
‘Wall’ nasce da una ricerca sulle strutture a griglia che comprendeva diversi progetti per installazioni. Uno degli aspetti più interessanti di questo tipo di strutture è il fatto di essere composte, nella maggior parte dei casi, da materiale non trasparente, ma di essere comunque in grado di consentire il passaggio della luce. La griglia di cartoncino bianco, poggiata a contatto con lo schermo televisivo, si colora delle luci delle immagini in onda. Le immagini sono amplificate in pixel tridimensionali più grandi che le rendono astratte. La griglia diventa quindi una specie di scultura di luce in continuo movimento, dall’aspetto anche molto pittorico. La particolare struttura della griglia, facilmente riconducibile all’iconografia quasi fumettistica del muro di mattoni, propone una riflessione sul significato del ‘supporto’ della videoproiezione. E’ anche un chiaro riferimento ad un determinato tipo di architettura, in particolar modo ai frangisole (ancora una struttura specificamente creata per avere a che fare con la luce) di alcuni celebri edifici di Le Corbusier (il palazzo di giustizia di Candigarh, ad esempio). Infine, il riferimento alla televisione: non è mia intenzione suggerire una critica alla televisione associandola all’iconografia del muro (io stesso mi ritengo invece un sostenitore della televisione più bassa e cosiddetta trash). Piuttosto volevo svelare, attraverso un artificio elementare, il potenziale ipnotico di questo mezzo, la sua capacità di attrarci, come una moderna lanterna magica.