Diapositive
Database Opere

Lorenzo Scotto interpreta Luigi Tenco 2002
Fly case, impianto stereo, 10 copertine con dischi in vinile
misura ambiente
Con la collaborazione del gruppo musicale Le loup garou e la produzione dell’etichetta partenopea Neapolitan Surfers, Lorenzo Scotto ha scelto, cantato e riarrangiato dieci tra le più belle canzoni di Tenco, registrando il tutto su un fedele Long Playing in vinile.
Dieci differenti copertine confezionano l’LP. Qui l’artista si è ispirato al repertorio fotografico di Tenco, ma anche ad alcune vecchie foto di album d’autore della canzone popolare italiana. Pozzuoli, location delle foto di copertina, diventa grazie agli scatti di Donatella di Cicco la Genova della fine anni ’60, dando vita così ad un autentico oggetto-disco che lega, per questa occasione, Scotto di Luzio a Tenco in un ponte tra passato e presente.
Qui e ora, Castel Sant’Elmo, Napoli

Elastici 2007
Plastilina in teca di Plexiglass
cm 30 x 30 x 30
L’opera riproduce con precisione oggetti banali, di comune uso quotidiano e prodotti in serie. Differentemente dai loro modelli, però, sono realizzati a mano e non hanno alcuna utilità, piuttosto fanno il verso alla realtà per contraddirne le regole, irriderne le ragioni d’ordine logico, il valore commerciale o la perizia nella realizzazione. Allestiti all’interno di teche di plexiglass, sembrano reperti di un immaginario mondo animato: oggetti sottratti a qualche personaggio in plastilina di un cartoon dimenticato.
Museo MADRE, Napoli

Senza titolo 2007
Ruota di bicicletta, cinghia, tinozza, grande soffietto
misura ambiente
L’installazione è una macchina improbabile, assemblata con pezzi di fortuna: una ruota di bicicletta, una cinghia, una tinozza e un grande soffietto che, cigolando, si allunga e si contrae liberando nell’aria anelli di fumo. Un marchingegno ironico e spietato nello stesso tempo, che dà vita a una serie di movimenti privi di finalità o utilità precise, salvo il fatto di immergere e levare dalla tinozza un’inerme personaggio di peluche blu. A parte tutto un filone di moderna mitologia legato a questi meccanismi bizzarri, a volte lugubri, spesso divertenti – nato a partire dal Grande Vetro di Marcel Duchamp (o La Mariée mise à nu par ses célibataires, même, 1915-23, Philadelphia, Museum of Art) e descritto da Harald Szeeman in Le macchine celibi [Electa, Milano 1989] – di fronte all’installazione di Scotto la memoria corre alle origini dei cartoni animati, ai loro marchingegni fantastici che facevano il verso alle catene di montaggio dell’industria moderna, ai personaggi nati dalla fantasia di Pat Sullivan, Jiri Trnka, Walt Disney e poi Mordillo o Franco Jacovitti, per fare alcuni nomi. Come nel lavoro dell’artista americano Mike Kelley, il modo infantile e adolescenziale, sia come immaginario sia come atteggiamento, è assunto da Scotto quale punto di vista e punto di partenza privilegiati per l’osservazione della realtà. Sospesa tra la tragicità della sua mancanza di senso e la comicità dell’azione, l’opera mette in scena un sardonico congegno dell’assurdo, che con il suo ritmo volutamente lento e sognate, impacciato e monotono, sembra da una parte lanciare un monito sulla realtà della vita contemporanea; dall’altra invita a lasciarsi andare, almeno per un momento, al gioco e all’invenzione, alla capacità dei bambini di entrare e uscire in ogni momento dal mondo dell’immaginazione._Nello specifico, l’opera traduce tridimensionalmente la sequenza d’apertura di Mondo fantastico (2004), un video animato disegnato a mano da Scotto e liberamente ispirato ai Quattro quartetti di T. S. Eliot (1935-42), dove compare un complesso macchinario ispirato alla tradizione degli illustratori d’inizio XX secolo. Entrambe le opere nascono in un clima di guerra: l’uno in concomitanza con la seconda guerra mondiale; l’altro con l’inizio della seconda guerra del Golfo. Differentemente dal messaggio mistico e spirituale che contraddistingue i quartetti eliotiani, l’artista sembra piuttosto contrapporre alla tensione tragica degli eventi, un’originaria vitalità capace di andare oltre la difficoltà o la negatività del presente e di continuare a sperare là dove la ragione dispera.
Museo MADRE, Napoli

