Maurizio Borzì
Database Opere
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La Fontana dei Miracoli, 2000
Il progetto di questo lavoro è partito nella città di Como, l’idea era quella di lavorare su due oggetti che nella fattispecie erano una fontana e una bottiglia. L’intervento si doveva svolgere all’interno di una chiesa, non più attiva, di frati francescani. Inizialmente mi sono interessato alla storia di questo luogo, dopo una serie di ricerche mi sono reso conto che volevo lavorare unicamente su questo spazio, partendo proprio dalla chiesa come luogo sacro. Sulla storia di questa chiesa ho inventato una storia fittizia, che coincideva assolutamente con gli eventi storici realmente accaduti. Quindi ho redatto un testo che sottoforma di racconto narrava i vari avvenimenti che si sono succeduti nel corso degli anni partendo dall’anno di edificazione.
Non esistono fonti sicure che accertino l’anno di edificazione della chiesa di S. Francesco, si presume che tra il 1228 e il 1259, Umberto Da Sala vescovo di Como consacrò la chiesa, senza produzione alcuna di documenti relativi. Soggiunse nel1419 circa, nel punto in cui ora si trova la Fonte dei Miracoli, una inarrestabile fuoriuscita d’acqua, inizialmente si pensò ad un canale molto stretto che conduceva al lago, successivamente a numerosi scavi ci si rese conto che non vi erano condutture e si pensò al miracolo. Lo stesso anno fu richiesta per volere del Papa Martino V la costruzione di una fonte.Da allora la chiesa dei miracoli diventò luogo di pellegrinaggio, che cessò improvvisamente con la sconsacrazione della chiesa nel 1820. Da allora l’acqua della fonte cessò di scorrere.
Quindi ho inventato l’Associazione Amici delle Acque di Como, che si dovevano occupare della pubblica inaugurazione della reliquia risalente al 24 Luglio 1820, data dell’effettiva inaugurazione della mostra, creando un volantino ufficiale, che ho distribuito attraverso l’Ufficio del Turismo e bar pubblici in tutta la città. Poi mi sono recato presso le sedi dei 2 quotidiani locali ( La Provincia e Il Corriere) chiedendogli di pubblicarmi un articolo che avesse come frontespizio Storia della Fontana Dei Miracoli e che non lasciasse minimamente sottintendere che si trattava dell’opera di un artista, con un immagine relativa alla collocazione attuale della reliquia. Il Lavoro in se consisteva nel radunare più persone possibili per questo evento, all’ingresso della chiesa ho messo dei volantini con la storia e le relative immagini della chiesa, e nello stesso punto in cui descrivevo la fuoriuscita d’acqua ho collocato un piedistallo, aperto dall’alto, attorno un cordoncino rosso da museo e una persona addetta alla tutela con un cartellino Associazione Amici delle Acque di Como, quindi fino alla fine si immaginava di assistere ad una reliquia, ma all’interno ho ricostruito in scala l’interno della chiesa con una piccola fontana collocata nello stesso punto e tre persone che guardavano dentro, così da compire lo stesso gesto che gli spettatori stavano facendo e una quarta persona che rivolgeva lo sguardo verso l’alto così da indurre ulteriormente lo spettatore in questo gesto. Il fine di questo lavoro era quello di creare un evento e documentarlo nello stesso tempo, attraverso un espediente comportamentale, con un mezzo non tecnologico. -

La Fontana dei Miracoli, 2000
Il progetto di questo lavoro è partito nella città di Como, l’idea era quella di lavorare su due oggetti che nella fattispecie erano una fontana e una bottiglia. L’intervento si doveva svolgere all’interno di una chiesa, non più attiva, di frati francescani. Inizialmente mi sono interessato alla storia di questo luogo, dopo una serie di ricerche mi sono reso conto che volevo lavorare unicamente su questo spazio, partendo proprio dalla chiesa come luogo sacro. Sulla storia di questa chiesa ho inventato una storia fittizia, che coincideva assolutamente con gli eventi storici realmente accaduti. Quindi ho redatto un testo che sottoforma di racconto narrava i vari avvenimenti che si sono succeduti nel corso degli anni partendo dall’anno di edificazione.
