Roberta Silva

Database Opere

  • Dove c’era, 1993-1998

    Dove c’era, 1993-1998

    Luce ad intermittenza
    dimensioni variabili

    All’interno di uno spazio domestico i muri sembrano vivere di vita propria. Da dietro le pareti due piccole luci pulsano, compaiono e scompaiono ad intermittenza, più o meno intensamente a seconda della luce che riempie lo spazio. La loro presenza può essere percepita in maniera diversa: a tratti si manifesta come un messaggio subliminale, a mala pena decifrabile, a tratti in maniera decisa e abbagliante, come il segnale di un faro; una specie di messaggio in codice, rivelatore di una presenza nascosta, tra il magico e il mistico.

  • Sottospirito, 1995

    Sottospirito, 1995

    Luce ad intermittenza
    dimensioni variabili

    Una potente fonte luminosa è stata nascosta all’interno di una buca in un giardino, poi ricoperta di terra e la terra a sua volta seminata. Dopo qualche tempo il prato ha ripreso la sua configurazione normale. Anche in questo caso però una presenza luminosa si manifesta in modo ambiguo: un fascio di luce nasce dalla terra e prende corpo, come un fuoco fatuo, con il progressivo avvicinarsi dell’oscurità.

  • Oggetto liquido, 1996-1998

    Oggetto liquido, 1996-1998

    Mercurio
    dimensioni variabili

    Per la sua prima personale negli spazi dello Studio Casoli a Milano, l’artista ha usato come elemento chiave del suo lavoro il mercurio, materiale alchemico per eccellenza. Il metallo, liquido e vivo, denso e sfuggente, è stato liberato dall’artista sul pavimento del sotterraneo, al centro dello spazio, lasciando che scegliesse autonomamente la propria collocazione, in base alla pendenza e alle imperfezioni del terreno. Si sono così create delle piccole pozzanghere in diversi punti della stanza, dando vita ad una specie di rappresentazione geografica instabile, in continuo movimento, ad un equilibrio variabile in perpetua trasformazione.

  • Ritratto in bilico, 1997

    Ritratto in bilico, 1997

    L’artista ha dato forma ad una bambola riproducendo le sue proprie fattezze, perfettamente somigliante, a grandezza reale. Un doppio di sé che ha vestito con i suoi stessi abiti e che poi ha posizionato in bilico sul ciglio di un burrone, in balia del vento che ad un certo punto l’ha portata via. Dell’azione restano soltanto due immagini fotografiche.

  • Senza titolo, 1998

    Senza titolo, 1998

    Corrente elettrica
    dimensioni variabili

    Lungo il corrimano in acciaio di una scala esterna, l’artista ha fatto passare della corrente elettrica a bassa tensione. Appoggiandosi si riceve una leggera scossa, una trasmissione di energia da un corpo freddo ad un corpo caldo, da un corpo apparentemente inanimato ad uno animato, come una stretta di mano improvvisa e assolutamente inaspettata.

  • Il vuoto di Casoli, 1998

    Il vuoto di Casoli, 1998

    Moquette
    dimensioni variabili

    Per la sua prima personale negli spazi dello Studio Casoli a Milano, l’artista ha coperto con della moquette turchese la botola d’accesso al sotterraneo, rendendo invisibile a prima vista questa via di uscita. Aprendo la botola, visivamente si presenta lo stesso scenario, lo stesso turchese profondo ricopre la scala di discesa, invitando lo spettatore a tuffarsi in questa porzione di colore, a compiere il suo salto nel vuoto.

  • Il castelointasca, 1998

    Il castelointasca, 1998

    Carta
    dimensioni variabili
  • La forma del mio pianto, 2000

    La forma del mio pianto, 2000

    Resina trasparente
    cm 170 x 120 x 80

    Si tratta di una cascata di lacrime in resina trasparente che concettualmente sgorga dagli occhi dell’artista per diventare poi forma autonoma, a sé stante.

  • Senza titolo, 2000

    Senza titolo, 2000

    Luce ad intermittenza
    misura ambiente

    Per la sua seconda personale allo Studio Casoli, l’artista ha deciso di creare una specie di trompe l’oeil, delle installazioni che giocano sull’ambiguità tra l’essere e l’apparire. In questo caso delle picccole luci, come quelle di “Dove c’era…” pulsano dietro le pareti della stanza, mimetizzandosi nello spazio.

  • The Beauty, 2000

    The Beauty, 2000

    Luce ad intermittenza
    misura ambiente

    Realizzata negli spazi dell’Arengario a Milano, quest’installazione luminosa è una riflessione sulla bellezza come idea assoluta. Per l’artista la bellezza non è da intendersi in senso fisico come l’armonia delle forme, quanto piuttosto come concetto immateriale, come pura trasmissione di energia.

