Giovanna Ricotta

Database Opere

  • Contenitori, 1994

    Contenitori, 1994

    Scatole, fotografia, rose essiccate, veline, cartapesta, gesso
    cm 10 x 10 x 10

    La descrizione della memoria dei ricordi, contenuti all’interno di scatole bianche con coperchio; il raccontare in tre tempi il mutare delle sensazioni, le trasformazioni, le fasi. Il lavoro è presentato a terra: la foto della mia faccia, quasi a testimoniare un tappeto, distanziate in fila, le tre scatoline bianche chiuse. La visione dall’alto deve incuriosire, spingere a volerne sapere il contenuto.
    Nella prima scatola una serie di veline, poste l’una sopra all’altra, con all’interno le parti di una rosa essiccata, bisogna guardarne il contenuto in trasparenza. Nella seconda scatola, le stesse parti di una rosa, però in rilievo, la rosa sezionata, applicata sopra piccoli quadrati irregolari di carta pesta. Nella terza scatola, la rosa è stata colata nel gesso, poiché la colatura contiene acqua. La storia della rosa: è rifiorita, è appassita, è morta.

  • Diari, 1994

    Diari, 1994

    Carta
    cm 15 x 20 chiusi

    Il diario come contenitore di pensieri, parole, visioni, reali, irreali, ricordi, ma ri-vissuti. Tre diari, disposti al di sopra di qualcosa, un tavolo per esempio. Primo diario: scritti, immagini. Secondo diario: immagini. Terzo diario: materiale.

  • Lettere – Lettere vuote per mancanza di un destinatario, 1995

    Lettere – Lettere vuote per mancanza di un destinatario, 1995

    Carta
    cm 15 x 20 chiusi

    La scrittura come corpo. Il corpo come spazio. Il foglio, la lettera. Lo scritto.
    La dimensione, il formato, prepararla come un rituale, per il filo che collega i fruitori. Alcune lettere sono state fotocopiate, spedite a vari destinatari, costretti a interpretarle. Le lettere sono dotate di linguaggio e movimento proprio. Diventano dono, dichiarazione, sortilegio.

  • L’angelo, 1995

    L’angelo, 1995

    Ali in lana di vetro, rivestite da piume di cigno; fotocopia cm. 160 x 140 circa da fotografia ingrandita

    Il lavoro nasce dall’esigenza di affrontare il tema della bellezza totale, ambigua, doppia dell’identità. Ho fatto posare davanti ad uno specchio una ragazza con caratteristiche fisiche ideali all’intento. La modella è garzata nelle sue intimità.

  • Stanza da letto – Conversazioni telefoniche, 1996

    Stanza da letto – Conversazioni telefoniche, 1996

    Carta, piumone, cuscino, abito
    misura ambiente

    Scritti e disegni, tratti da dialoghi, conversazioni telefoniche, reali, irreali. La conversazione è sempre il dialogo con qualcuno. Essendo telefonica, manca apparentemente di fisicità, trasformando le senzazioni mentali, verbali in fisiche, virtuali.

  • Donna sospesa, 1996

    Donna sospesa, 1996

    Filo di nylon, cappello, vestito, scarpe, brillantini, bicchieri con profumo
    dimensioni variabili

    Installazione all’interno di un androne: tre elementi sospesi con il filo di nylon, dall’alto al basso, un cappello blu, un vestito azzurro, delle scarpette ricoperte da brillantini. Sul fondo pietre preziose, agli angoli quattro calici contenenti liquido azzurro ed essenza dal profumo acre. L’esistenza reale, irreale, di questa donna, sottolineata dai suoi accessori estetici, frivoli.

  • Servizio da aperitivo, 1996

    Servizio da aperitivo, 1996

    Cornici dorate, fotografie, calici con liquido azzurro profumato
    dimensioni variabili

    Due cornici dorate al di sopra di due immagini del mio viso formano un tracciato simmetrico in cui, al centro, sono disposti dei calici contenenti liquido azzurro profumato. In alto un cassetto contenente guanti e borsetta, in basso scarpine. Rituale di presentazione, un invito ad un aperitivo, con me, su di me, nella mia stanza.

