Lucia Leuci

Database Opere

  • Progetto di monumento al passato recente, 2009

    Progetto di monumento al passato recente, 2009

    Legno, marmo, gomma da masticare, filo da ricamo, creta per modellare, metallo
    cm 163 x 126 x 55

    Scansie cariche di oggetti divenuti strumenti narranti la storia di qualcuno, un “progetto di monumento al nulla” diventano ritratto radicale di quello che potrebbe essere un luogo di grande passaggio come Corso Buenos Aires o via del Corso, un tempo zone con un’identità definita, oggi non-luoghi dove i vari brand di “masstige” (neologismo che incarna molto bene brand quali “Zara”, “Muji” e “H&M”) inglobano migliaia di persone quotidianamente, creando un livellamento culturale al ribasso.
    Tutte queste cose sembrano aver tramutato i centri urbani da luoghi di vita a luoghi di passaggio: oggi la periferia più estrema di Milano potrebbe essere attorno a Piazza Duomo, dove s’ammassano indeterminatezze.

  • Flower collapsed, 2009

    Flower collapsed, 2009

    Installazione
    Dimensioni ambiente

    Veduta dell’installazione.

  • Flower collapsed #01, 2009

    Flower collapsed #01, 2009

    Wood, metal
    cm 53 x 40 x 2

    Pannelli di mogano rovinati da interventi di vario genere diventano strumenti narranti della storia di qualcuno. Una serie di vite giovani, una galleria umana di donne “in potenza” non sono ritratti, ma oggetti che estroflettono la realtà della persona descritta e la spingono al massimo livello possibile. Le tavole in mogano divenendo “ritratti radicali” che riscoprono un concetto di “periferia”, senza alcun valore geografico preciso. Questo genere di situazioni propone un’estetica non durevole e pertanto “rovinabile”, deteriorata da atteggiamenti collettivi e da materiali installati con poca perizia o professionalità. I pannelli-cartoline “Flower Collapsed” sono quindi il minimo comune denominatore di una società paralizzata dentro argomenti come “superficie”, “mancanza d’idee”, “precariato”.

  • Flower collapsed #04, 2009

    Flower collapsed #04, 2009

    Legno, foto, metallo, plastica
    cm 53 x 40 x 2

    Pannelli di mogano rovinati da interventi di vario genere diventano strumenti narranti della storia di qualcuno. Una serie di vite giovani, una galleria umana di donne “in potenza” non sono ritratti, ma oggetti che estroflettono la realtà della persona descritta e la spingono al massimo livello possibile. Le tavole in mogano divenendo “ritratti radicali” che riscoprono un concetto di “periferia”, senza alcun valore geografico preciso. Questo genere di situazioni propone un’estetica non durevole e pertanto “rovinabile”, deteriorata da atteggiamenti collettivi e da materiali installati con poca perizia o professionalità. I pannelli-cartoline “Flower Collapsed” sono quindi il minimo comune denominatore di una società paralizzata dentro argomenti come “superficie”, “mancanza d’idee”, “precariato”.

  • Flower collapsed #05, 2009

    Flower collapsed #05, 2009

    Legno, foto, metallo
    cm 53 x 40 x 2

    Pannelli di mogano rovinati da interventi di vario genere diventano strumenti narranti della storia di qualcuno. Una serie di vite giovani, una galleria umana di donne “in potenza” non sono ritratti, ma oggetti che estroflettono la realtà della persona descritta e la spingono al massimo livello possibile. Le tavole in mogano divenendo “ritratti radicali” che riscoprono un concetto di “periferia”, senza alcun valore geografico preciso. Questo genere di situazioni propone un’estetica non durevole e pertanto “rovinabile”, deteriorata da atteggiamenti collettivi e da materiali installati con poca perizia o professionalità. I pannelli-cartoline “Flower Collapsed” sono quindi il minimo comune denominatore di una società paralizzata dentro argomenti come “superficie”, “mancanza d’idee”, “precariato”.