  • Mio padre, 2000

    Mio padre, 2000

    Mercurio, tubo in PVC trasparente
    dimensioni variabili

    Si tratta di una matassa di corda color argento, simile nella sua fattezza a quelle usate dai manovali nei cantieri edili o dai marinai nei pescherecci. In realtà non è una vera corda ma un tubo di PVC trasparente riempito di mercurio, tanto bello da vedere quanto incredibilmente pesante da sollevare. Una specie di omaggio poetico alla fatica e alla durezza dei lavori più umili, che stanno alla base del nostro vivere quotidiano.

  • I miss you, 2001

    I miss you, 2001

    Cavo con corrente elettrica
    dimensioni variabili

    Si tratta di una corda metallica lungo la quale l’artista ha fatto passare della corrente elettrica a bassa tensione. La corda è stata usata per bloccare il passaggio tra due stanze all’interno dello stesso spazio espositivo, invitando implicitamente lo spettatore a prenderla in mano per poter proseguire la propria visita. Al semplice contatto si riceve una leggera scossa, una specie di monito ad andare oltre alle apparenze, a prestare attenzione a quello che ci sembra banale o che diamo per scontato.

  • Ciao Sergio, 2001

    Ciao Sergio, 2001

    Mercurio
    dimensioni variabili

    Nello spazio romano di Casoli l’artista ha presentato questo pavimento di mercurio, per realizzare il quale ha scavato in profondità e riempito poi il vuoto con il metallo liquido. L’idea è quella di uno specchio che riflette la stanza, solido all’apparenza, ma in realtà liquido e inaspettatamente profondo.

  • Sei qui per il tesoro 2004, 2001-2004

    Sei qui per il tesoro 2004, 2001-2004

    Stampa fotografica
    dimensioni variabili

    Serie di fotografie

  • Sei qui per il tesoro 2007, 2001-2004 in progress

    Sei qui per il tesoro 2007, 2001-2004 in progress

    Serie di fotografie
    dimensioni variabili
  • Sei qui per il tesoro 2009, 2001-2004 in progress

    Sei qui per il tesoro 2009, 2001-2004 in progress

    Serie di fotografie
    dimensioni variabili
  • Rinascimento, 2002

    Rinascimento, 2002

    Video, materiali vari
    dimensioni variabili

    In occasione della mostra “Exit” alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo l’artista ha presentato “Rinascimento”, una performance che si confondeva all’interno del contesto espositivo. Dopo aver scelto una giovane attrice e averla vestita con un abito ricavato da una pezza di tessuto blu a forma di stella (simbolo della Fondazione), le ha chiesto di impersonare il ruolo di guida istituzionale, facendole condurre delle visite guidate per piccoli gruppi di spettatori lungo l’intero percorso della mostra.

  • Il non saper umano, 2002

    Il non saper umano, 2002

    Luce ad intermittenza, cemento, aria fredda
    dimensioni variabili

    Si tratta di un lavoro pensato appositamente per la Certosa di Padula, dove è stato realizzato nel 2002 e dove resterà visibile ancora per dieci anni. L’artista ha modificato strutturalmente lo spazio, creando una specie di cunicolo a misura d’uomo lungo la scalinata che conduceva ad una cella anticamente abitata da monaci cistercensi. Una volta percorso fino in fondo questo tunnel angusto, lo spazio che aspetta il visitatore non è altro che il proseguimento in verticale dello stesso cunicolo, che si protende verso l’alto e termina con un’apertura da cui entra un’ondata di luce ed aria fredda.

  • Beauty 9, 2002

    Beauty 9, 2002

    Luce ad intermittenza
    dimensioni variabili

    Realizzata negli spazi dell’Arengario a Milano, quest’installazione luminosa è una riflessione sulla bellezza come idea assoluta. Per l’artista, la bellezza non è da intendersi in senso fisico come armonia delle forme, quanto piuttosto come concetto immateriale, come pura trasmissione di energia. Quello che lei presenta è uno spazio completamente vuoto e buio, puro e primario, che di tanto in tanto prende vita attraverso un lampo di luce abbagliante che si manifesta per la durata di qualche frazione di secondo. E’ impossibile capire quale sia la fonte da cui proviene la luce, semplicemente lo spettatore si trova ad esserne avvolto e abbagliato. Un’installazione simile è stata realizzata alla galleria francesca kaufmann, Milano.

  • Non fare finta di niente, 2003

    Non fare finta di niente, 2003

    Vetro, acciaio, calore
    cm 60 x 50 x 30

    Progetto di installazione.