  • Installazione nella Stanza delle Mondine, 1996

    Installazione nella Stanza delle Mondine, 1996

    Camicia da notte, cassetto con saponette, catini con essenza e petali di rose, materiali vari e performance
    dimensioni variabili

    Ricerca sulle stanze come metafora degli estremi: l’antitesi, interno – esterno / libertà – prigionia, del dentro e del fuori. Ispirandomi alla vita e alle opere della poetessa Emily Dickinson, che ha vissuto quarant’anni della sua vita volontariamente rinchiusa nella sua stanza, vestita di bianco, uscendo solo al tramonto senza mai oltrepassare il suo giardino. L’intera stanza è ricoperta di borotalco, in fondo ad angolo sulla parete, l’immagine speculare della mia faccia.
    Performance: la svestizione dei capelli. Srotolo il rocchetto, riavvolgendo il filo nella mano, tagliandolo poi con i denti, risrotolo il filo dalla mia mano, rivesto i capelli. Tutto con movimenti lenti. La stanza, grazie ai profumi, caratterizzerà il personaggio, il rituale della pulizia, l’involucro del dubbio, del doppio.

  • Marmellata di petali di rose, 1996

    Marmellata di petali di rose, 1996

    Vassoi argentati, petali di rosa, tulle, manichino, materiali e oggetti vari
    dimensioni variabili

    Installazione in tre tempi. Tema, la seduzione. La scena si svolge in una stanza rettangolare. Tre vassoi argentati disposti a distanza regolare. Nel primo come un dessert, sopra relativi centrini e pizzi per dolci, rossetto, mascara, cipria, tovaglioli di tulle nell’ apposito raccoglitore da dessert, retine per il viso. Nel secondo vassoio, una ciotola trasparente, contenente marmellata di petali di rose, con mestolo sopra tappeto di tulle rosa con petali di rose. Davanti al tappeto, sei bicchieri da champagne, disposti precisamente, sopra piattini argentati, con sottopiattino e cucchiaino. Nel terzo vassoio, ciglia finte, unghie finte, smalto e perline, cibo di bellezza del manichino.
    Performance: guardandomi allo specchio, indosso il cibo di bellezza, mi trucco:
    labbra, occhi, guance. Indosso veletta, stampo le mie labbra sopra i tovagliolini di tulle, che servirà sucessivamente come dolce. Mi sposto al centro e servo la marmellata nel bicchiere, al manichino, che rappresenta la donna ideale di bellezza, plastica, statuaria, vestita come una damina virtuale: parrucca ottocentesca, vestito realizzato con nastri di raso e collane di perle argentate, mutandine di tulle, come la struttura essenziale, portante di un abito antico.
    Ritorno al centro, chiedendo cosa lo spettatore vorrebbe mangiare, ci sono:
    le mie labbra, le mie guance, i miei occhi, la mia marmellata (il mio nettare)…
    I toni di questo lavoro sono rosa, argento, bianco. La seduzione presentata come un dessert.

  • Coperta, 1997

    Coperta, 1997

    Lenzuola matrimoniali, capelli
    cm 250 x 450

    Performer: Giovanna Ricotta e Sara Serighelli.
    Ho affrontato questo lavoro pensando al corpo, al suo linguaggio ambiguo e rituale, con una performance che unisse il fisico al metafisico.
    Mi affascinava pensare alle donne di una volta mentre trascorrevano il loro tempo a cucire, a ricamare insieme, intorno a tessuti e fili, a quell’intrecciarsi di mani, di pensieri, nella preparazione di un corpo organico, l’immagine più chiara è stata il lenzuolo della prima notte, così fisico, preparato per essere violato e per unire.
    L’attesa, la preparazione di un’azione, un oggetto vivo, carico di qualsiasi identità, maschile e femminile che si scambiano, si confondono, si uniscono e si annullano in un’unica cosa.
    Nasce un lavoro a due mani, dove due lenzuola matrimoniali sono state cucite insieme, lasciando un’apertura centrale molto esasperata, come le dimensioni del lenzuolo. Due parti, una lasciata intatta, nell’altra ricamato dai capelli un dialogo.
    L’azione è un percorso gestuale, simbolico, la preparazione all’unione, la preparazione dell’oggetto al corpo.

