
Il lavoro fa parte di una serie di progetti (Chi ti farà il caffè tra 10 anni? – I am your worst enemy – Celebrity skin – Mariti – Brindiamo alla fine dell’ironia) che ho portato avanti negli ultimi anni. Consistono nella predisposizione di uno scambio diretto tra me e il pubblico e sono basati sulla memorizzazione di questa comunicazione. In genere domando alle persone che entrano a far parte del progetto di spostarsi (entrare) in un campo ipotetico che ha a che fare con la fantasia e il desiderio piuttosto che con la realtà. Le domande che pongo non sono mai totalmente slegate dal quotidiano. Non sono domande astratte o impossibili bensì impercettibilmente anomale. Tendono a suscitare una proiezione (per esempio: “Chi ti farà il caffè tra dieci anni?”), una sincerità o al contrario una simulazione (ad esempio: “Cosa faresti al tuo peggior nemico?”). Sono incentrate sull’uso linguistico individuale anche nel suo misurarsi con lo stereotipo linguistico, con la formula. Stereotipi sono anche i gesti o le immagini che uso per il coinvolgimento del pubblico: il brindisi, il souvenir, il nemico, la casalinga ecc.