Non esistono fonti sicure che accertino l’anno di edificazione della chiesa di S. Francesco, si presume che tra il 1228 e il 1259, Umberto Da Sala vescovo di Como consacrò la chiesa, senza produzione alcuna di documenti relativi. Soggiunse nel1419 circa, nel punto in cui ora si trova la Fonte dei Miracoli, una inarrestabile fuoriuscita d’acqua, inizialmente si pensò ad un canale molto stretto che conduceva al lago, successivamente a numerosi scavi ci si rese conto che non vi erano condutture e si pensò al miracolo. Lo stesso anno fu richiesta per volere del Papa Martino V la costruzione di una fonte.Da allora la chiesa dei miracoli diventò luogo di pellegrinaggio, che cessò improvvisamente con la sconsacrazione della chiesa nel 1820. Da allora l’acqua della fonte cessò di scorrere.
Quindi ho inventato l’Associazione Amici delle Acque di Como, che si dovevano occupare della pubblica inaugurazione della reliquia risalente al 24 Luglio 1820, data dell’effettiva inaugurazione della mostra, creando un volantino ufficiale, che ho distribuito attraverso l’Ufficio del Turismo e bar pubblici in tutta la città. Poi mi sono recato presso le sedi dei 2 quotidiani locali ( La Provincia e Il Corriere) chiedendogli di pubblicarmi un articolo che avesse come frontespizio Storia della Fontana Dei Miracoli e che non lasciasse minimamente sottintendere che si trattava dell’opera di un artista, con un immagine relativa alla collocazione attuale della reliquia. Il Lavoro in se consisteva nel radunare più persone possibili per questo evento, all’ingresso della chiesa ho messo dei volantini con la storia e le relative immagini della chiesa, e nello stesso punto in cui descrivevo la fuoriuscita d’acqua ho collocato un piedistallo, aperto dall’alto, attorno un cordoncino rosso da museo e una persona addetta alla tutela con un cartellino Associazione Amici delle Acque di Como, quindi fino alla fine si immaginava di assistere ad una reliquia, ma all’interno ho ricostruito in scala l’interno della chiesa con una piccola fontana collocata nello stesso punto e tre persone che guardavano dentro, così da compire lo stesso gesto che gli spettatori stavano facendo e una quarta persona che rivolgeva lo sguardo verso l’alto così da indurre ulteriormente lo spettatore in questo gesto. Il fine di questo lavoro era quello di creare un evento e documentarlo nello stesso tempo, attraverso un espediente comportamentale, con un mezzo non tecnologico. -

Un esperienza insolita, 2002
Generalmente quando la gente va al parco, lo fa con il tentativo di rilassarsi, di trovare un contatto con la natura, e di isolarsi dal tam tam quotidiano. L’idea che in questo luogo possa accadere qualcosa di fantastico, o che possano avere un esperienza insolita, il motivo che mi ha spinto a fare questo lavoro. Si tratta di una storia d’amore, fra la natura e il passante, che attraverso uno stratagemma si manifesta.
Sono partito dallo spazio naturale, e dalle relazioni che gli abitanti hanno con questo luogo. Delineando una massima, sopra descritta, ho cercato di instaurare un dialogo psicologico, fra l’ambiente e il visitatore. Il lavoro consiste nel collocare lungo il tragitto usuale, dei cartelli, con su scritte delle frasi, e interrogativi, che non si sa da dove possano provenire, e chi mai le abbia potute collocare in questo luogo, ma che sono rivolte direttamente a colui che le legge; a questo punto si instaura un contatto verbale, fra l’ambiente, come dotato di un intelligenza, e il passante.
Le frasi dicono:
Vorrei tanto che mi ascoltassi, ho paura delle volte che se qualcuno mi vedesse, non capirebbe perché mi trovo in questo posto, ad ogni passo sento il tuo rumore, e vorrei tanto che tu mi ascoltassi!
Oppure,
Perché non provi a dimenticare l’inizio? In fin dei conti sei venuto per stare con me.
Un’altra _ :
Fra tutte le persone che ho accolto, mai nessuno si _ occupato di me, tu sei il primo che ascolta le mie parole, e l’unico a cui sveler_ il mio pi_ grande segreto.
Quest’ultima frase continua con uno scritto illeggibile, perché qualcuno o il tempo lo ha in parte cancellato, quindi lo spettatore, si trover_ a fare una grande fatica per comprendere queste parole, che rivelano qualcosa di estremamente prezioso.
Il fine di questo lavoro _ quello di fare vivere al visitatore a pieno il suo contatto con la natura, attraverso uno stratagemma che lo coinvolga anche psicologicamente, e anche quello di dare al parco un ruolo da protagonista.



