James Joyce, Finnegans Wake, faber and faber, London 1975, 2008

Libro 640p
mm 135 x 210

Sono ritornata a questo libro, che ho tentato di leggere diverse volte, attraverso wake, dove ho tentato di misurare e trascrivere la mia coscienza in stato di sonno. Le questioni di tempo (ciclico sonno/veglia) e scrittura (trascrizione / traducibilità di un’esperienza della coscienza) emerse da quel progetto si rispecchiano nel libro di James Joyce. Finnegans Wake, il cui titolo originale è rimasto per i 17 anni della sua stesura Work in Progress, è, infatti, la descrizione del sonno di Earwicker (il protagonista), ma sostanzialmente diventa il processo per cogliere una coscienza (generica) addormentata, di cui segue la ciclicità (scopriamo di essere stati nel sonno di qualcuno solo alla fine quando questo qualcuno si sveglia e anche il linguaggio diventa più comprensibile) e fin dove possibile il linguaggio.
In riferimento alla struttura temporale e narrativa del romanzo, il lavoro è un intervento diretto su una copia del libro in lingua originale. Il libro è stato scomposto, ristampato su se stesso in ordine inverso (dalla fine all’inizio) e ricomposto in un altro libro, che mantiene le stesse dimensioni del libro originale. In questo modo il libro si autocancella, le parole, sovrapponendosi, perdono il loro significato univoco creando delle macchie nere da cui solo a tratti possono emergere solo alcuni frammenti della narrazione.