  • Io (oppure ricerca sulla calligrafia), 2009

    Io (oppure ricerca sulla calligrafia), 2009

    Cellophane, spray
    cm 48 x 30

    “Io” è una piccola opera calligrafica oltre che un esercizio. In lontananza – come riferimento nel passato – sembra stagliarsi, immenso, Luciano Bianciardi; quando diceva che la vita non è né “bella” né “brutta”, ma, piuttosto, “Agra”: aspra, agrodolce, a metà via, incerta e, insomma, senza certezza alcuna: quasi fossimo abbandonati al “se stessi” e “alle proprie voglie”.
    L’impulsività è il centro di gravità dell’attualità che viviamo: quello che è non serve a nulla. L’effettivo è inutile. L’apparenza è la genesi e il fine delle nostre azioni.

  • Demi calopsite, 2009

    Demi calopsite, 2009

    Metallo, plastica, cotone, carta, cera, sughero, calcestruzzo, ceramica, avanzi
    cm 170 x 90 x 40

    Scansie cariche di oggetti divenuti strumenti narranti la storia di qualcuno, un “progetto di monumento al nulla” diventano ritratto radicale di quello che potrebbe essere un luogo di grande passaggio come Corso Buenos Aires o via del Corso, un tempo zone con un’identità definita, oggi non-luoghi dove i vari brand di “masstige” (neologismo che incarna molto bene brand quali “Zara”, “Muji” e “H&M”) inglobano migliaia di persone quotidianamente, creando un livellamento culturale al ribasso.
    Tutte queste cose sembrano aver tramutato i centri urbani da luoghi di vita a luoghi di passaggio: oggi la periferia più estrema di Milano potrebbe essere attorno a Piazza Duomo, dove s’ammassano indeterminatezze.

  • Flower collapsed, 2009

    Flower collapsed, 2009

    Installazione
    Dimensioni ambiente

    Veduta dell’installazione.

  • Zobeida, 2010

    Zobeida, 2010

    Carta, PVC, spray
    cm 33 x 21,5

    “Zobeida” è un nome esotico e sorpassato al tempo stesso, proprio come la ricerca estetica del ventennio fascista. Prendendo spunto da un personaggio de “Il garofano rosso” di Elio Vittorini, figura chiave della narrativa del ‘novecento italiano, ho voluto riproporre nei limiti del foglio l’idea totalizzante di un costruttivismo lirico e storico allo stesso tempo, parte fondante della vanagloria della dittatura mussoliniana in Italia.

  • A bandoliera, 2010

    A bandoliera, 2010

    Pelle
    cm 42 x 72 x 3

    Il titolo significa: “a tracolla”, cioè una struttura pendente e aggrappata ad un uomo. Il senso ed il ritmo delle frange descrive, oltre ad un’estetica vagamente kitsch, anche una molteplicità di azioni possibili.

  • Quarto di bue, 2010

    Quarto di bue, 2010

    PVC, acrilico. spray (Monotipo)
    cm 127 x 85

    Il pezzo qui riprodotto non è propriamente un’opera d’arte, ma piuttosto la risultante di un processo di lavoro. Le macchie sono rimanenze di qualcosa che la superficie ha raccolto, materiale in eccesso che ha servito il processo creativo precedente. Nell’immagine si può vedere un cellophane le cui sembianze potrebbero vagamente sembrare un grande pezzo di carne prima di essere squartato dal macellaio, tuttavia altro non è che reinterpretazione di qualcosa che si è già realizzato ed ora viene proposto alla percezione come “rimanenza lirica”.

  • Promemoria, 2010

    Promemoria, 2010

    Carta, spray
    cm 74,5 x 26,5 x 3

    L’opera non è generata da un processo, ma è piuttosto la sottolineatura delle increspature già presenti nella carta velina. Se da un lato il colore spray fissa la memoria del gesto che ha contratto la materia, dall’altro lo sguardo è naturalmente portato ad organizzare forme e riconoscere una specie di paesaggio multiplo, dove le sequenze dell’orizzonte si sommano l’una sopra l’altra.

  • Good Vibrations, 2004

    0:03:06