
L’opera realizzata per la città di Kanazawa è stata finanziata dal 21th Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa, dall’Università della città. Ogni anno per “Artist in residence” viene invitato una artista: nel 2001 Anish Kapoor, nel 2000 Fabrice Hybert, nel 2002 Alberto Garutti. In questo ultimo caso Il Museo ha dato una indicazione tematica: ” la città è il Museo, il Museo è la città”. Si è cercato così di avvicinare la cittadinanza all’arte contemporanea in previsione della costruzione del nuovo museo progettato dagli architetti Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, inaugurato nel 2004. “L’area di intervento è stata la stessa in cui sarebbe sorto il nuovo museo ed in particolare ho pensato alle case che si affacciavano su questo grande spazio…ho immaginato molte persone che un giorno dalle loro finestre avrebbero guardato questo grande edificio, ho pensato alla convivenza con questa architettura così specializzata e così apparentemente estranea alla loro vita. Ho immaginato le facciate di queste case con molte lampade installate sui muri esterni, che si accendono e si spengono ad ogni movimento dentro alle case: ho pensato che ogni luce che si accende racconta la vita dentro di esse. In qualche modo è come se abitassi con loro: tutti abitiamo le nostre case allo stesso modo, in ogni parte del mondo.” L’installazione luminosa è stata realizzata con la complicità dei cittadini che abitano dentro alle case: sulle facciate di alcuni edifici sono state fissate delle lampade che si accendono e si spengono quando qualcuno dentro alle stanze si muove: gli abitanti sono stati informati e in buona parte si sono resi collaborativi consentendo ai tecnici di installare dei sensori. “Mi sono incontrato con ogni famiglia: qualcuno per timidezza non ha accettato, ma molti, entusiasti e divertiti, hanno partecipato al progetto. Si è stabilito un rapporto personale che ha reso ogni persona consapevole di essere protagonista dell’operazione. Per integrare il lavoro è stata progettata una grande immagine pubblicitaria: sono stati installati per le vie della città una serie di grandi manifesti con la fotografia delle case con le luci accese qua e là. Ho deciso di utilizzare il linguaggio della pubblicità per farlo arrivare con facilità alle persone e far sì che l’operazione fosse compresa indipendentemente dal suo essere percepita e considerata come opera d’arte.”