Piccolo Museion, 2001-2003

Cemento, vetro
m 3,20 x 3,20 x 3,20

1. Introduzione
La realizzazione di un’opera destinata ad uno spazio pubblico impone un atteggiamento di ascolto nei confronti dei luoghi, del tessuto urbano preesistente e della sensibilità dei cittadini che vi abitano. Mi piace pensare di intervenire dentro la città sapendo rinunciare a qualunque tipo di ostentazione, assumendo così la responsabilità etica di un approccio metodologico che assecondi le esigenze della committenza: gli abitanti sono i destinatari dell’opera e in un certo senso anche i committenti. È stimolante cercare nella complessità dei condizionamenti, possibili nuove strade, imprevedibili
sviluppi del pensiero ed un nuovo progetto. Vedo per l’artista che incontra la città un’occasione straordinaria per ridare valore e forma etica all’operazione artistica; nell’approccio sentimentale con quell’umanità che non è il pubblico dell’arte, ma più in generale la gente comune, sento di dover scendere da quel piedistallo che proprio lo status di artista mi concede, così da dare vita ad un dialogo in cui l’opera sia protagonista e diventi il vero legame tra me, il mio intervento e il contesto urbano e sociale.
2. L’opera
Il mio progetto colloca nell’area del parco giochi del quartiere Don Bosco un parallelepipedo di cemento e vetro delle misure di 3,20 x 3,20 x 3,20 m; avvicinandosi all’oggetto, un sensore farà accendere l’illuminazione interna della piccola architettura. Non è possibile entrare nella struttura, ma soltanto osservare dall’esterno. Il parallelepipedo conterrà un’opera del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano scelta da me che resterà in esposizione per circa tre mesi, per poi essere sostituita da un altro lavoro. Sarà previsto un programma di esposizioni sempre da me coordinato che si svilupperà nel tempo. Ogni esibizione prevederà l’esposizione di una sola opera alla volta.
3. I temi
L’idea generatrice di questo lavoro propone l’opera pubblica come un servizio culturale e “sentimentale” per gli osservatori, i cittadini, “ideali committenti”. Una particella del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano si sposta dal centro all’esterno della città e si inserisce in un contesto a lei apparentemente estraneo, quello della periferia. Ho scelto questa periferia proprio per dare maggior valore e senso ad un’operazione artistica che non è finalizzata alla produzione di un oggetto (un quadro, una scultura, un’istallazione), ma a generare delle relazioni; produce tensioni positive tra il sistema dell’arte e la gente, tra il centro e i margini della struttura urbana, tra il museo e la città. La periferia è oggi il luogo più denso dello spazio abitato, è il luogo delle stratificazioni sociali e delle modificazioni urbane, è il punto di partenza per le città future non più generate per irraggiamento del centro: è lo spazio oggi più vivo. Il mio lavoro non propone una decentralizzazione della struttura dell’arte a Bolzano, ma nasce nell’idea di sviluppare una molteplicità di centri: l’Arte esce fisicamente dal museo e ritrova una relazione con il contesto urbano e sociale. Il micro-museo creato diviene oggetto del quotidiano per la gente del quartiere, allo stesso tempo scatola di meraviglie e generatore d’arte nello spazio pubblico della città della vita.