
L’interesse si annida nel mostrare uno stato allucinatorio legato al mio processo operativo, in questo caso costruttivo.
L’azione è la possibilità dell’altro (fruitore) di vedere una metamorfosi che per mezzo di alcuni elementi scelti in precedenza, si sviluppa senza un progetto preordinato e che si genera progressivamente nel corso del suo attuarsi, quasi un auto generarsi del costruire. Le due figure che svolgono la performance per muoversi in una condizione che le metta al di fuori di una consapevolezza legata all’atto e alla progettualità, si adoperano senza vedere a causa dell’esubero di capelli che va ad occludere entrambi i volti. Chi compie l’azione avrà unicamente una percezione tattile del lavoro, lontano dallo sguardo sull’opera-re e dallo sguardo dell’altro, mentre la visibilità è lasciata solo al fruitore. La performance viene svolta da due persone: io andrò a intervenire sull’altra cercando di trasformarla in un organismo in metamorfosi. Il cambiamento del corpo umano avviene sia con un intervento diretto su di esso che attraverso l’uso di alcune sculture che lo nascondono e ne cambiano la forma e la sostanza. Un corpo integrato da capelli, ossa animali, piume, bende e sostanze organiche per renderlo ibrido, incompiuto od in via di compimento.