  • Corpo uomo-donna-ermafrodita, 1997

    Corpo uomo-donna-ermafrodita, 1997

    Stand in ferro, appendiabito in ferro, plastica
    dimensioni variabili

    Ogni corpo rappresenta una seconda pelle da applicare ipoteticamente sull’epidermide, nel momento in cui si desidera un interveno chirurgico plastico, di miglioramento estetico.
    La possibilità è di potere acquistare in una boutique, nel futuro, senza andare in clinica e farsi violare fisicamente, un corpo, come si compra un abito.
    Bisognerà indossarlo e immediatamente si avranno le forme della bellezza ideale scleta, poiché esso diventa ciò che si è scelto fisicamente, perfettamente aderente come una seconda pelle.
    Ha una durata massima di trenta giorni dalla prima applicazione, oltre si verficheranno gli effetti collaterali, il corpo scelto si unificherà irrimediabilmente con il corpo reale, evidenziandone difetti e imperfezioni.

  • Prossima apertura GR, 1998

    Prossima apertura GR, 1998

    Performance.
    Questo lavoro è nato pensando all’apertura della mia ipotetica casa di moda, con la sua relativa presentazione.
    Ho utilizzato una cartella e dei listini per i prezzi degli abiti, raffiguranti la mia immagine, il mio nome, come simbolo di quello che propongo.
    L’intenzione dell’opera è lo sviluppo della linea, nelle sue varie espressioni, accessori, vestiti, filate…
    L’intervento nelle proposte è reale, effimero, contradditorio, ma il linguaggio “glamour” è mantenuto.
    Nell’evidenziare l’aspetto frivolo, esasperandone il femminile, voglio tentare di mettere in discussione il mondo della moda come forma d’arte, potenziandone così l’aspetto apparentemente leggero, ma paradossalmente quello che è la sua forza.

  • Prossima apertura GR, 1998

    Prossima apertura GR, 1998

    Performance.
    Questo lavoro è nato pensando all’apertura della mia ipotetica casa di moda, con la sua relativa presentazione.
    Ho utilizzato una cartella e dei listini per i prezzi degli abiti, raffiguranti la mia immagine, il mio nome, come simbolo di quello che propongo.
    L’intenzione dell’opera è lo sviluppo della linea, nelle sue varie espressioni, accessori, vestiti, filate…
    L’intervento nelle proposte è reale, effimero, contradditorio, ma il linguaggio “glamour” è mantenuto.
    Nell’evidenziare l’aspetto frivolo, esasperandone il femminile, voglio tentare di mettere in discussione il mondo della moda come forma d’arte, potenziandone così l’aspetto apparentemente leggero, ma paradossalmente quello che è la sua forza.

  • Lista droghe, 1998

    Lista droghe, 1998

    Mensole, contenitori, gin tonic, crema, acqua colorato, gel
    dimensioni variabili

    Questo lavoro è nato pensando all’apertura della mia ipotetica casa di moda, con la sua relativa presentazione.
    Ho utilizzato una cartella e dei listini per i prezzi degli abiti, raffiguranti la mia immagine, il mio nome, come simbolo di quello che propongo.
    L’intenzione dell’opera è lo sviluppo della linea, nelle sue varie espressioni, accessori, vestiti, filate…
    L’intervento nelle proposte è reale, effimero, contradditorio, ma il linguaggio “glamour” è mantenuto.
    Nell’evidenziare l’aspetto frivolo, esasperandone il femminile, voglio tentare di mettere in discussione il mondo della moda come forma d’arte, potenziandone così l’aspetto apparentemente leggero, ma paradossalmente quello che è la sua forza.

  • Sacchetti da passeggio, 1998

    Sacchetti da passeggio, 1998

    Plastica, tubicini, cartellini, marchio
    dimensioni variabili

    Questo lavoro è nato pensando all’apertura della mia ipotetica casa di moda, con la sua relativa presentazione.
    Ho utilizzato una cartella e dei listini per i prezzi degli abiti, raffiguranti la mia immagine, il mio nome, come simbolo di quello che propongo.
    L’intenzione dell’opera è lo sviluppo della linea, nelle sue varie espressioni, accessori, vestiti, filate…
    L’intervento nelle proposte è reale, effimero, contradditorio, ma il linguaggio “glamour” è mantenuto.
    Nell’evidenziare l’aspetto frivolo, esasperandone il femminile, voglio tentare di mettere in discussione il mondo della moda come forma d’arte, potenziandone così l’aspetto apparentemente leggero, ma paradossalmente quello che è la sua forza.

