
Particolare dell’installazione.
Sono quaranta lenzuola matrimoniali usate da me o da amici su cui ho scritto a penna dei calendari fatti di numeri, iniziali dei giorni, segni e disegni. Ogni lenzuolo, ripiegato, è legato come un pacchetto con un filo di lana e poi tutti sono ammonticchiati con ordine, come si fa quando si stira. L’installazione si chiama Monte Athos, perché ho pensato a un luogo carico di senso ma regolato sul ripetersi ostinato delle stesse azioni cadenzate ad intervalli di tempo anch’essi prefissati. Ho lavorato sul pensiero della griglia e sull’illusione della normalità: nei tempi di confine fra la fine di un’azione e l’inizio della successiva si nasconde una sentenza, un pensiero che “spiffera” fra le maglie dell’ordine. Sapere da anni cosa accadrà a quell’ora e quel giorno è una protezione terribilmente illusoria, anche se seduttiva.