
“Contatto” è un tocco che può dare inizio a una catena di eventi. Fin da quell’istante, infatti, due persone optano per una qualche via di sviluppo del loro rapporto, stabilendo anche se esso avrà un seguito o cesserà immediatamente.
Così come il possesso di un biglietto acquistato alla cassa concede un permesso (o diritto) d’entrata, l’azione che si svolge dentro alla mia “cabina” serve a rilasciare, o a negare, il “lasciapassare” per una relazione accennata. Dall’esterno della mia costruzione, le persone sono invitate a un contatto anonimo.
L’architettura della cabina ha la funzione istituzionale di un posto di blocco, dalla forma simile a quella dei chioschi che si trovano disseminati un po’ ovunque, nei parchi o sulle spiagge, sulle strade o davanti ai luoghi con accesso controllato.
Il contatto è una sorta di monitoraggio dell’individuo e, attraverso di esso, si è sempre, in qualche misura, “verificati”. Ma serve anche a misurare la sensualità quando, già a partire da un tocco, si testano le probabilità di riuscita del futuro rapporto.