  • Metropolitana, 1998

    Metropolitana, 1998

    Imbottitura per cuscino, lattice, filo nylon, tubicini plastica, cartellino, appendiabiti, cavi d’acciaio
    dimensioni variabili (18 seni, 18 bacini)

    Questo lavoro è nato pensando all’apertura della mia ipotetica casa di moda, con la sua relativa presentazione.
    Ho utilizzato una cartella e dei listini per i prezzi degli abiti, raffiguranti la mia immagine, il mio nome, come simbolo di quello che propongo.
    L’intenzione dell’opera è lo sviluppo della linea, nelle sue varie espressioni, accessori, vestiti, filate…
    L’intervento nelle proposte è reale, effimero, contradditorio, ma il linguaggio “glamour” è mantenuto.
    Nell’evidenziare l’aspetto frivolo, esasperandone il femminile, voglio tentare di mettere in discussione il mondo della moda come forma d’arte, potenziandone così l’aspetto apparentemente leggero, ma paradossalmente quello che è la sua forza.

  • Kit da piede e set da mano, 1998

    Kit da piede e set da mano, 1998

    Gomma, tubicini, cartellini
    dimensioni variabili

    Questo lavoro è nato pensando all’apertura della mia ipotetica casa di moda, con la sua relativa presentazione.
    Ho utilizzato una cartella e dei listini per i prezzi degli abiti, raffiguranti la mia immagine, il mio nome, come simbolo di quello che propongo.
    L’intenzione dell’opera è lo sviluppo della linea, nelle sue varie espressioni, accessori, vestiti, filate…
    L’intervento nelle proposte è reale, effimero, contradditorio, ma il linguaggio “glamour” è mantenuto.
    Nell’evidenziare l’aspetto frivolo, esasperandone il femminile, voglio tentare di mettere in discussione il mondo della moda come forma d’arte, potenziandone così l’aspetto apparentemente leggero, ma paradossalmente quello che è la sua forza.

  • Quadro per fare l’amore davanti e dietro, 1998

    Quadro per fare l’amore davanti e dietro, 1998

    Lattice, tela, telaio in ferro, distanziatori muro
    cm 190 x 130
  • Cena virtuale, 1998

    Cena virtuale, 1998

    Materiali vari
    dimensioni variabili
    Mario Gorni

    Sono affascinata dal mondo virtuale, in cui mi ritrovo fisicamente e realmente, dal corpo, dalla mente con le sue infinite possibilità, sempre estreme, sempre così vicina alla perfezione, al bello, all’impossibile.
    Ho sognato il mio corpo perfetto, androide umano, eccellente, impeccabile e puro, dotato di una poeticità, nei gesti, nelle azioni, nell’essere, da sfiorare l’assoluto estetico.
    Propongo dunque questa cena celebrativa, alla perfezione di cui ci si potrà nutrire, indossando il menù, non avendo bisogno d’altro, corpi che indossano corpi, donne che mangiano simbolicamente vestiti e accessori, diventando così esse stesse cibo supremo, pasto nudo. Ogni capo o accessorio diventano l’altro corpo, quello ideale, quello che ha la possibilità di interagire, quello vitale, il corpo ideale.
    I materiali che ho utilizzato sono apparentemente inindossabili, sicuramente poco pratici, come: plastica, ferro, filo di ferro, un tessuto di fili di alluminio che ricorda la seta, morbido, ma tagliente, plexiglass, lamiera zincata per i supporti, testi descrittivi stampati e plastificati. Tutto così strutturalmente fragile e innocuo, leggero, precario.
    Ogni oggetto o accessorio è dotato del suo cartellino, proprio come l’etichetta o il cartellino dei prezzi degli abiti, ma rappresenta in realtà la ricetta, come mangiarlo, la composizione e il testo. E’ fondamentale, non accompagnativo per la lettura dell’opera, al legame tra corpo, cibo, abito e bellezza, rappresentato simbolicamente.
    L’installazione consiste in un tavolino a terra stile giapponese e, come i due stand da muro e le due mensole, sono in lamiera zincata, estremamente essenziali e asettici, come una clinica, più che una boutique un ristorante, ma d’altronde siamo nel futuro e tutto è talmente ipotetico e possibile.
    Le mensole e gli stand sono il supporto di questi “abiti cibo”, il tavolino apparecchiato con due menù, due bicchieri, due specchietti, la brocca con il liquore da corpo, anche esso indossabile o bevibile tramite corpo e i due posti a tavola.

