
L’intervento alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è centrato sull’opera “Temporali”, un imponente lampadario
costituito da oltre 1000 lampadine, che si accendono simultaneamente ogniqualvolta un fulmine cade sul territorio italiano. Per la realizzazione di quest’opera Garutti si è
avvalso della collaborazione del CESI, il Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano.
Benchè il suo funzionamento si basi su tecnologie molto avanzate, la struttura non è visivamente sofisticata, il suo design è elementare e i suoi componenti comuni, semplici
lampadine a incandescenza, ormai rese obsolete dal progresso tecnologico. Tutta l’attenzione dell’osservatore è in questo modo focalizzata sulla meraviglia non della forma, ma dell’evento, lo splendore della luce che si accende e porta l’immaginazione in un altro luogo. In quell’istante spazi lontani si avvicinano, il qui e ora perde consistenza, il pensiero corre veloce al cielo, come recita una piccola dedica con cui l’artista accompagna l’opera. Tecnologia e poesia, razionalità e immaginazione, il mondo delle piccole cose e il mistero della volta celeste si fondono in un’opera insieme leggera e possente.
La dedica dell’opera, un elemento ricorrente nel lavoro di Garutti, viene pubblicata sulla prima pagina di un quotidiano free-press di Torino nel giorno dell’opening della mostra: In una sala della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo le luci vibreranno quando in Italia un fulmine cadrà durante i temporali. Quest’opera è dedicata a tutti coloro che passando di lì penseranno al cielo.
In questo modo l’artista si rivolge non solo al pubblico abituale del museo, ma ad una comunità ben più ampia, meno definita, potenzialmente a tutta la cittadinanza, a tutti coloro che vorranno accogliere l’invito ad andare a vedere la mostra, o che magari saranno solo affascinati dall’idea di un’opera che dialoga col cielo.
Il desiderio di instaurare un legame con la comunità è riaffermato in una serie di quadri che l’artista ha realizzato a Torino. In essi la linea che produce l’immagine misura
in metri la distanza che separa e, insieme, unisce, il luogo espositivo con altri luoghi che hanno una particolare rilevanza, politica, culturale o economica, nel contesto della
città di Torino. L’immagine totalmente astratta si carica così di complessi significati socio-politici nel momento in cui il titolo dell’opera svela la sua origine compositiva.
(Testo estratto dal catalogo della Fondazione Sandretto)