
Nel parco di Villa Manin ho incontrato piante di ogni tipo: siepi, fiori, il canneto, un aranceto, la vegetazione intorno al piccolo lago e prati vasti che aprono lo sguardo all’immaginazione, tra imponenti alberi secolari. Un alto e antico muro recinge tutto il parco, che è tenuto con cura e un’amabile dedizione da due giardinieri che vi lavorano da anni: Ugo e Giordano. L’opera che ho realizzato vede come tema centrale la natura, che costituisce il fulcro attorno al quale s’impernia l’ampio scenario architettonico settecentesco della villa. Ho realizzato una semplice recinzione: il perimetro della pianta ricorda l’antico stemma della famiglia Manin. È fatta di alluminio e colorata con vernici epossidiche che le conferiscono un aspetto volutamente tecnologico. I colori sono vari e disposti casualmente. Non è possibile entrare in questa recinzione, non vi è nessun passaggio. Proprio lì, al suo interno, ortiche, arbusti, rovi, alberi, sterpaglie e piante di ogni tipo cresceranno liberamente; anche gli insetti e gli uccelli staranno bene. La recinzione separerà due luoghi: uno esterno ben tenuto, con l’erba rasata secondo la volontà degli uomini, e l’altro, all’interno, abbandonato dolcemente al suo destino. Come se la natura avesse lasciato fuori gli uomini. Come se volesse, libera di crescere selvaticamente, affermare la propria indipendenza e autonomia, portatrice irrefrenabile di vita.
Immaginando quest’opera come un pensiero gentile verso la natura, ho voluto assecondare questa sua innocente vocazione alla libertà, per poter dar luogo a un incontro con essa intimo e amoroso. L’arte contiene e preserva il senso mistico della natura.