  • Cena virtuale, 1998

    Cena virtuale, 1998

    Materiali vari
    dimensioni variabili
    Mario Gorni

    I personaggi sono quattro, ognuno ha delle protesi, in plastica, poiché nel futuro, non si avrà neanche più il coraggio di andare in giro con il proprio corpo, se non con dei reggiseni o dei bacini, che ne esalteranno la perfezione con la semplice applicazion di questi, pelli da indossare come abiti.
    Così inizia la performance, due androidi entrano da un lato della stanza, insieme per mano, bellissimi, continuando a guardarsi allo specchio, guardando la gente; due entrano poi dall’altro lato, una figura femminile e una unisex, al guinzaglio, pronti per il loro pasto, la loro vestizione, pronti per nutrire il corpo, la mente degli altri due, seguendo rigorosamente il menù, fino a quando la vestizione non sarà completa.
    Un lavoro di speranza e di poesia, per un futuro dove non prevalga e non ci sia più bisogno, di distinzione fisica o sessuale.
    Performer: Giovanna Ricotta, Laura Albini, Cristiano Ceretti, Sara Serighelli.

  • Gonna da toeletta 2, 1998

    Gonna da toeletta 2, 1998

    Crinoline e materiali vari
    dimensioni variabili

    Il progetto nasce dal desiderio di indurre a volere entrare sotto e dentro la gonna di una donna. Il viaggio è virtuale, ma reale.
    La gonna ha una dimensione di 2,50 metri di altezza per 5 metri di circonferenza inferiore e 1,50 di circonferenza superiore, perché la sensazione di volere entrare e di essere dentro sia maggiore. Questa struttura rispecchia una sottogonna dell’ottocento, cucita a macchina e costruita nella ipotetica possibilità di essere indossata.
    Il materiale è crinoline, tulle rigidissimo e trasparente, di modo che dal di fuori si veda l’interno, ed è sorretto in vita e ai piedi da relativi cerchi. Diventa simbolicamente una stanza con gli accessori, una toeletta, dove è possibile farsi una doccia, “virtuale”.
    La gonna si apre come una tenda, all’ingresso a terra le ciabattine da doccia, a metà altezza un asciugamano appeso, in alto mutandine.
    Ciabattine da doccia: Saponette lavorate a mano, rappresentanti due lettini singoli affiancati, situati su un vassoio da dolci con veline, per avvolgerli. Sono presentati come dei dolcetti giapponesi, preparati per essere scartati.
    Asciugamano: Realizzato in plastica trasparente, cucito lateralmente, contenente capelli di donna.
    Mutandine: In filo di ferro a forma di cestino, come coulotte, rivestite da nastrini. Dalle mutandine fuoriesce acqua, filo di nylon con sali da bagno all’estremità.
    E’ una gonna, un abito.
    E’ una stanza, un luogo.
    Si indossa e si viene indossati, è da guardare da usare.
    Un gioco virtuale.

  • Game 1 Game 2 Game 3, 1999

    Game 1 Game 2 Game 3, 1999

    Camicia e gambe di forza in voilé di poliestere spalmato, mutandina in lana di vetro, maschera in policarbonato, CD
    dimensioni variabili

    L’idea della performance è un corpo costretto in un corpo comprese le gambe ma separate (camicia di forza e gambe), una mutandina (bacino), tutta bianca e una maschera trasparente.
    Il messaggio è il tempo, la sua velocità, la spietatezza nella difficoltà di cogliere il momento, poi irriproponibile. La precisione nell’essere sempre presenti, altrimenti si rischia di essere sezionati o in trappola, in noi stessi.
    Tre posizioni tre tempi tre messaggi.
    L’azione consiste in tre posizioni differenti, ognuna collegata da un sottofondo sonoro (Game 1 Game 2 Game 3) e da una proiezione sul corpo: Sono contenta che tu non ti sbagli – GR – Glamour. Ogni cambio di posizione è annunciato dal game collegato al successivo.

