I am your worst enemy, 1997

Video, azione
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Il lavoro fa parte di una serie di progetti ( Chi ti farà il caffè tra 10 anni? – I am your worst enemy – Celebrity skin – Mariti – Brindiamo alla fine dell’ironia ) che ho portato avanti negli ultimi anni. Consistono nella predisposizione di uno scambio diretto tra me e il pubblico e sono basati sulla memorizzazione di questa comunicazione. In genere domando alle persone che entrano a far parte del progetto di spostarsi (entrare) in un campo ipotetico che ha a che fare con la fantasia e il desiderio piuttosto che con la realtà. Le domande che pongo non sono mai totalmente slegate dal quotidiano. Non sono domande astratte o impossibili bensì impercettibilmente anomale. Tendono a suscitare una proiezione (per esempio: “Chi ti farà il caffè tra dieci anni?”), una sincerità o al contrario una simulazione (ad esempio: “Cosa faresti al tuo peggior nemico?”). Sono incentrate sull’uso linguistico individuale anche nel suo misurarsi con lo stereotipo linguistico, con la formula. Stereotipi sono anche i gesti o le immagini che uso per il coinvolgimento del pubblico: il brindisi, il souvenir, il nemico, la casalinga ecc.
Il lavoro I am your worst enemy consiste in una serie di videointerviste realizzate usando come sfondo una fotografia dell’artista svedese A. Fon Hausswolf. Ai visitatori della mostra Smitta veniva chiesto di posare di fronte alla fotografia e rispondere alla domanda “Cosa vorresti fare al tuo peggior nemico?”.