
Ho cucinato mio padre secondo una raffinata e laboriosa ricetta, è stata una fatica, ma come hanno detto gli ospiti, un lavoro degno di lui e del suo infinito talento. Papà cucinava davvero bene, fin da piccola lo ricordo alle prese con terrine e patè, brasati, filetti, branzini e moscardini. Ogni volta che si avvicinava ai fornelli era un evento, e senti che profumo e assaggia che bontà e vedi un po’ come sono bravo… E tutti a complimentarsi mentre la mamma stava in cucina a lavare pile di pentole, coltelli, taglieri e mucchi di farina e pozzanghere di burro fuso ormai rappreso. Per noi non cucinava mai, che vuoi che capiscano le bimbe della buona cucina, era la mamma a prepararci pranzi cene e merende, tutte cose buonissime, ma che mio padre non poteva abbassarsi a fare perché troppo semplici, come pulire per terra o fare il bucato. Lui cucinava solo quando c’erano ospiti, a dire la verità quei festini gastronomici che all’inizio mi attraevano da morire cominciarono presto a turbarmi, la vista di mia madre da sola in cucina a pulire mentre dalla sala giungevano sonore risate mi faceva desiderare aiutarla, ma a malapena raggiungevo il lavandino dove giaceva quella enorme massa di stoviglie unte. Tutte queste cose le ho capite poco dopo, quando la mamma ha cominciato a stare male visibilmente ed a non farcela più. A Lola ho dovuto spiegare tutto io , come succede sempre, lei la mamma se la ricorda solo da malata, io invece mi ricordo tutto: la nostra bella cucina, le tazze colorate a puntini bianchi, le tovagliette di plastica blu trasparente, i biscotti e la marmellata di cui andavamo ghiotte, gli animaletti dei formaggini che attaccavamo sul frigo, le storie che inventavamo a tavola, i disegni che facevamo con la mamma. Lei ricorda solo il grigiore che è venuto dopo, l’orrore della pasta in scatola. Mi sono sempre chiesta il perché di questo voler rimuovere tutto di Lola, contrario alla mia fobia del dimenticare. La cosa più difficile è stato disossarlo, anche trasportarlo sul tavolo di marmo della cucina, per fortuna c’era ancora la sedia a rotelle di mamma. Abbiamo tenuto solo certe parti, le meno dure, che comunque abbiamo dovuto marinare nel latte per tre giorni per ammorbidirle. Poi c’è stato il problema di sbarazzarsi del resto: abbiamo fatto un falò con la foglie secche ed abbiamo bruciato tutto, c’era una puzza terribile, come di pollo bruciato, per fortuna la casa è isolata ed il sabato sera nessuno viene da queste parti. Forse un giorno verranno a scavare nel nostro giardino, ma spero che allora saremo lontane, in qualche altra parte del mondo. Alla carne marinata ho aggiunto delle belle patatine novelle e spezie del nostro orto: rosmarino, origano, alloro, un po’ d’aglio e olio buono, tutto in forno per due ore e poi lo abbiamo servito con un contorno di trevigiana arrostita seguita da formaggi e dalla torta che ha fatto Lola. In cantina c’era ancora del vino che abbiamo offerto con la cena che abbiamo dato in commemorazione della mamma che è morta dieci anni fa, ieri sera. Tutti gli invitati si sono complimentati con noi per la cenetta deliziosa, hanno detto che siamo proprio figlie di papà e che lui sarà fierissimo di noi quando tornerà dal suo viaggio in Indonesia, che è stato davvero un bravo padre ad abituarci così bene a stare da sole e che se siamo già così adesso che abbiamo diciassette e tredici anni, chissà quanti giovanotti gli chiederanno la nostra mano tra qualche anno. Perché bisogna dirlo che stiamo diventando proprio delle belle donnide ed in questo assomigliamo molto alla mamma. A me il gusto della carne marinata ed arrostita non è piaciuto affatto, ma penso comunque che il fatto di mangiarla sia stato un atto d’amore e di comprensione del mio corpo per quello che avevo fatto. Da oggi tornerò ad essere, come oramai da dieci anni, vegetariana. Anche Lola pensa che cucinare papà sia stato un solenne atto d’amore, pensa che così abbiamo onorato la memoria di nostro padre e la sua passione per l’alta cucina, con me condivide l’opinione che questo deve rimanere il nostro segreto, perché non abbiamo nessuna intenzione di finire in qualche istituto, magari separate e tantomeno di sposare qualche stupido giovanotto della zona e rimanere in questa triste pianura per tutta la vita. L’unica cosa che non le ho detto è che papà non è morto di un attacco cardiaco, ma non mi sento di averle mentito, perché comunque se lo sarebbe presto dimenticato.