  • Habitat 1; Habitat 2; Habitat 3 – Corpo fasce, 1999

    Habitat 1; Habitat 2; Habitat 3 – Corpo fasce, 1999

    Neoprene, phon; Gore-tex, velcro
    cm 190 circa di altezza;

    Particolari dell’installazione e della performance.
    Questo progetto nasce dal desiderio di unire varie forme espressive, linguaggi sociali diversi, forme, suoni, immaginari contemporanei in un solo, l’opera d’arte.
    Il corpo come opera d’arte, l’opera d’arte come corpo, senza più differenze, affrontando la tematica del futuro, dei rapporti, dei contatti, dell’essere e di un domani probabile, incerto.
    Prossima apertura perché ho sempre desiderato essere un’opera d’arte, o poterla indossare, toccare, portarla in giro, interagirla, ma soprattutto poter far sì che questo lo si facesse con le mie creazioni, dare la possibilità di avvicinarsi all’arte.
    E’ un lavoro molto complesso, si divide in tre spazi e un corridoio, ognuno con la sua personalità, ma tutti a loro volta collegati, in modo da creare una differenziazione ed una unione tra lo spazio, come un percorso che ti accompagna in una dimensione ipotetica ma assolutamente tangibile.
    Ogni stanza ha la sua musica, nel corridoio una voce, come se fossimo nel futuro e i messaggi pubblicitari fossero sonori.
    La performance collega tutto, con l’interazione dello spazio e delle opere.
    Performer: Giovanna Ricotta, Laura Albini, Sara Serighelli.

  • Frullatori (Strumento musicale), 1999

    Frullatori (Strumento musicale), 1999

    Frullatori, joy stick, consolle in acciaio, amplificatori, mixer, lettore cd, casse, centralina
    dimensioni variabili

    Particolari dell’installazione e della performance.
    Questo progetto nasce dal desiderio di unire varie forme espressive, linguaggi sociali diversi, forme, suoni, immaginari contemporanei in un solo, l’opera d’arte.
    Il corpo come opera d’arte, l’opera d’arte come corpo, senza più differenze, affrontando la tematica del futuro, dei rapporti, dei contatti, dell’essere e di un domani probabile, incerto.
    Prossima apertura perché ho sempre desiderato essere un’opera d’arte, o poterla indossare, toccare, portarla in giro, interagirla, ma soprattutto poter far sì che questo lo si facesse con le mie creazioni, dare la possibilità di avvicinarsi all’arte.
    E’ un lavoro molto complesso, si divide in tre spazi e un corridoio, ognuno con la sua personalità, ma tutti a loro volta collegati, in modo da creare una differenziazione ed una unione tra lo spazio, come un percorso che ti accompagna in una dimensione ipotetica ma assolutamente tangibile.
    Ogni stanza ha la sua musica, nel corridoio una voce, come se fossimo nel futuro e i messaggi pubblicitari fossero sonori.
    La performance collega tutto, con l’interazione dello spazio e delle opere.
    Performer: Giovanna Ricotta, Laura Albini, Sara Serighelli.

  • Corpo fasce, 1999

    Corpo fasce, 1999

    Gore-tex, velcro su corpo
    dimensioni variabili

    Particolare del corpo e della performance.
    Questo progetto nasce dal desiderio di unire varie forme espressive, linguaggi sociali diversi, forme, suoni, immaginari contemporanei in un solo, l’opera d’arte.
    Il corpo come opera d’arte, l’opera d’arte come corpo, senza più differenze, affrontando la tematica del futuro, dei rapporti, dei contatti, dell’essere e di un domani probabile, incerto.
    Prossima apertura perché ho sempre desiderato essere un’opera d’arte, o poterla indossare, toccare, portarla in giro, interagirla, ma soprattutto poter far sì che questo lo si facesse con le mie creazioni, dare la possibilità di avvicinarsi all’arte.
    E’ un lavoro molto complesso, si divide in tre spazi e un corridoio, ognuno con la sua personalità, ma tutti a loro volta collegati, in modo da creare una differenziazione ed una unione tra lo spazio, come un percorso che ti accompagna in una dimensione ipotetica ma assolutamente tangibile.
    Ogni stanza ha la sua musica, nel corridoio una voce, come se fossimo nel futuro e i messaggi pubblicitari fossero sonori.
    La performance collega tutto, con l’interazione dello spazio e delle opere.

