Economia di guerra, 1996

Nell’ambito del piano di privatizzazione dell’IRI, è stata di recente venduta la Acciai Speciali Terni al gruppo tedesco Krupp: ironia della storia, freddo calcolo espansionista o sindrome che sia, il pensiero va a quella ‘economia di guerra’ che condusse Hitler al potere e lo sostenne nella realizzazione del suo folle progetto.
In un appello del 19 novembre 1932 indirizzato a Hindeburg, l’agrario Von Kalckreut, gli industriali Thyssen, Vogler, Krupp, Bosch, Hariel, gli armatori Woermann e Beindorff, i banchieri Schaachat, Schroder e Reinhart e altri grandi nomi dell’economia invocarono espressamente la consegna del potere al partito nazionalsocialista. La richiesta era così motivata: “Noi riconosciamo nel movimento nazionale che percorre il nostro popolo, l’inizio promettente di un’era che crei, mediante il superamento dei contrasti di classe, le basi indispensabili per la rinascita dell’economia tedesca. Noi sappiamo che questa rinascita richiede ancora molti sacrifici. Riteniamo che questi sacrifici potranno essere compiuti di buon grado soltanto se il principale gruppo di questo movimento nazionale parteciperà al governo in funzione diligente.
Il conferimento della direzione responsabile di un gabinetto presidenziale fornito delle migliori energie tecniche e personali al capo (fuhrer) del principale gruppo nazionale eliminerà i punti deboli e gli errori che sono necessariamente impliciti in ogni movimento di massa, e trascinerà l’energico consenso di milioni di uomini che oggi se ne stanno in disparte”.(A. Schreiner – Zeit Scharift fur Geschichtswissenschat – 1956).
L’industria pesante elargì come fondo elettorale qualcosa come 3.000.000 di marchi per assicurare la vittoria della N.S.O.A.P. (partito nazista). Lo sfruttamento brutale della manodopera era uno dei tratti più caratteristici dell’imperialismo tedesco durante la seconda guerra mondiale: quattordici milioni di lavoratori stranieri vennero trasferiti nel Reich, nel solo mese di gennaio 1944 si deportarono 4 milioni di lavoratori, di cui 1,5 milioni dall’Italia, 1 milione dalla Francia, mezzo milione tra Belgio e Olanda, 600.000 dai territori sovietici e orientali, infine circa 100.000 da altri paesi.
Come conseguenza del decennio 1933-43, la concentrazione capitalistica aumentò più del doppio, infatti il capitale medio di una società per azioni (espresso in milioni di marchi) passò da 2.256 del 1933 a 2.296 nel 1934, a 2.669 nel 1935, a 2.949 nel 1936, a 3.069 nel 1037, a 3.397 nel 1938, a 3.799 nel 1939, a 3.983 nel 1940, a 4.597 nel 1941, a 5.378 nel 1942, per raggiungere in fine la quota di 5.541 nel 1943. uguale incremento registrano i profitti: tra il 1932 e il 1941 i dividendi medi delle società per azioni salirono dal 2.9 al 6.6 per cento. – Economia di guerra -.
Nel 1939 il 22% degli addetti all’industria lavorava direttamente per la Wehrmacht, diventano già nel 1943 il 61% cifra a cui va aggiunto, per completare il quadro, il fatto che una buona parte dei rimanenti lavoratori dell’industria fosse comunque inserita in settori di interesse per la produzione bellica. (E. Collotti, -La Germania nazista- Torino, 1992).
Krupp, industriale del gruppo omonimo di acciaierie, venne condannato come criminale di guerra nel processo di Norimberga a 12 anni di prigione, ma pochissimi anni dopo, precisamente nel 1951, era già fuori grazie a un indulto.