  • Basta un soffio, 2004

    Basta un soffio, 2004

    Vetro soffiato
    dimensioni variabili
  • Non fare finta di niente, 2005

    Non fare finta di niente, 2005

    Cemento, serpentina elettrica, nebulizzatori, aria condizionata
    misura ambiente
    Giorgio Colombo
  • Cover, 2006

    Cover, 2006

    Custodia per bacchette, acciaio cromato, Plexiglas, neon, bacchette
    cm 50 x 15 x 20
  • Cover (Una Vita Violenta), 2006

    Cover (Una Vita Violenta), 2006

    Proiezione video
    00:13:00
  • Piccola Giungla Concreta – Tesoro 2010, 2006 – in progress

    Piccola Giungla Concreta – Tesoro 2010, 2006 – in progress

    Terra, semi, acqua, suoni; stampe fotografiche
    dimensioni variabili; cm 110 x 175 (stampe fotografiche)
    Roberto Marossi

    Nel cortile della sede della Deutsche Bank di Milano, l’artista realizza un giardino particolare, una piccola giungla concreta, protetta da un’invisibile serra di vapore, calore e suoni. Il lavoro è in divenire, recando in sé anche un nucleo performativo relativo alla metamorfosi di un contesto industrialebancario,
    fino a trasformarsi in una piccola oasi del tutto peculiare nella scelta della vegetazione che, crescendo, trasforma un luogo in un altro, in una sorta di non luogo dove il fruitore fa fermare il suo tempo interiore. Il giardino è e sarà nel tempo giungla visiva- sensoriale concreta, perché vorrebbe simboleggiare la ricchezza di contenuti e obiettivi reali, un tesoro tale da suggerire un racconto, un microcosmo a cui rivolgersi, in cui riflettere, riposare…

  • Piccola Giungla Concreta – Tesoro 2010, 2006 – in progress

    Piccola Giungla Concreta – Tesoro 2010, 2006 – in progress

    Terra, semi, acqua, suoni; stampe fotografiche
    dimensioni variabili; cm 110 x 175 (stampe fotografiche)
    Roberto Marossi

    Nel cortile della sede della Deutsche Bank di Milano, l’artista realizza un giardino particolare, una piccola giungla concreta, protetta da un’invisibile serra di vapore, calore e suoni. Il lavoro è in divenire, recando in sé anche un nucleo performativo relativo alla metamorfosi di un contesto industrialebancario,
    fino a trasformarsi in una piccola oasi del tutto peculiare nella scelta della vegetazione che, crescendo, trasforma un luogo in un altro, in una sorta di non luogo dove il fruitore fa fermare il suo tempo interiore. Il giardino è e sarà nel tempo giungla visiva- sensoriale concreta, perché vorrebbe simboleggiare la ricchezza di contenuti e obiettivi reali, un tesoro tale da suggerire un racconto, un microcosmo a cui rivolgersi, in cui riflettere, riposare…

  • Basta un soffio, 2007

    Basta un soffio, 2007

    Vetro di murano soffiato a mano volante
    cm 35 x 61 x 33
  • Basta un Soffio, 2008

    Basta un Soffio, 2008

    Vetro di Murano soffiato a mano volante
    cm 33 x 58 x 31
  • Basta un Soffio, 2009

    Basta un Soffio, 2009

    Vetro di murano soffiato a mano volante
    cm 33 x 58 x 31
  • Basta un Soffio, 2009

    Basta un Soffio, 2009

    Vetro di Murano soffiato a mano volante
    cm 53,5 x 35,6 x 27,9
  • Kyrie, 2009-2010

    Kyrie, 2009-2010

    In progress
  • Lovestory, 2009

    Lovestory, 2009

    Pennarello su carta

    Seri di disegni.

  • Lovestory, 2009

    Lovestory, 2009

    Pennarello su carta
    cm 50 x 70

    Serie di disegni.

  • Basta un soffio, 2010

    Basta un soffio, 2010

    Vetro di Murano soffiato a mano volante
    cm 56 x 37 x 33
  • Basta un Soffio, 2009

    cm 53,5 x 35,6 x 27,9
    Giorgio Colombo

    Si tratta di una matassa di corda color argento, simile nella sua fattezza a quelle usate dai manovali nei cantieri edili o dai marinai nei pescherecci. In realtà non è una vera corda ma un tubo di PVC trasparente riempito di mercurio, tanto bello da vedere quanto incredibilmente pesante da sollevare. Una specie di omaggio poetico alla fatica e alla durezza dei lavori più umili, che stanno alla base del nostro vivere quotidiano.