  • Vassoi da polso, 1999

    Vassoi da polso, 1999

    Perline di zucchero, gelatina, marzapane, plexiglas, acciaio, cartellini
    mensola cm 150 circa di larghezza

    Questo progetto nasce dal desiderio di unire varie forme espressive, linguaggi sociali diversi, forme, suoni, immaginari contemporanei in un solo, l’opera d’arte.
    Il corpo come opera d’arte, l’opera d’arte come corpo, senza più differenze, affrontando la tematica del futuro, dei rapporti, dei contatti, dell’essere e di un domani probabile, incerto.
    Prossima apertura perché ho sempre desiderato essere un’opera d’arte, o poterla indossare, toccare, portarla in giro, interagirla, ma soprattutto poter far sì che questo lo si facesse con le mie creazioni, dare la possibilità di avvicinarsi all’arte.
    E’ un lavoro molto complesso, si divide in tre spazi e un corridoio, ognuno con la sua personalità, ma tutti a loro volta collegati, in modo da creare una differenziazione ed una unione tra lo spazio, come un percorso che ti accompagna in una dimensione ipotetica ma assolutamente tangibile.
    Ogni stanza ha la sua musica, nel corridoio una voce, come se fossimo nel futuro e i messaggi pubblicitari fossero sonori.
    La performance collega tutto, con l’interazione dello spazio e delle opere.

  • Cilum da corpo, 1999

    Cilum da corpo, 1999

    Pelo di visone sintetico, cartellini
    cm 150 di lunghezza il maggiore

    Questo progetto nasce dal desiderio di unire varie forme espressive, linguaggi sociali diversi, forme, suoni, immaginari contemporanei in un solo, l’opera d’arte.
    Il corpo come opera d’arte, l’opera d’arte come corpo, senza più differenze, affrontando la tematica del futuro, dei rapporti, dei contatti, dell’essere e di un domani probabile, incerto.
    Prossima apertura perché ho sempre desiderato essere un’opera d’arte, o poterla indossare, toccare, portarla in giro, interagirla, ma soprattutto poter far sì che questo lo si facesse con le mie creazioni, dare la possibilità di avvicinarsi all’arte.
    E’ un lavoro molto complesso, si divide in tre spazi e un corridoio, ognuno con la sua personalità, ma tutti a loro volta collegati, in modo da creare una differenziazione ed una unione tra lo spazio, come un percorso che ti accompagna in una dimensione ipotetica ma assolutamente tangibile.
    Ogni stanza ha la sua musica, nel corridoio una voce, come se fossimo nel futuro e i messaggi pubblicitari fossero sonori.
    La performance collega tutto, con l’interazione dello spazio e delle opere.

  • Scheda madre + Unità 1, 1999

    Scheda madre + Unità 1, 1999

    Lavatrice, gel per capelli, tubi in plastica, plastica morbida, neon, cd con suono, due corpi
    dimensioni variabili

    Una lavatrice, “Scheda madre”, genera due esseri, “Unità 1”, posizionati inermi sopra due vassoi in plastica morbida trasparente azzurrata, collegati alla scheda madre, ognuno di un tubo in plastica. L’unica funzione dell’Unità 1 è quella di secernere gel per capelli, l’unica funzione fisica, umana rimasta loro sono la testa e il volto.
    L’Unità 1 ha il corpo completamente vestito di gel per capelli e le connotazioni sessuali non esistono.
    La scheda madre continua a essere in funzione, in fianco all’unità 1; a muro ci sono due neon azzurrati, di modo che lo spazio si percepisca asettico ma caldo e un suono continuo e penetrante di sottofondo, realizzato da un violino elettrico. Il lavoro viene percepito in un solo attimo, tutto insieme.
    Performer: Giovanna Ricotta e Sara Serighelli. Suono: Eros Paghera.

