Meris Angioletti
Database Opere
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PORTRAIT01, 2003
C-printcm 40 x 70; cm 40 x 40 ditticoPartendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Asiago, 29-05-2004, 2004
C-print su alluminiocm 100 x 150Partendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Pedro&Linh, 2004
DVDNel 1995 il Parlamento internazionale degli scrittori ha istituito la rete delle città rifugio, cioè città che offrono ospitalità a scrittori e intellettuali perseguitati in patria per motivi politici. La rete si fonda principalmente sull’autonomia delle singole città, quanto più possibile indipendenti tra di loro e indipendenti dagli Stati, ma alleate nei termini della solidarietà e dell’ospitalità.
In Italia hanno aderito la Regione Toscana, offrendo alloggio in diverse città, Venezia e l’isola di Procida.
Da queste premesse mi interessa rapportarmi con l’idea di “zona franca”, in quanto luogo privilegiato con statuto d’immunità, e con la condizione apolide, come situazione diffusa di appartenenza (familiarità)/ estraneità ai luoghi.
L’estate scorsa abbiamo incontrato Pedro Ruiz, scrittore cubano ospitato a Grosseto e Linh Dinh, vietnamita a Certaldo, che sono diventati le nostre guide in giro per la città. Camminando ci hanno raccontato un po’ di cose, dello scrivere, dell’abitare, del perdersi, del riadattarsi in una città straniera.
Assieme alle riprese video della loro passeggiata, attraverso i luoghi che sono diventati per loro più familiari, sono montate delle fotografie di angoli ed edifici, nel tentativo di guardare all’architettura delle città centro-italiane attraverso l’occhio dell’altro. Le due esperienze sono montate in una clip unica, intersezione delle due esperienze. -

Nancy 12/08/2005, 2005
C-printdimensioni variabiliPartendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Flaville 24/08/2005, 2005
C-printcm 70 x 105Partendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Arromanches 24/08/2005, 2005
C-printdimensioni variabliPartendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Targassone-Thèmis 27/11/2005, 2005
C-printdimensioni variabliPartendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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NIGHTSHIFTS, maggio-novembre 2005, 2005
Videoproiezione a soffitto in tempo realedimensioni variabiliIl progetto Nightshifts è anche pensato come videoproiezione in tempo reale delle immagini provenienti dal TNG – Telescopio Nazionale Galileo, situato alle Canarie. Durante la notte, con un leggero scarto temporale dato dalla connessione, le immagini prodotte dal telescopio vengono proiettate in tempo reale al soffitto.
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Catania-Serra la Nave 17/04/2004, 2005
C-printcm 60 x 90Partendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Asiago- Monte Ekar 29/05/2004, 2005
C-printcm 90 x 135Partendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Hoek Van Holland 02/04/2006, 2006
C-printcm 70 x 105Partendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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Isola di Texel 03/05/2006, 2006
C-printdimensioni variabiliPartendo dall’analisi dell’archivio fotografico delle grandi esplorazioni scientifiche e topografiche della frontiera del West nell’ottocento e dalla particolarità di queste immagini di essere contemporaneamente immagini scientifiche ed artistiche (artista-geologo-esploratore), ho iniziato a muovermi alla ricerca di architetture tecnologico-scientifiche, come primo indizio concreto della capacità della scienza di plasmare il paesaggio. Nelle immagini che continuo a raccogliere mi interessa mettere in evidenza non solo l’aspetto documentario della singola immagine, seguendo cioè un processo di accumulazione di immagini-campione, ma anche l’aspetto culturale dell’immaginario scientifico (o fantascientifico) che questi luoghi portano con sé, cercando di sondare una frontiera che è tutta interna all’immagine e alla sua duplice appartenenza ai due ambiti. In questo senso il confine da topografico diventa per me una forma di esplorazione culturale e percettiva.
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TwilightZone-II rabdomante, 2006
DVD PAL 4:3 da DVCam00:14:13Il video è un’indagine sulle persone, le attività e le relazioni che gravitano attorno all’antichissima pratica della rabdomanzia in Italia.
Il metodo utilizzato come approccio alle persone coinvolte è principalmente quello dell’intervista, un linguaggio, questo, tutto documentaristico (quindi in qualche modo realistico), che viene colto principalmente nella sue possibilità narrative di evocare luoghi ed esperienze, che in questo caso particolare rimangono comunque inspiegabili.
Il video si muove attraverso questa membrana sottile che separa punti di vista, questa zona d’ombra in cui la riflessione scientifica e il tentativo di documentazione oggettiva si sfaldano in racconti e immagini oniriche in cui accade qualcosa che non si sa spiegare (il movimento della bacchetta) e che spingono l’immaginazione in luoghi sotterranei. -

Travel Tales, 2006
Radiodrammaversione inglese 00:10:41, versione olandese 00:11:03Travel Tales è pensato sia come installazione che come radio-dramma.
Il lavoro sonoro è frutto di una ricerca di diversi mesi in collaborazione con il centro psichiatrico GGZNM di Venray (NL) attorno a malattie mentali, sedicenti o reali, legate al rapporto con lo spazio. -

Travel Tales, 2006
Installazione sonora 2CH stereo00:10:41Travel Tales è pensato sia come installazione che come radio-dramma.
Il lavoro sonoro è frutto di una ricerca di diversi mesi in collaborazione con il centro psichiatrico GGZNM di Venray (NL) attorno a malattie mentali, sedicenti o reali, legate al rapporto con lo spazio. -

Aussicht, 2007
Stampa lambdacm 24 x 36Una barca collocata in mare aperto manda un misterioso messaggio luminoso in linguaggio Morse.
Attraverso una lampada a luce bianca collegata ad un relais che alterna ritmicamente lampi brevi (punto), lampi più lunghi (linea) e buio, verranno trasmesse le coordinate geografiche specifiche, espresse in latitudine e longitudine, del punto in cui si trova la barca. -

