Let me take you down the corridors of my life, 2000

Doppia videoproiezione sincronizzata, sonoro
loop

Installazione composta da due video proiezioni diametralmente opposte. I video sono la documentazione di un’azione avvenuta nel centro di Milano: l’artista, vestita in maniera infantile, cammina per strada alzandosi la gonna e mostrando le mutande ai passanti. Un video documenta l’azione, l’altro i passanti che camminano nella direzione opposta all’artista, i passanti compiono in questo modo un attraversamento dello spazio espositivo, apparendo prima su una parete e poi su quella opposta.
Partendo da un ribaltamento dello stereotipo del maniaco che insegue la ragazzina fuori da scuola e da sogni classici come quello di trovarsi per strada nudi o di perdersi nella propria città, questo progetto è inteso come una riflessione sull’alienazione e la precarietà del singolo individuo a confronto con la moltitudine umana che abita la città. La ragazzina è cresciuta ed è diventata lei stessa un’esibizionista, ma il suo comportamento non è violento o perverso, le sue azioni sono anzi l’ostentazione di un desiderio (un bisogno) di comunicare con l’altro e il tentativo di confermare la propria identità attraverso uno “svelamento” (il suo abito è di velo). Il gesto di mostrare qualcosa di privato in uno spazio pubblico rende la donna vulnerabile, ma offre allo stesso tempo la possibiltà per uno scambio.