Martina Della Valle
Database Opere
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Tracce, 2003
Emulsione liquida ai sali d’argento su oggetti domestici (tavolo, sedia, libro, cassetti, specchio, cuscino)ingombro complessivo cm 350 x 350Installazione composta di sei elementi. La casa e gli oggetti domestici rappresentano il teatro della nostra vita e della nostra esperienza più intima. La casa come luogo fisico e mentale; punto d’incontro con noi stessi. Luogo in cui confluiscono, si stratificano, sensazioni ed immagini che rappresentano il nostro quotidiano. Immagini mentali, sentimenti, che si sovrappongono sulla superficie degli oggetti e del luogo.
Ri-conoscere il legame e il significato degli oggetti, le sensazioni. Rendere visibili, evidenziare, fermare e imprimere le immagini che abbiamo riscoperto. -

Ombra #1, 2004
Stampa encad su cartongesso mm13cm 170 x 90L’intento del lavoro è quello di operare all’interno del luogo, nato come abitazione, riportando alla luce lievi frammenti della sua storia quotidiana. Sono così le pareti, la sua pelle, a raccontare piccole storie attraverso le ombre di ciò che poteva animare il luogo, che potrebbe essere lì o che potrà esserci di nuovo.
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Ombra #4, 2004
Stampa encad su cartongesso mm13cm 70 x 105 (35 + 50 +30)L’intento del lavoro è quello di operare all’interno del luogo, nato come abitazione, riportando alla luce lievi frammenti della sua storia quotidiana. Sono così le pareti, la sua pelle, a raccontare piccole storie attraverso le ombre di ciò che poteva animare il luogo, che potrebbe essere lì o che potrà esserci di nuovo.
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Ombre, 2004
Stampa encad su cartongesso mm13cm 100 x 130; cm 100 x 80L’intento del lavoro è quello di operare all’interno del luogo, nato come abitazione, riportando alla luce lievi frammenti della sua storia quotidiana. Sono così le pareti, la sua pelle, a raccontare piccole storie attraverso le ombre di ciò che poteva animare il luogo, che potrebbe essere lì o che potrà esserci di nuovo.
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Framed Memories #2, 2009-2010
Fotografie vintage, cornice nera, passepartout, timbro in ceraIIl progetto nasce dal desiderio di conservare una piccola raccola di fotografie private di famiglia ritrovata abondante in un mercato.
L’intento è di presevare il significato e il valore delle immagini, nascondendole indelebilmente all’interno della cornice sigillata sul retro, per salvaguardare le storie narrare e custodirne la loro carica evocativa.
Solo piccoli dettagli si lasciano intravedere attraverso il passepartout, stimolano l’osservatore a ricercare un contesto, a dare un nuovo significato e a far nascere una storia filtrata dalla sua propria esperienza. -

Framed Memories #1, 2009-2010
Fotografie vintage, cornice nera, passepartout, timbro in ceraIl progetto nasce dal desiderio di conservare una piccola raccola di fotografie private di famiglia ritrovata abondante in un mercato.
L’intento è di presevare il significato e il valore delle immagini, nascondendole indelebilmente all’interno della cornice sigillata sul retro, per salvaguardare le storie narrare e custodirne la loro carica evocativa.
Solo piccoli dettagli si lasciano intravedere attraverso il passepartout, stimolano l’osservatore a ricercare un contesto, a dare un nuovo significato e a far nascere una storia filtrata dalla sua propria esperienza. -

1952-53, 2011
Confezione di pellicola Ferrania, contenitore di lattamisura ambienteIl progetto “1952-53” nasce, come in altri casi della mia
ricerca, dalla fascinazione dovuta al ritrovamento di un oggetto del passato, appartenuto a qualcuno di sconosciuto, di cui si ignorano la storia e l’identità.
Configurandosi come sviluppo della precedente serie “Framed
Memories”, realizzato a partire da foto trovate in Germania,
Giappone e poi in Italia (si veda: FM#1-Berlin, FM#2-Onomichi e
FM#3-Firenze in fase di sviluppo), “1952-53” riflette sul valore
della memoria fotografica, sul confine tra privato e collettivo,
tra ciò che viene svelato e ciò che rimane intimamente protetto. Come già “Framed Memories” il progetto ha l’intento di conservare e archiviare fotograficamente, mostrando ma senza far perdere l’intimità delle cose.
Una piccola confezione di pellicola fotografica Ferrania trovata
abbandonata, qualcosa di cui il proprietario ha voluto o dovuto
liberarsi, racchiude in sé uno spaccato di vita quotidiana,
accuratamente ritratta e meticolosamente catalogata dall’autore che noi identifichiamo solamente come “io” nelle didascalie. Un piccolo contenitore di latta denso di storia e dal forte potere evocativo, che custodisce i frammenti di due o più anni di vita su 10 metri di pellicola.
Il contenitore rimane chiuso e le immagini non stampate.
Soggetto dell’opera è lo stesso supporto fotografico inalterato; un generatore di immagini in potenza. Attraverso le didascalie scritte a mano dall’autore degli scatti, l’osservatore può rivivere l’esperienza del ritrovamento, lasciandosi affascinare dall’oggetto e ricreando le immagini che non vede. -

1952-53, 2011
Confezione di pellicola Ferrania, contenitore di lattamisura ambienteIl progetto “1952-53” nasce, come in altri casi della mia
ricerca, dalla fascinazione dovuta al ritrovamento di un oggetto del passato, appartenuto a qualcuno di sconosciuto, di cui si ignorano la storia e l’identità.
Configurandosi come sviluppo della precedente serie “Framed
Memories”, realizzato a partire da foto trovate in Germania,
Giappone e poi in Italia (si veda: FM#1-Berlin, FM#2-Onomichi e
FM#3-Firenze in fase di sviluppo), “1952-53” riflette sul valore
della memoria fotografica, sul confine tra privato e collettivo,
tra ciò che viene svelato e ciò che rimane intimamente protetto. Come già “Framed Memories” il progetto ha l’intento di conservare e archiviare fotograficamente, mostrando ma senza far perdere intimità delle cose.
Una piccola confezione di pellicola fotografica Ferrania trovata
abbandonata, qualcosa di cui il proprietario ha voluto o dovuto
liberarsi, racchiude in sé uno spaccato di vita quotidiana,
accuratamente ritratta e meticolosamente catalogata dall’autore che noi identifichiamo solamente come “io” nelle didascalie. Un piccolo contenitore di latta denso di storia e dal forte potere evocativo, che custodisce i frammenti di due o più anni di vita su 10 metri di pellicola.
Il contenitore rimane chiuso e le immagini non stampate.
Soggetto dell’opera è lo stesso supporto fotografico inalterato; un generatore di immagini in potenza. Attraverso le didascalie scritte a mano dall’autore degli scatti, l’osservatore può rivivere l’esperienza del ritrovamento, lasciandosi affascinare dall’oggetto e ricreando le immagini che non vede. -
Un’ultima cena, 2005
cm 40 x 40 ciascuna; dimensioni totali cm 200 x 80Da una serie di 6 immagini.



