  • C’è bisogno di un caos interiore per generare una stella danzante, 1999

    C’è bisogno di un caos interiore per generare una stella danzante, 1999

    Struttura quadrata, binario in metallo, ganci, cavi d’acciaio, wodka, imbragature, ali in perline di vetro
    dimensioni variabili

    L’opera consiste in una struttura perimetrale quadrata a binario, sospesa a soffitto da cavi d’acciaio e tiranti. La struttra metallica sostiene due ganci da fabbrica ad uncino sui due lati del quadrato, in modo da poterli fare scorrere avanti e indietro, su e giù. Sotto la struttura, a terra, c’è una vasca rettangolare di metallo che contiene wodka. I corpi sono sostenuti ai ganci tramite un’imbragatura e moschettoni. Il corpo sostiene le ali, opera portante, realizzate in perline di vetro.
    Il movimento dei corpi e il loro volo virtuale è dato dalla struttura e dal suo movimento, guidato da un terzo corpo anch’esso con imbragatura ma senza ali, poiché dirige i movimenti da terra e dall’alto con un sistema di cavi e carrucole manuali.
    L’azione è lo sviluppo del suo titolo, “Un volo d’angeli”, con delle ali gioiello appese in una struttura visivamente dura e grezza, si trasforma in leggera e preziosa. Ganci come gioeilli preziosi, ali come opera d’arte, realizzate come gioeilli (interattivi), corpi evanescenti che si immergono in una vasca did wodka (nei cocktail una delle basi bianche pure), per berla tramite la pelle.
    Performer: Giovanna Ricotta, Laura Albini, Mia Ghirardo.

  • Apertura Culoairbag, 2000

    Apertura Culoairbag, 2000

    Neoprene, tubo di gomma, palloncino-cuore, bombola d’aria compressa
    cm 50 x 50 circa
  • Apertura Culoairbag, 2000

    Apertura Culoairbag, 2000

    Olio su tela
    cm 185 x 115
  • Apertura Culoairbag, 2000

    Apertura Culoairbag, 2000

    Olio su tela
    cm 185 x 115
  • Prendimi – Aiutami – Portami via, 2000

    Prendimi – Aiutami – Portami via, 2000

    Fotografia
    cm 70 x 50 ciascuna
  • Conversazione, 2000

    Conversazione, 2000

    Perline di vetro
    cm 130 circa di altezza
  • Apertura Culoairbag, 2000

    Apertura Culoairbag, 2000

    Olio su tela; neoprene, tubo di gomma, palloncino-cuore, bombola d’aria compressa
    dimensioni variabili

    Installazione con performance.

  • Couples Playmobil, 2001

    Couples Playmobil, 2001

    Due cubi in vernice rossa, tessuto, nastro adesivo rosso

    Installazione con performance; musica di Telè Santana.

  • Cabina 23000, 2001

    Cabina 23000, 2001

    Installazione con performance; musica di Telè Santana.
    23000 Volt era la tensione massima di voltaggio alla Bovisa.

  • Ring, 2002

    Ring, 2002

    Installazione con performance; musica di Ricky Pietroboni, testi di Raul Montanari; con Laura Albini, Cristina Negrini e Giovanna Ricotta; Oche Bianche biancheria in cashmere.
    Combattimento verbale feroce e dolce, insensato e lucido, raffinato e diabolico, in un ring dalle regole poco convenzionali.

  • Kiss, 2004

    Kiss, 2004

    0:04:26

    Mostrato a Careof in occasione della personale nell’ottobre 2004.

  • Gofly, 2004

    Gofly, 2004

    Fotografia
    cm 70 x 50
  • I love you, 2004

    I love you, 2004

    Stampa fotografica
    cm 50 x 70
  • I love you, 2004

    cm 50 x 70
    Mario Gorni

    I quattro brevi capitoli asseriscono che nella velocità contemporanea i novanta secondi che fino a qualche tempo fa, secondo una nota teoria, ci erano concessi per l’innamoramento, oggi si sono ridotti a 30! Presto!