato in collaborazione con un operatore nel campo della lavorazione dei capelli. Il progetto consiste nella donazione dei miei capelli, fatti crescere per tre anni (lunghezza 60 cm circa).
Prevede tre fasi. La prima consiste nel taglio e raccolta dei capelli, come presentazione del progetto, (fase eseguita durante Eccentrica il 27/9/’98). Viene scelto un destinatario che riceverà in dono una parrucca realizzata con questi capelli.
La seconda fase prevede la presentazione del progetto in forma di work in progress. L’installazione eseguita presso L’Unione Culturale Franco Antonicelli a Torino (9/11/1998) metteva in scena una sede della associazione ed era accompagnata dalla presentazione dei materiali usati e delle fasi di lavorazione dei capelli, con riferimenti a vari aspetti (storici, antropologici, economici) della azione che saranno esposti compiutamente nella fase finale. Essa consisterà nella realizzazione di un piccolo libro e un video con tutte le fasi del progetto all’interno di una sorta di ricerca antropologica sull’argomento, e tale “sconfinamento” costituirà una parte costituente del lavoro. La presentazione del libro avverrà alla presenza del ricevitore della parrucca.
Il ricevente i capelli potrebbe essere una persona o più persone a seconda di chi accetterà di aderire all’operazione. Naturalmente potrebbe trattarsi di una donna, e ciò farebbe scaturire un’ulteriore serie di significati rispetto a quelli già insiti nella operazione stessa.
E’ noto infatti il ruolo della presenza e lunghezza dei capelli nella definizione della separazione dei sessi, degli scarti generazionali o delle differenze di classi sociali e movimenti politici, in cui, come spesso accade, l’identità viene rivendicata tramite l’assunzione di segni oppositivi.
Inoltre è evidente come il taglio dei capelli (così come, per altri aspetti, la loro la perdita) costituisca un fatto carico di forti significati simbolici. Basti pensare all’uso di tale gesto in molte religioni, dal cristianesimo alle religioni orientali o africane.
E’ possibile sottolineare come il mercato si sia rifornito e si fornisca di questa “materia prima”, proprio acquistando il frutto di questi riti, come ad esempio in India, dove i templi costituivano una importante fonte per il commercio di capelli in occidente. O fare riferimento alla raccolta e recupero di tonnellate di capelli effettuata ad Auschwitz e in altri campi di concentramento per svariati usi.
Il libretto potrebbe dunque contenere una indagine che fa riferimento a queste forme coatte di scambio di capelli e al loro mercato che permette e accondiscende i desideri ad essi legati, mentre allo stesso tempo li crea e li alimenta
Dono di capelli, materiale direttamente prodotto dal corpo umano, dunque, come metafora di più complessi processi comunicativi, identitari, rituali, economici, inevitabilmente intrecciati e nascosti sotto un parrucchino.