Non credo che ci vogli granché per diventare un pagliaccio bugiardo 2007
Video
00:02:52
Con un esilarante coup de théâtre Scotto mette in atto in questo video le proprie intenzioni criminali. Interpretando un ruolo insieme comico e violento, si trasforma in un cecchino pronto a fare fuoco su un pupazzo di Babbo Natale scoperto ad arrampicarsi sulla finestra di un’abitazione per portare i suoi doni. Prende le vesti di un fantomatico vendicatore, impegnato a sconfessare la letizia bugiarda del buonismo natalizio. Con un ritmo progressivamente incalzante il racconto si snoda in poche, cadenzate sequenze per concludersi nella tragicomica scena di chiusura, che riprende la caduta della vittima, drammatizzandola attraverso un sapiente montaggio.
Museo MADRE, Napoli

Tableaux Vivant 2007
Video
00:09:00
ll video racconta un vero e proprio assalto al museo MADRE compiuto da un gruppo di uomini vestiti di nero e con il volto coperto da calze di nylon. La banda irrompe armata, sequestra i visitatori che visitano le sale del primo piano e, dopo averli picchiati, legati e rinchiusi, li giustizia senza pietà nelle sale al pianterreno. L’artista mette in scena sequenze da cronaca nera, quelle che riempiono i telegiornali e i dibattiti televisivi di prima serata, trasportandole negli ambienti puliti e ovattati di un museo d’arte contemporanea.
Scotto di Luzio si confronta con la rappresentazione della violenza. Una violenza senza motivi e senza fini, animata solo dallo sprezzo per la vita altrui, la cui assurdità morale trova, infine, esito nel suono ottuso di quel fucile giocattolo, che sopprime una dopo l’altra le sue vittime: unica nota acustica di un gioco spietato e sarcastico, che nella scena finale cita opere della storia dell’arte come Fucilazioni del 3 Maggio di Francisco Goya (1814, Madrid, Museo Nacional del Prado), ripreso da Pablo Picasso in Massacro in corea (1951, Parigi, Musée Picasso), e Fucilazione dell’Imperatore Massimiliano di Eduard Manet (1868, Mannheim, Kunsthalle), «ricostruita da Degas e fonte di ispirazione per diversi dipinti di Jasper Johns» [Mario Codognato, in cat. mostra, Electa, Milano 2007]. Un gioco che ha il fascino ipnotico della brutalità, quello stesso che costringe lo spettatore occasionale a fermarsi per guardare lo spettacolo della morte, trasformandosi in sadico voyeur Davanti al dolore degli altri, come scrive Susan Sontag in un suo saggio recente [Mondadori, Milano 2006], in cui parla del ruolo giocato da celebri foto di cronaca e di guerra nella costruzione del senso collettivo. L’artista rompe la barriera tra la realtà, il caos della strada e l’arte, restituendo quest’ultima alla violenza del quotidiano. L’effetto straniante che contraddistingue il lavoro è prodotto da un insieme di elementi: la contrapposizione tra il tumulto della colluttazione e il silenzio del video; il cortocircuito tra il tempo veloce dell’azione e l’atemporalità del luogo in cui questa si consuma (associato in genere a una situazione di calma e rilassata contemplazione). Ed è, in particolare, rafforzato dalle sequenza “bloccate”, che intervallano la progressione dell’azione fino al suo apice attraverso il semplice immobilizzarsi sul posto degli attori, mentre la macchina da presa continua a filmare, rivelando l’ordine tridimensionale, scultoreo, dello spazio e la plasticità dei corpi. Da un punto di vista linguistico ed espressivo questi “quadri viventi” (tableaux vivant) dove l’azione è sospesa nel suo farsi e proiettata nel tempo lungo della pittura o della fotografia, sono l’elemento forte e originale dell’opera, perché – ancor più di un fermo-immagine o di un rallentie cinematografico – mostra la violenza per quello che è: l’impeto raggelato di un’energia distruttiva che, prima ancora che fisica e diretta all’annullamento del corpo, è mentale e pulsionale. Tanto più che i colpi inferti dalle armi giocattolo non producono ferite né sangue.
Museo MADRE, Napoli
































