Cristiana Palandri

Database Opere

  • Diatomea 7, 2005

    Diatomea 7, 2005

    Legno, gesso, inchiostro, cera
    cm 38 x 47 x 3
  • Eathair 4, 2006

    Eathair 4, 2006

    Stampa lambda
    cm 30 x 42
  • Genoma X, 2007

    Genoma X, 2007

    Veduta parziale dell’installazione.

  • Blind hairdo 4, 2007

    Blind hairdo 4, 2007

    Stampa lambda
    cm 54 x 60
  • Bound, 2007

    Bound, 2007

    Una mostruosa antropomorfizzazione dell’animale […] e una corrispondente animalizzazione dell’uomo. M. Heidegger.
    Una larva di ossa e capelli che tiene in sé l’uomo. L’umano come organo interno pulsante che si mostra con il ritmo del suo respiro. L’organo-uomo rianima ossa animali e trecce di capelli con la sua ripetitività diastolica, rimette in movimento ciò che è morto attraverso la pulsione organica, istintuale ed animale dell’umano. Ossa e capelli sono residuo, oggetto liminale fra l’uomo e l’animale, prima dell’inizio e dopo la propria fine. L’oggetto liminale è esasperato ed aumentato per divenire oggetto ibrido, realtà mostruosa. Una realtà deforme e confusa è più atta a significare l’essere sospeso tra umano ed animalità; una tensione e una lotta tra un radicamento animale e un andare oltre l’animalità senza prevaricazione, senza soluzione, ma che si colloca nel ‘tra’. L’essere tenuti in sospeso nella posizione ontologica intermedia tra l’uomo e l’animale.

  • Dopo la morte, 2007

    Dopo la morte, 2007

    Penna, gesso, carta lucido, legno, Plexiglas, spilli
    cm 60 x 80 x 6
  • Downstairs (particolare), 2007

    Downstairs (particolare), 2007

    Penna, gesso, carta lucido
    cm 80 x 90
  • Ho perso la testa 3, 2007

    Ho perso la testa 3, 2007

    Forbice, capelli
    cm 180 x 120
  • Golden 2 (paticolare), 2008

    Golden 2 (paticolare), 2008

    Penna, oro, carta lucido, legno, plexiglass, spilli
  • Oddity 2, 2008

    Oddity 2, 2008

    Ossa, cera, capelli, garze, piume, schiuma poliuretanica, legno, ferro
    cm 25 x 47 x 47
  • Oversight, 2008

    Oversight, 2008

    L’interesse si annida nel mostrare uno stato allucinatorio legato al mio processo operativo, in questo caso costruttivo.
    L’azione è la possibilità dell’altro (fruitore) di vedere una metamorfosi che per mezzo di alcuni elementi scelti in precedenza, si sviluppa senza un progetto preordinato e che si genera progressivamente nel corso del suo attuarsi, quasi un auto generarsi del costruire. Le due figure che svolgono la performance per muoversi in una condizione che le metta al di fuori di una consapevolezza legata all’atto e alla progettualità, si adoperano senza vedere a causa dell’esubero di capelli che va ad occludere entrambi i volti. Chi compie l’azione avrà unicamente una percezione tattile del lavoro, lontano dallo sguardo sull’opera-re e dallo sguardo dell’altro, mentre la visibilità è lasciata solo al fruitore. La performance viene svolta da due persone: io andrò a intervenire sull’altra cercando di trasformarla in un organismo in metamorfosi. Il cambiamento del corpo umano avviene sia con un intervento diretto su di esso che attraverso l’uso di alcune sculture che lo nascondono e ne cambiano la forma e la sostanza. Un corpo integrato da capelli, ossa animali, piume, bende e sostanze organiche per renderlo ibrido, incompiuto od in via di compimento.

  • Sugarcubes, 2008

    Sugarcubes, 2008

    Zucchero
    cm 38 x 45 x 20
  • Beyond head, 2008

    Beyond head, 2008

    Capelli
    dimensioni variabili
  • Zero, 2008

    Zero, 2008

    Ossa, cera, capelli, garze, piume, schiuma poliuretanica, legno
    cm 700 x 30 x 4
  • Furry-without, 2008

    Furry-without, 2008

    Capelli, fil di ferro
    cm 33 x 36 x 36
  • Senza titolo #7, 2009

    Senza titolo #7, 2009

    Vetro, acqua, china, capelli, schiuma poliuretanica, cera
    cm 26 x 24 x 24
  • U.O., 2009

    U.O., 2009

    Materiali vari

    In “U.O. (unidenfied object )”, ho costruito sul mio corpo un’ipotetica seconda pelle , una sorta di protesi spontanea, avvalendomi di alcuni materiali ricorrenti nella mia ricerca, come capelli e piume, che costituiscono notoriamente la parte residuale e persistente del corpo umano-animale, e introducendo, stavolta, il recupero di oggetti spezzati e abbandonati, che in questo caso caratterizzano l’ambiente della città in cui ho realizzato la performance. Con questi materiali eterogenei mi sono coperta interamente, bloccando il mio corpo attraverso queste protesi ingombranti che hanno accecato il mio movimento fino al’ immobilità. Quindi, quest’azione che nel corso del suo sviluppo ha raggiunto la completa stasi, è diventata concrezione di materiali dove il mio corpo che è stato sepolto in essi è bloccato da ogni possibilità di movimento. Così come nelle performance precedenti, anche in “Unidentified object”, l’uomo diventa l’organo interno, in questo caso, della sua stessa costruzione che riattiva e ricompone casualmente ciò che, nonostante la dispersione, è atto a durare al di là della sua esistenza.

  • Boa #7, 2009

    Boa #7, 2009

    Stampa fotografica
    cm 40 x 52
  • Noiseless, 2010

    Noiseless, 2010

    Veduta dell’installazione.

  • Noiseless, 2010

    Noiseless, 2010

    Legno, cera, filo di ferro
    cm 45 x 98 x 95
  • Outside, 2010

    Outside, 2010

    Stampa fotografica, legno, chiodi, capelli
    cm 64 x 45 x 4
  • Slipping time, 2010

    Slipping time, 2010

    Veduta dell’installazione.

  • Near earth, 2010

    Near earth, 2010

    In “Near earth”, ho cercato di indagare le possibilità di trasformare una scultura in un vero e proprio environment, grazie ad un’azione che si é sviluppata con la sottrazione della sua stessa visibilità. Ho fatto costruire una struttura di metallo, esattamente un parallelepipedo in ferro con una lunghezza di 6 metri, e sono entrata al suo interno senza mettere a conoscenza il pubblico della mia presenza. Ho forato la struttura dal suo interno attraverso l’uso di un trapano in modo da creare, attraverso la realizzazione di fori, una sorta di “peep show” in cui lo sguardo del pubblico potesse sbirciare l’azione in corso. Una volta completata la foratura, ho azionato una macchina del fumo, che esalando dalla scultura, ha interamente nascosto la struttura e l’intero ambiente in cui era collocata.

  • Glow, 2010

    Glow, 2010

    Legno, alluminio, silicone
    cm 30 x 45 x 220
  • Misunderstanding, 2010

    Misunderstanding, 2010

    Legno, vetro, cera, schiuma poliuretanica, ferro, capelli
    dimensioni variabili
  • Zero, 2008

    cm 700 x 30 x 4

    Veduta parziale dell’installazione.