Armadio pubblico, 2004

Oggetti personali
dimensioni variabili

Timea Anita Oravecz ha dato vita a un’operazione pubblica. La fisicalità opaca e in espansione della materia bloccata dall’esterno, si articola attorno a costruzioni modeste e in rovina, entra con forza dentro gli oggetti attraverso un assemblaggio precario. L’Armadio Pubblico, che in realtà non esiste più – forse una volta era una serie di fotografie, lascia ricordare un’istallazione che esiste altrove, uno spazio di appropriazione, una forma di immaginazione alternativa nella struttura storica nella poesia di un’arte che comincia nella città e cerca di capire in che misura il cambiamento politico e sociale influenza lo spazio comune di partecipazione e le sue varie rappresentazioni. Questa operazione non è né voluta come una comprensione di stile alla Beuys (come una grande scultura sociale), né come una forma di arte relazionale: è un attivismo senza politica (anti-globale e anti-liberale) che ricorda le forme primitive di scambio, le nostalgiche utopie socratiche e una provocazione di una coscienza risvegliata. Un vagare fisico e intellettuale attorno al mondo per riflettere sulla sua complessità. (Elvira Vannini)