Wake, 2008
Eeg, orologio, 4 altoparlanti, ipnogramma, legno, Plexiglascm 50 x 100 x 115Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l’attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell’azione (video con polisomnografia, carte dell’ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell’esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l’idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.
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Wake, 2008
Eeg, orologio, 4 altoparlanti, ipnogramma, legno, Plexiglascm 50 x 100 x 115Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l’attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell’azione (video con polisomnografia, carte dell’ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell’esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l’idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.
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James Joyce, Finnegans Wake, faber and faber, London 1975, 2008
Libro 640pmm 135 x 210Sono ritornata a questo libro, che ho tentato di leggere diverse volte, attraverso wake, dove ho tentato di misurare e trascrivere la mia coscienza in stato di sonno. Le questioni di tempo (ciclico sonno/veglia) e scrittura (trascrizione / traducibilità di un’esperienza della coscienza) emerse da quel progetto si rispecchiano nel libro di James Joyce. Finnegans Wake, il cui titolo originale è rimasto per i 17 anni della sua stesura Work in Progress, è, infatti, la descrizione del sonno di Earwicker (il protagonista), ma sostanzialmente diventa il processo per cogliere una coscienza (generica) addormentata, di cui segue la ciclicità (scopriamo di essere stati nel sonno di qualcuno solo alla fine quando questo qualcuno si sveglia e anche il linguaggio diventa più comprensibile) e fin dove possibile il linguaggio.
In riferimento alla struttura temporale e narrativa del romanzo, il lavoro è un intervento diretto su una copia del libro in lingua originale. Il libro è stato scomposto, ristampato su se stesso in ordine inverso (dalla fine all’inizio) e ricomposto in un altro libro, che mantiene le stesse dimensioni del libro originale. In questo modo il libro si autocancella, le parole, sovrapponendosi, perdono il loro significato univoco creando delle macchie nere da cui solo a tratti possono emergere solo alcuni frammenti della narrazione. -

Aussicht, 2008
DVD PAL 16:9 da HDTV 1080i, video 1Ch, audio 4Ch00:04:51Il video è stato girato a Tubinga, all’interno della torre sul fiume Neckar, dove il poeta tedesco Friedrich Hölderlin (1770-1843) trascorse gli ultimi 35 anni della sua vita in completo isolamento e follia, continuando a scrivere poesie.
Il titolo Aussicht (la veduta) è lo stesso dell’ultima poesia scritta da Hölderlin poco prima della morte. Tutte le sequenze del video sono girate all’interno della torre e il movimento di macchina (quasi sempre in panoramica) segue minuziosamente l’architettura, quasi scrutandola, creando da un lato un senso di claustrofobia e dall’altro ricercando la geometria nascosta della mente di Hölderlin. La voice-off è di Valentino Braitenberg, fisico cibernetico e direttore del Max Plank Institute for Biological Cybernetics di Tubinga, che tra i primi si è interessato allo studio delle origini del pensiero e del linguaggio come fenomeno fisico.In un modo molto puntuale disserte poeticamente sulle modalità in cui si formano le immagini e i pensieri nel cervello, sull’azione della memoria e l’origine del linguaggio, alla ricerca di una spiegazione di qualcosa che rimane di per sè inspiegabile. Il video ha due tracce audio: la voice-off viene trasmessa in cuffia, mentre una traccia con suoni ambiente viene diffusa da altoparlanti. -

Wake, 2008
Eeg, orologio, 4 altoparlanti, ipnogramma, legno, Plexiglascm 50 x 100 x 115Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l’attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell’azione (video con polisomnografia, carte dell’ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell’esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l’idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.
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Wake, 2008
Eeg, orologio, 4 altoparlanti, ipnogramma, legno, Plexiglascm 50 x 100 x 115Un esercizio/esperimento di controllo e scrittura dei cicli di sonno. In collaborazione con un laboratorio di ricerca sul sonno ho cercato di sviluppare una metodologia che permettesse di tradurre l’attività cerebrale nella maniera più realista (in senso di aderenza al linguaggio della coscienza / incoscienza) attraverso una serie di esercizi che permettono di vegliare sul sonno (esercizio di per sé paradossale) e di registrazioni scientifiche (Eeg / movimenti della pupilla in fase REM etc.) che possono dare una traduzione di questa attività. Lavorare su questa soglia di percettibilità seguendo un approccio che sia contemporaneamente realista e sperimentale, cercando di misurare qualcosa che effettivamente non può esserlo (nella bella definizione della coscienza addormentata di JL Nancy: La chose non mesurée, non mesurable, la chose concentrée dans sa choséité indeterminée et inapparaissante). Tutto il materiale raccolto (orari e cicli di veglia/sonno, EEG, ricordi) si lega per me ad una questione di tempo e di scrittura. Tempo ciclico della struttura del sonno, scrittura come problema della traducibilità e della possibilità di una narrazione attraverso dati sia scientifici che esperienziali. Nella realizzazione ho ricreato un piccolo laboratorio sottovetro, in cui presento gli strumenti di misurazione dell’azione (video con polisomnografia, carte dell’ospedale, visori led con orario). Da quattro piccole casse, invece, si diffonde il racconto dell’esperienza: un testo a metà tra note cliniche e diario di sonno, in cui ogni scena viene descritta come potenziale sceneggiatura di un film che non realizzerò, ma che è dato solo immaginare e in cui tempo reale (data, ora etc.) e tempo della scena (sonno) si accavallano. Sto tuttora lavorando su questo testo, con l’idea di farne una vera (possibile) sceneggiatura.
















