Multiverse, 2005-2006

Elaborazione 3D
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“Multiverse” è concepito sulla base di un principio ologrammatico, per cui ogni parte riflette l’ordine globale della struttura implicita attraverso l’auto-somiglianza.
L’immagine generata non è altro che la proiezione bidimensionale di un oggetto più complesso (un Buco nero) visibile solo virtualmente nell’elaborazione in 3D. La proiezione è costituita da una membrana o “brana” sulla quale una infinità di punti rossi indicano intervalli spazio-temporali. Sulla superficie dove ipoteticamente la curvatura è maggiore, determinata dalla forza gravitazionale o dove virtualmente si colloca il cosiddetto “orizzonte degli eventi”, troviamo una miriade di stringhe i cui capi sono imprigionati alla membrana in corrispondenza degli intervalli spazio-temporali. La proiezione è visitata da un ippocampo che ha la funzione di rendere l’immagine fluida e dinamica (il cavalluccio nuota tra le stringhe). Ma ha un ruolo importante nell’elaborazione in 3D perché indica con la sua presenza il dentro e il fuori dell’oggetto. Infatti quando l’oggetto si completa compare un’altro ippocampo identico a quello posto dentro. Questo fenomeno evidenzia una sorta di “Entanglement”: due elementi posti a distanza risultano correlati e istantaneamente influenzati trascendendo lo spazio e il tempo.